Da Pfizer l’ultima picconata al regime Covid. E ora si arrampicano sugli specchi

Definitiva smentita dell’assunto su cui si sono basati obblighi, divieti e restrizioni. Crollata l’impalcatura ideologica del Green Pass. E se già si sapeva, perché si è insistito?

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A Roma si è svolto il summit mondiale per la salute mentale. Ad aprire i lavori ci ha pensato il ministro ancora in carica. Roberto Speranza, oltre a fare gli onori di casa, ha pure ricordato lapalissianamente che “non c’è salute senza salute mentale”. 

Per la prima volta, si potrebbe concordare con lui se non fosse che questa affermazione è in stridente contraddizione con le misure assunte dal governo italiano nel lungo biennio pandemico.

L’ammissione di Pfizer

A maggior ragione dopo aver ascoltato l’audizione di Janine Small, presidente dei mercati internazionali della Pfizer, che ha risposto alle domande dei deputati in sostituzione di Albert Bourla, il ceo della stessa casa farmaceutica.

In particolare, l’eurodeputato olandese Rob Roos le ha chiesto se fossero stati effettuati degli esperimenti sull’efficacia del siero nel bloccare la trasmissione del virus. Con un sorriso tra il candido e il sardonico, la Small ha risposto negativamente: “Non abbiamo avuto tempo, dovevamo muoverci alla velocità della scienza per capire cosa stava succedendo”.

Ora, a parte l’inciampo logico, “la velocità della scienza” non può certo contingentare i tempi eliminando i test, quello che emerge da questa dichiarazione è la sostanziale smentita dell’assunto su cui si sono basati obblighi, divieti e restrizioni.

Peraltro, con tutto il rispetto della Small, è stata proprio la prassi a fornire un’indicazione chiara: le dosi, pure multiple, non fermano il contagio. Quindi, siamo davanti al più classico segreto di Pulcinella. Non vale neppure la pena ricordare casi famosi come quello del professor Burioni, positivo dopo la quarta iniezione, o dello stesso Bourla, perché, nella cerchia degli amici o dei familiari, i casi di infezioni post inoculazioni sono ormai innumerevoli e conclamati.

Ora, non è nemmeno in discussione in questa sede l’utilità dell’immunizzazione. Anche se l’informazione a senso unico andrebbe controbilanciata con quanto sostiene un’altra parte della comunità scientifica circa le precauzioni da usare almeno nei confronti delle fasce più giovani. Alcuni Paesi, come la Florida o la Danimarca, sconsigliano addirittura il vaccino per gli under 40 (in particolare, se ripetute a breve distanza di tempo), da noi imposte con l’obbligo surrettizio.

Crolla l’impalcatura del Green Pass

Il punto è un altro e riguarda due aspetti: quello politico e quello comunicativo. Da un lato, crolla inesorabilmente l’impalcatura ideologica che ha retto misure come il Green Pass. Se non si blocca la trasmissione, non c’è alcuna “garanzia di ritrovarsi tra persone non contagiate o non contagiose” (come Draghi dixit).

Insomma, anche se ci si immunizza, ci si può ammalare (magari in maniera più lieve come sostengono alcuni) e comunque contagiare. Ergo, una misura come la carta verde, già di per sé coercitiva e discriminatoria, risulta ancor più assurda e liberticida.

È servita solo a polarizzare la società, a suddividerla in buoni e cattivi, ubbidienti e renitenti, diffondendo un insopportabile clima di sospetto e spargendo astio in quantità industriali.

A questo ha contribuito anche una comunicazione martellante e paranoide che ha declinato concetti stucchevoli di cui si sta dimostrando tutta l’inconsistenza. “Lo faccio per me e per gli altri” era il mantra di questo grottesco catechismo sanitario elargito a reti unificate da esperti, politici, influencer.

Guai a sgarrare, guai a mostrarsi dubbiosi, guai a sollevare il dito per obiettare qualcosa, nella migliore delle ipotesi si veniva trattati da untori e nella peggiore addirittura da criminali.

Ora si arrampicano sugli specchi

Per cui, risultano particolarmente fastidiose le affermazioni di tanti che, in queste ore, provano ad arrampicarsi sugli specchi, a minimizzare o addirittura a negare la realtà (chi di negazionismo ferisce etc. etc.).

A nulla vale giustificarsi con le varianti perché la Small è stata più che precisa: ha detto che questi test non sono mai stati effettuati per accelerare i tempi. Così come risuona irritante la fatidica frase: “Già si sapeva”. E allora, se si era a conoscenza di questi dati, perché si è insistito su misure estreme come il lasciapassare?

Perché milioni di persone sono state allontanate dai luoghi di lavoro o gli è stata impedita la socialità?Perché i cittadini dubbiosi o scettici sono stati costretti a recarsi presso uno degli hub allestiti dal generale Figliuolo anche contro la loro volontà? Perché si è inciso pesantemente sui diritti individuali e sulla salute mentale oggi cara al ministro?

È stato democratico o liberale tutto questo? E, soprattutto, a cosa è servito visto che poi il virus è comunque circolato? Tutte quelle favolette piuttosto banalotte sui “nipoti che infettano i nonni”, gli “irresponsabili che vanno all’estero in vacanza”, “i runners che diffondono la malattia”, rappresentano una ferita ancora aperta per questo Paese.

Il premio Nobel, George Bernard Shaw, sosteneva che la verità ha un carattere di comicità. Nel nostro caso, però, temo che non ci sia proprio nulla da ridere.

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