L’abbraccio Pd–5 Stelle in Toscana: vittoria di facciata, resa strategica

Nel tentativo di blindare la Regione, il Pd ha stretto un patto che potrebbe rafforzare Conte più di quanto rafforzi se stesso. E il conto potrebbe arrivare ben prima delle politiche

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La Toscana sarà il banco di prova dell’alleanza più controversa della stagione politica. Il via libera della base pentastellata a sostenere un Giani bis ha sbloccato il “campo largo” tanto voluto da Elly Schlein, ma il prezzo politico pagato dal Partito Democratico rischia di essere più alto di quanto appaia oggi.

Un sì tiepido, un segnale chiaro

Su 2.568 iscritti, solo il 49 per cento ha partecipato alla consultazione interna. Il 60 per cento dei votanti ha detto sì all’accordo con il Pd e alla ricandidatura di Eugenio Giani; un 40 per cento si è espresso per una corsa in solitaria. Dati che raccontano una base divisa, poco entusiasta e lontana dal consenso compatto che il leader Giuseppe Conte avrebbe voluto sbandierare.

Vittoria di Schlein… a metà

La direzione regionale del Pd ha acclamato Giani come candidato unitario, sostenuto da una coalizione che va dai Democratici a M5S, Avs, Italia Viva, Azione, +Europa, Socialisti e Repubblicani. Un fronte ampio che mette al sicuro la Toscana dal rischio di conquista da parte del centrodestra, ma che obbliga la segretaria Dem a convivere con un alleato ingombrante.

Secondo ricostruzioni di Linkiesta, Schlein avrebbe concesso più di quanto incassato: dalle trattative sui candidati alla rinuncia su temi strategici, il tutto per garantire l’accordo con Conte. Una scelta che la rafforza nell’immediato, ma che potrebbe eroderne la leadership nel lungo periodo.

Il calcolo di Conte

Per il leader 5 Stelle, l’operazione toscana è un passo avanti nella strategia di accreditarsi come interlocutore imprescindibile della sinistra italiana. Appoggio a Giani sì, ma senza perdere la libertà di marcare distanza su dossier delicati e posizionarsi come “coscienza critica” del governo regionale.

Un equilibrio che, se gestito abilmente, potrebbe permettere a Conte di raccogliere dividendi elettorali senza doversi assumere tutte le responsabilità della maggioranza. Ha già dettato (di fatto) le regole del gioco: no a diversi programmi che sono in agenda politica Giani.

Rischio identità per il Pd

La vittoria sul piano aritmetico rischia di trasformarsi in un danno d’immagine: allearsi con un partito che fino a ieri accusava il presidente Giani di immobilismo e clientelismo può essere percepito come un segno di debolezza strategica. Per non parlare poi di Matteo Renzi, da sempre in forte contrasto ideologico e politico con i 5 Stelle. Ma che “per il bene della regione, si può anche dialogare…” 

Obiettivo campo largo

L’obiettivo dichiarato è il 2027 e la costruzione di un “campo largo” nazionale, ma il Pd dovrà dimostrare di non essere solo il partito che cede terreno per tenere insieme la coalizione.

In sintesi: la Toscana resta roccaforte rossa, indubbiamente, ed il centrodestra sembra non prendersela più di tanto, ma la partita vera è altrove. Nel tentativo di blindare la Regione, il Pd ha stretto un patto che potrebbe rafforzare Conte più di quanto rafforzi se stesso. E alla lunga, il prezzo di questa alleanza potrebbe presentarsi ben prima delle politiche.

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