
Se il riconoscimento di uno Stato di Palestina è un premio al terrorismo di Hamas, l’aver inviato una fregata della Marina ad assistere e scortare la Flotilla dopo la denuncia di un presunto attacco al largo di Creta (condizionale d’obbligo, visti i precedenti petardi) è un premio alla violenza delle manifestazioni pro-Hamas di lunedì scorso e alla strategia del “blocchiamo tutto”.
La decisione del ministro della difesa Guido Crosetto, evidentemente condivisa dalla premier Giorgia Meloni e dal suo governo, rischia ora di trasformarsi in un pericoloso boomerang e, Dio non voglia, persino in un imbarazzo politico e militare.
Un regalo alla Flotilla
Al contrario di quanto scrivono oggi alcuni giornali di centrodestra, con questa mossa il governo non ha smascherato proprio nessuno. Si è messo in una situazione pericolosa senza conseguire alcun risultato politico. Innanzitutto, il tentativo di spegnere le polemiche delle opposizioni è fallito miseramente, com’era prevedibile vista la totale strumentalità degli attacchi e dell’operazione Flotilla.
Inoltre, l’invio della Fasan a soccorrere e scortare la Flotilla avvalora implicitamente la versione dell’attacco che è invece tutta da verificare visti i fake precedenti. Ed è sconcertante la superficialità con cui il ministro Crosetto ha condannato il presunto attacco e deciso l’impiego di una fregata multiruolo, sulla base – per sua stessa ammissione – di una “valutazione veloce e sommaria dell’accaduto”. Tant’è che non solo l’Unità si è spinta ad attribuire a Israele l’attacco nel titolo di apertura di oggi, ma persino il direttore del Giornale Alessandro Sallusti sembra darlo per scontato nel suo editoriale. Un circo.
Il pasticcio
Il rischio di ficcarsi in un bel casino è molto elevato. C’è da sperare che la fregata Fasan giri la prua molto presto, comunque prima del momento in cui la Flotilla proverà, come da programma, a forzare il blocco navale israeliano.
Perché l’alternativa è che si trovi nella zona quando la marina israeliana la dovrà fermare… In entrambi i casi, il governo verrà attaccato come e quanto la nave non fosse mai partita. E se a bordo venissero trovate armi oltre che aiuti? Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per una debacle politico-diplomatica senza precedenti.
Meloni consapevole
Quel che è più assurdo è che la premier Meloni, a sentire la sue dichiarazioni di ieri pomeriggio da New York, era pienamente consapevole della totale strumentalità delle polemiche e della Flotilla, che ha bollato come iniziativa “gratuita, pericolosa, irresponsabile”.
Non c’è bisogno di rischiare la propria incolumità, non c’è bisogno di infilarsi in un teatro di guerra per consegnare degli aiuti a Gaza, che il governo italiano e le autorità preposte avrebbero potuto consegnare in poche ore. Quindi penso anche che vada fatto un richiamo a tutti alla responsabilità, particolarmente quando si tratta di parlamentari.
“Non sono stupida”, ha aggiunto, “l’obiettivo non è alleviare la sofferenza della popolazione di Gaza ma creare problemi al governo“. L’opposizione, chiede Meloni, ritiene “che l’Italia dovrebbe, per proteggere queste persone, mandare le navi della propria Marina Militare e dichiarare guerra a Israele? Su questo mi aspetto una risposta molto chiara da parte dei leader dei partiti dell’opposizione che hanno i loro parlamentari a bordo di queste navi, perché voglio delle risposte serie, se no stiamo giocando. Il problema è che qui non stiamo giocando a bocce, stiamo parlando di una guerra”.
Dunque, Meloni sa benissimo che l’obiettivo non è consegnare aiuti umanitari ma forzare il blocco, provocare l’incidente con Israele per alimentare la propaganda di Hamas. Eppure, nonostante tutto, ha deciso di inviare la fregata Fasan e il ministro Tajani sta lavorando ad un accordo per far passare gli aiuti attraverso Cipro e il cardinale Pizzaballa, dopo che la Flotilla ha già respinto una proposta di Israele per la consegna pacifica.
Errore politico
Anziché usare la Marina per bloccare il traffico di migranti illegali nel Mediterraneo centrale, che minaccia la sicurezza nelle nostre città e destabilizza il già precario welfare del nostro Paese, la usiamo per “scortare” la Flotilla, una pagliacciata nel migliore dei casi, un’operazione con sospetti legami con Hamas nel peggiore.
L’errore politico è da matita blu. L’opposizione sta annaspando, non le rimane che aggrapparsi a Gaza per fare un po’ di casino in piazza e aizzare i suoi. E che fa il governo Meloni? Invece di snobbarla e dettare l’agenda, rincorre la sinistra sul suo campo, accetta di giocare con le sue regole, correndo il rischio di bruciarsi.
Beffa oltre al danno, ieri sera il premier spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato che invierà anche lui una nave militare a protezione della Flotilla, mentre a Parigi sarebbero tentati, su pressione di Jean-Luc Mélenchon. Insomma, l’Italia potrebbe ritrovarsi suo malgrado a capo di una “Coalizione di volenterosi”, con quei Paesi che hanno riconosciuto uno Stato palestinese. Non per l’Ucraina, ma per la Flotilla. Per Hamas. Congratulazioni per il capolavoro.
Altro che una scorta della Marina, se si mette male con Israele agli italiani della Flotilla dovrebbe essere contestato il reato all’art. 244, secondo comma, del Codice penale.
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