Il Magistero cattolico per rispondere alle sfide dell’IA

La cultura post-socialista wokista utilizzerà ogni mezzo, IA inclusa, per inquinare i pozzi. La lezione di Benedetto XVI: "dare ai mezzi ciò che è dei mezzi, e ai fini ciò che è dei fini"

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prima omelia leone

Ricevendo in udienza i partecipanti al seminario di Etica nel settore sanitario promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita, Papa Leone XIV il 17 novembre 2025 ha detto “no alla manipolazione perversa dell’Intelligenza Artificiale”, denunciando il rischio che le persone siano classificate e “trasformate in oggetti, dati, statistiche e in cartelle cliniche”.

A ben vedere l’IA, se gestita come alcune regioni rosse del sud governano la sanità pubblica, genererebbe un totalitarismo algoritmico, sottile ma letale, che profilerebbe ogni attività. Guai però a dirlo: si finirebbe sotto la censura del politicamente corretto e dei wokemedia.

L’inquinamento woke

Questi ultimi, da un lato lamentano l’impatto dell’IA nel management aziendale, dove invece risulta un utile acceleratore ove accompagnato da adeguate forme di tutela contrattuale dei lavoratori, e dall’altro tacciono di fronte al pericolo di veder crescere le nuove generazioni indottrinate da un pensiero unico, il loro, veicolato da algoritmi greengender.

Con buona pace dell’ordine naturale e dello stato di diritto, che ha il compito di tradurre la natura in legalità, la cultura post-socialista wokista utilizzerà ogni mezzo – IA inclusa – per inquinare i pozzi dell’informazione e i modelli psicofisici di salute pubblica.

Chissà cosa sarebbe accaduto nella formazione delle coscienze, o nel libero arbitrio cittadino, se l’IA generativa fosse stata di comune utilizzo tre anni prima rispetto alla fine del 2022. Cosa sarebbe accaduto con il potere algoritmico gestito dall’alto ai tempi del Covid-19 nel 2020-21? L’allora ministro della salute Roberto Speranza, magari, avrebbe potuto (come dire…) approfondire il suo libro nel punto in cui parla di egemonia culturale della sinistra. Tale egemonia a senso unico rappresenta ancora uno dei mali da smantellare in questo tempo di trasformazioni globali, con nuove sfide di libertà autentica e di riscoperta della tradizione.

Il magistero cattolico

Anche sul rapporto tra uomo e tecnologia, alla subcultura dei post-gramsciani è preferibile senza dubbio il Magistero cattolico. D’altronde, se il cardinale Prevost eletto Papa ha scelto il nome di Leone, lo si deve al fatto che viviamo ai tempi della rivoluzione tecnologica dell’IA. 

L’11 maggio, durante un’omelia nella Basilica di San Pietro, Leone XIV ha specificato che ha pensato a quel nome perché Leone XIII con l’enciclica Rerum novarum, nel 1891, aveva affrontato la questione sociale nel contesto della rivoluzione industriale del suo periodo. Secondo il benvenuto pontefice del 2025 “oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale”.

I mezzi e fini

Dirimente è in realtà l’enciclica Caritas in veritate, emanata nel 2009 da Papa Benedetto XVI, che è stato lungimirante nel denunciare con ineguagliabile tatto il dissolvimento delle radici cristiane in Europa.

Giustamente Ratzinger, nella sua autorevole opera di cardinale e di pontefice, ha lanciato al mondo intero opportuni e urgenti stimoli per frenare la tecnocrazia che aspira a sostituirsi alla verità, e ha richiamato gli esseri umani tutti a discernere sui mezzi e sui fini ultimi della vita in sé. Memori dell’insegnamento magistrale di Papa Benedetto XVI siamo oggi chiamati a dare ai mezzi ciò che è dei mezzi, e ai fini ciò che è dei fini, ponendo soprattutto particolare attenzione ai fini ultimi.

IA e istruzione

Di fronte all’espandersi delle intelligenze artificiali di tipo generativo, illuminante è il passo in cui Ratzinger, riprendendo i suoi predecessori, ha scritto che “Non c’è l’intelligenza e poi l’amore: ci sono l’amore ricco di intelligenza e l’intelligenza piena di amore”. Dovrebbe impararlo il regime comunista cinese, che con l’approccio materialistico meccanicistico anti-divino che lo caratterizza ha istituito l’IA come materia scolastica a sé già per i bambini nei primi anni d’istruzione.

Al contrario l’Italia, dove il ministro Giuseppe Valditara ritiene opportuno iniziare la formazione con l’italiano e la matematica, conserva il buon senso nell’ordine cognitivo e pedagogico, rappresentando anche su questo versante un modello di patria italeuropea capace di innovare conservando le radici.

La legge italiana sull’IA

Lo Stato italiano, tra i Paesi dell’Ue, è anzi il primo ad aver emanato una legge nazionale organica sull’IA: la legge 132 in vigore dal 10 ottobre 2025. È una normativa che mette al centro l’umano, garantendo gli individui dagli automatismi algoritmici sul lavoro, nel diritto d’autore, nei contratti con chi esercita professioni intellettuali. Ma anche nelle attività giudiziarie, dove sulle decisioni, sull’applicazione delle leggi e sulla valutazione delle prove è assicurata la presenza di magistrati umani e non virtuali.

L’auspicio è che la legge italiana si ponga sempre in armonia non solo con il regolamento Ue 1689 del 2024 o AI Act, che impone obblighi di trasparenza nell’uso dell’Intelligenza Artificiale, bensì soprattutto con la più umanista saggezza del Magistero petrino. Con gran rodimento di quei laicisti anti-cristiani che strizzano l’occhio alla cancel culture: di fronte al loro rodimento la nostra identità nazionale troverà lume e giovamento.

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