Il governo respinga la menzogna alla radice: non c’è genocidio a Gaza

L'assurda accusa di "concorso in genocidio" e la debole difesa di Giorgia Meloni: il fatto non sussiste. Ecco perché non si possono mettere sullo stesso piano le condotte di Israele e di Hamas

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L’altra sera, a Porta a Porta, la premier Giorgia Meloni ha rivelato al pubblico di essere stata “denunciata alla Corte penale internazionale per concorso in genocidio“, insieme ai ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto, nonché all’ad di Leonardo Roberto Cingolani: “Credo che non esista un altro caso al mondo e nella storia di una denuncia del genere”.

No, non esiste. Ma proprio per questo è da tempo che su Atlantico Quotidiano suggeriamo al governo di uscire dal trattato istitutivo della Corte penale internazionale e seguire la strada di Donald Trump nel sanzionare i suoi membri.

Giorgia Meloni da Vespa è stata come sempre efficacissima nel difendersi dall’accusa assurda di concorso in genocidio e nel denunciare la irresponsabilità di un pezzo di opposizione e di classe dirigente. Eppure, proprio in quella difesa c’è il problema che abbiamo più volte sollevato, su queste pagine e a Red Pill.

L’Italia non ha autorizzato nuovi invii di armi a Israele dopo il 7 ottobre, siamo fra le nazioni europee che hanno avuto la posizione più rigida. La Francia ha fatto questa scelta un
anno dopo di noi, la Germania questo agosto, la Gran Bretagna ha bloccato 30 forniture su 350. Noi abbiamo tenuto la posizione più rigida e veniamo accusati di cose che non abbiamo fatto con toni surreali da chi ha responsabilità di classe dirigente in questa nazione.

Né genocidio né massacro

Forte e determinata, come sa essere, nello sguardo, nella voce, nei gesti, ma debole negli argomenti. Invece di difendersi da quella accusa infame ricordando come l’Italia abbia sospeso la fornitura di armi a Israele e abbia assunto una tra le posizioni più rigide in Europa, la premier Meloni e il suo governo dovrebbero contestare la menzogna alla radice: non c’è alcun genocidio a Gaza, quindi nessuna complicità. Non una assoluzione “per non aver commesso il fatto”, ma perché “il fatto non sussiste”.

Nessun genocidio, ma nemmeno un massacro. “Massacro” infatti è un termine che implica una deliberata volontà di uccidere un gran numero di innocenti. Questo è ciò che è accaduto il 7 ottobre, un massacro dal carattere genocidario, ovvero intenzionale e pianificato.

Nessuna equivalenza

A Gaza sappiamo che ci sono molte vittime civili, ma sono vittime di guerra. Non possiamo sapere con certezza quante, perché gli unici dati arrivano da Hamas, una spietata organizzazione terroristica che nemmeno distingue tra civili e combattenti, usa i civili come scudi umani e ritiene il sacrificio della popolazione palestinese funzionale alla sua propaganda e ai suoi obiettivi di guerra.

Sappiamo che Israele, al contrario, fa di tutto per ridurre al minimo le vittime civili, avvertendo in anticipo la popolazione delle aree che verranno colpite dai suoi raid e organizzando non solo l’evacuazione dei civili, un preciso obbligo in capo alle forze belligeranti secondo le leggi di guerra, ma anche la consegna degli aiuti umanitari (mentre quelli Onu vengono sequestrati da Hamas).

Dunque, non si possono mettere sullo stesso piano le vittime del 7 Ottobre e le morti inevitabili di una guerra che si svolge in un contesto urbano densamente popolato, contro un gruppo terroristico che usa i suoi civili come scudi umani; non si possono mettere sullo stesso piano le condotte di Israele e di Hamas.

Il principio di proporzionalità in guerra, citato a sproposito, non può riferirsi alla conta complessiva dei morti, arrivando al paradosso che i vincitori dovrebbero contare un numero pari o superiore agli sconfitti di vittime civili per non venire accusati di “genocidio”.

Per questo il governo e il centrodestra non dovrebbero mai accettare un terreno di discussione in cui sia dato per acquisito che a Gaza sia in corso un genocidio o un massacro indiscriminato e deliberato di civili.

Un clima infame

Ha ragione la premier quando denuncia “un clima che si sta imbarbarendo parecchio”, di cui è responsabile “chi dice che io e il mio governo abbiamo le mani sporche di sangue“. E aggiunge di “non contare più le minacce di morte”.

Il ragionamento è chiaro: quando i principali partiti della sinistra e parte della classe dirigente del Paese rivolge queste accuse per pura propaganda, ben sapendo che sono false, il rischio è che parte dell’opinione pubblica ci creda e che qualcuno passi dalle parole ai fatti.

Riguardo alle manifestazioni pro-Flotilla e pro-Hamas di questi giorni, Meloni ha parlato di “violenze preordinate”, e osservato che “quando si consente a chi inneggia al terrorismo di Hamas di stare in testa al corteo forse la tesi dei semplici infiltrati è un po’ riduttiva”.

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