Fine pandemia, ma non può significare congiura del silenzio sulla gestione

Il controllo sul potere imprescindibile in democrazia, anche a costo di provocare sfiducia. Il long Covid psicologico e i ritardi della Commissione d’inchiesta

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Oltre ai disastri sul piano politico e sanitario, la gestione dell’epidemia ha provocato delle indubbie conseguenze negative su quello delle relazioni umane. Seppur con ritardo, anche questo aspetto sta emergendo nella rilettura critica degli ultimi tre anni.

Sacrificati lo studio e le relazioni

Infatti, qualche giorno fa sul Corriere della Sera, il filosofo Maurizio Ferraris ha descritto questa pesante realtà ereditata dal Covid parlando di “relazioni interpersonali che, in moltissimi casi, sono state trasformate, spesso spezzate, da una alterazione della vita che non era stata messa in conto”.

A questo proposito, Ferraris ha messo in evidenza come “l’enorme long Covid psicologico ha investito i bambini e gli adolescenti, alle prese con due anni di insegnamento a distanza”.

Insomma, cade un altro totem dell’epoca pandemica che, soprattutto al meridione, ha aggravato il fenomeno assai negativo della dispersione scolastica, oltre ad aver creato sperequazioni tra gli studenti a cui le famiglie potevano fornire gli strumenti tecnologici per seguire le lezioni a distanza e quelle che invece non avevano mezzi sufficienti. Per cui, tra i tanti diritti sacrificati sull’altare sanitario c’è stato sicuramente quello fondamentale allo studio.

A questo, il filosofo torinese aggiunge altre situazioni compromesse da mesi di isolamento e restrizioni: “la vita intima, le relazioni, la convivenza in coppia o in famiglia, le prospettive esistenziali dei singoli in quanto collegati con la vita di relazione”.

Il ritardo della Commissione d’inchiesta

In poche parole, siamo al cospetto di un disastro di considerevoli proporzioni che meriterebbe un maggiore e costante approfondimento. Se le vite comuni sono state stravolte, il minimo lavoro da svolgere sarebbe quello di indagare a tutti i livelli sulla proporzionalità, necessità e adeguatezza della normativa pandemica.

Questo è il compito principale che bisognerebbe affidare alla nascente Commissione d’inchiesta parlamentare, bloccata al momento dall’ostruzionismo delle opposizioni. La discussione degli oltre cento emendamenti presentati prosegue in maniera assai lenta e il lavoro della Commissione Affari sociali della Camera ne risente con inevitabili ricadute sulla possibilità di approvare nel breve periodo la legge istitutiva della Commissione d’inchiesta.

Processo a Conte?

Peraltro, le scaramucce tra maggioranza e opposizione alimentano le consuete diatribe via social. La senatrice pentastellata Baldino ha scritto sulle sue pagine che “il vero scopo della maggioranza è usare questa Commissione per fare un processo politico a Giuseppe Conte e al suo governo che fronteggiò a mani nude la pandemia”.

Ora, al di là della metafora trita e ritrita delle mani nude, bisognerebbe ricordare alla senatrice che fu lo stesso Conte a rassicurare tutti gli italiani durante un intervento dalla Gruber, spiegando che l’Italia aveva adottato tutte le misure necessarie per prevenire il virus venuto dalla Cina. Eravamo alla fine di gennaio 2020 e sappiamo bene come sono poi andate le cose.

Chi ha delegittimato cosa

Così come conosciamo alla perfezione le misure estreme adottate nella “cieca disperazione” (Ricciardi dixit) del momento per fronteggiare l’epidemia. La realtà è un po’ diversa rispetto a quella rappresentata dalla Baldino. In Italia, tranne in rari casi, si evita accuratamente l’autocritica. Ancora la narrazione prevalente non riesce a distaccarsi dalle formulette pandemiche.

Secondo La Stampa, il problema è proprio rappresentato dalla contro-narrazione che insinua dubbi e crea scetticismo nell’opinione pubblica. Infatti, a detta del quotidiano torinese, il clima nel nostro Paese non sarebbe propizio per prepararsi all’arrivo di nuove minacce pandemiche: “La delegittimazione della task force e di singole personalità impegnate nella lotta la virus, insieme ai veleni dell’inchiesta della Procura di Bergamo, hanno ingenerato sfiducia nelle istituzioni e nella stessa comunità scientifica”.

Quindi, siamo al mondo alla rovescia. Non sono state le contradditorie o talvolta assurde esternazioni dei tanti esperti mediaticamente esposti a rendere le persone giustamente diffidenti. E nemmeno c’entra il famoso mantra draghiano sul Green Pass quale “garanzia di ritrovarsi tra persone non contagiate e non contagiose” col fatto che tanta gente ha aperto gli occhi e non ha più accettato di buon grado i dogmi sanitari.

No, la colpa di tutto ciò è di chi ha continuato a esercitare il pensiero critico senza omologarsi alle dottrine sanitarie declinate come precetti religiosi. Allora, il cortocircuito sta proprio qui. Perfino l’inchiesta della Procura di Bergamo diventa velenosa per il quotidiano diretto da Massimo Giannini. Figuriamoci la Commissione d’inchiesta che si presta alle schermaglie parlamentari e alle sterili polemiche politiche.

Game over

In queste ore, l’Oms ha dichiarato la fine della pandemia, decretando che non si tratta più di un’emergenza globale. Questo non può significare che sulle tanti ed evidenti storture dell’ultimo triennio si abbatta la congiura del silenzio.

Il controllo sul potere è una prerogativa imprescindibile dello Stato moderno e liberale. Anche a costo che questo provochi sfiducia quando a posteriori alcuni decisioni appaiono illogiche, sproporzionate o censurabili. È la democrazia, bellezza.

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