
Da qualche tempo circola, negli ambienti dell’estrema sinistra italiana, un documento pubblicato sul sito di riferimento, in continuo aggiornamento, che non può essere definito in modo diverso da ciò che è: una lista di proscrizione. A redigerla è il Nuovo Partito Comunista Italiano, che la presenta come un’analisi politica ma che di fatto è un dossier ideologico costruito per marchiare persone e metterle alla gogna pubblica.
Il documento
In questa lista compaiono nomi eterogenei: giornalisti, politici, dirigenti statali, professionisti, accademici e persino militari. Tra loro ci sono anche due colleghe: Eugenia Roccella ed Ester Mieli. Il fatto che giornalisti vengano inseriti in un elenco del genere, accusate sulla base di pure categorie ideologiche, è già di per sé un segnale inquietante.
Ma la gravità non si esaurisce qui. L’intero documento si fonda su una premessa che merita di essere riportata perché rivela, più di qualsiasi commento, il clima mentale di chi lo produce. Secondo gli estensori, esisterebbero:
- un presunto “Stato sionista”, descritto come un apparato istituzionale che “occupa la Palestina dal 1948”;
- una presunta “Entità sionista”, intesa come una rete planetaria di imprenditori, banche, intellettuali, giornalisti, politici, dirigenti, professionisti e militari che, nella loro ricostruzione, agirebbe in modo occulto per sostenere Israele nei “Paesi imperialisti”.
Metodo intimidatorio
Si tratta di un impianto retorico che ricalca i peggiori stereotipi complottisti del Novecento. E, cosa ancora più pericolosa, viene usato come base per schedare cittadini italiani, con nomi e cognomi.
Non siamo davanti a un’opinione, ma a un metodo. E il metodo è intimidatorio. Per gli autori della lista, chiunque esprima posizioni favorevoli allo Stato d’Israele, o semplicemente non ostili, rientrerebbe automaticamente in questa “entità” globale.
E così, nello stesso calderone, finiscono parlamentari, giornalisti come Roccella e Mieli, amministratori pubblici, analisti, docenti universitari e personale delle forze armate. Una costruzione ideologica che non contesta le idee, ma colpisce le persone.
Il dato più allarmante? Questa lista non è un episodio isolato: viene aggiornata periodicamente, quasi fosse un registro clandestino dei “sospetti”. Circola liberamente in rete, senza alcuna conseguenza. Viene trattata da alcuni come un documento politico, quando in realtà è una forma di persecuzione.
L’Associazione Giornaliste Italiane ha espresso solidarietà a tutte le persone coinvolte, denunciando apertamente una deriva che ricorda pratiche che l’Europa dovrebbe aver sepolto da decenni. E hanno ragione.
Perché qui non è in discussione la geopolitica. E non è in discussione Israele. Qui è in discussione la democrazia italiana. “Schedare” cittadini sulla base di presunte appartenenze geopolitiche, indicare giornalisti come “nemici” o insinuare che funzionari pubblici e militari rispondano a poteri stranieri significa minare la fiducia nelle istituzioni e nel Paese stesso.
Eugenia Roccella, Ester Mieli e tutti gli altri non devono essere difesi per ciò che pensano, ma per il principio che li riguarda: nessun professionista, nessun cittadino, nessun giornalista può essere inserito in una lista politica di sospetti. Mai.
La storia insegna che le liste di proscrizione non sono mai finite bene. E ignorarle significa spianare la strada alle prossime. La domanda, ora, è semplice: quanto ancora vogliamo tollerare tutto questo silenzio?
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