Referendum Giustizia, Cassazione approva nuovo quesito. Può slittare il voto?

La decisione della Corte. Il dubbio sulle date del 22 e 23 marzo. Le schede non sono ancora state stampate

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La Corte di Cassazione ha accolto il nuovo quesito per il referendum sulla riforma della Giustizia, proposto da un gruppo di 15 giuristi, noti come i “volenterosi”. Questi professionisti, coordinati dall’avvocato Carlo Guglielmi, avevano raccolto oltre 500.000 firme per portare avanti la loro proposta. La decisione, al momento, non è accompagnata dal deposito ufficiale dell’ordinanza. Il referendum si terrà, ma la domanda su cui gli elettori saranno chiamati a esprimersi sarà modificata rispetto a quella approvata in precedenza.

Le modifiche al testo del quesito

La differenza principale tra la versione precedente e quella attuale del quesito referendario riguarda l’inclusione degli articoli della Costituzione interessati dalla riforma. Il vecchio quesito non specificava quali articoli sarebbero stati modificati, mentre il nuovo li elenca esplicitamente: 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 110 comma 1. Secondo i promotori del nuovo testo, questa aggiunta è fondamentale per garantire maggiore chiarezza agli elettori su cosa stanno votando.

Incertezza sulla data del referendum

Il referendum è stato inizialmente fissato per i giorni 22 e 23 marzo 2026 tramite un decreto presidenziale emesso il 13 gennaio di quest’anno. Tuttavia, con l’introduzione del nuovo quesito, sorge il dubbio che la data possa slittare. Se il nuovo testo venisse considerato come un quesito distinto, sarebbe necessario un nuovo decreto per indire il voto, rispettando i termini previsti dalla legge che richiedono un periodo minimo di 50 giorni tra la convocazione e il giorno delle urne. Questo potrebbe far slittare il voto ad aprile.

La posizione degli esperti

Secondo Stefano Ceccanti, costituzionalista, la modifica del quesito non dovrebbe comportare un cambiamento della data del referendum. Ceccanti ha affermato che il referendum è già stato indetto e che basterebbe aggiornare la formulazione del quesito senza ulteriori decreti. Tuttavia, ha sottolineato la necessità di attendere il deposito dell’ordinanza della Cassazione per avere certezza sulle decisioni procedurali. Altri esperti, invece, ipotizzano un possibile rinvio del referendum in base ai tempi necessari per l’aggiornamento formale della convocazione.

Il contenuto della riforma

Il referendum riguarda una revisione costituzionale già approvata dal Parlamento. Tra i punti principali, l’introduzione della separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e inquirenti, e la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti. Inoltre, la riforma prevede una nuova Corte disciplinare con competenze specifiche sui procedimenti disciplinari dei magistrati. Anche le modalità di selezione dei componenti degli organi di autogoverno cambieranno, introducendo il sorteggio al posto delle elezioni.

Il dibattito pubblico

Il referendum ha suscitato un ampio dibattito tra sostenitori e oppositori. Il fronte del “sì” sottolinea l’importanza di modernizzare il sistema giudiziario e migliorare l’indipendenza delle varie funzioni. Dall’altro lato, il comitato per il “no”, tra cui figura l’Associazione Nazionale Magistrati, critica la riforma ritenendola sbilanciata e potenzialmente pericolosa per l’autonomia della magistratura. Anche figure di spicco come il Procuratore della Repubblica Grazia Pradella e il giudice Stefano Brusati hanno espresso preoccupazioni sugli effetti della riforma sull’equilibrio dei poteri giudiziari.

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