
A ben pensarci, la cerimonia di apertura dei giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 ha scattato una nitida fotografia della nostra Italia. Elegante ma soltanto a metà, ironica ma a senso unico, omologata sui valori preconfezionati e scontati che piacciono alla sinistra.
Sì, il paradosso è esattamente quello: al voto prevale abbondantemente il centrodestra, ma l’immagine che (purtroppo) si dà al mondo degli italiani è quella di un Paese per metà comunista e per la restante parte allineata a fanfaluche come la “pace-nel-mondo” delle miss Italia anni ‘90 del secolo scorso.
Mattarella sul tram
Sinceramente, la parte che ho maggiormente apprezzato, nel suo iconico riferimento al rapporto tra nazione e sport, è stata la gustosa scenetta di un presidente della Repubblica sempre informale e sorridente come lo è Sergio Mattarella, seduto in mezzo ai passeggeri comuni, a bordo di una delle autentiche meraviglie tranviarie italiane, lo storico “Carrelli”, guidato da quel fenomeno vero di Valentino Rossi.
Una bella scena, niente da dire, se non altro perché sono riusciti a non renderla banale e politically correct con il melenso commento che tutti si aspettavano, lasciando inalterato il potente messaggio che la scenetta ha trasmesso al mondo.
Un po’ come alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Londra 2012, quando la compianta Regina d’Inghilterra, Elisabetta II, si lanciò col paracadute assieme a Daniel Craig-James Bond, dando universalmente l’immagine di una monarchia in cerca di rinnovamento. La scenetta del presidente sul tram non abbisognava di messaggi superflui e didascalici, i quali, ahimè, sono stati non pochi durante la cerimonia di ieri sera.
L’unione delle differenze
Francamente, siamo rimasti perplessi nel vedere quei cerchi olimpici sospesi su San Siro rimanere ostinatamente color mandarino fino alla fine, omologando i bei cinque colori dei continenti in uno solo. Ci aspettavamo che riprendessero i colori originali almeno al momento dell’accensione del tripode olimpico. Hanno preferito surrettiziamente cancellare i colori dei cinque continenti ed inventarne uno nuovo, ma non funziona così, cari signori. È proprio con l’ unione delle sacrosante differenze che si realizza lo spirito olimpico. Senza differenze, sarebbero giochi cittadini o di quartiere.
Cadute di stile
Non elegantissimi alcuni balletti ed alcuni costumi di scena, almeno a mio parere, ma ci siamo ormai abituati. Vergognose le contestazioni alla sfilata contro gli atleti israeliani, o quando è apparso in video vicepresidente Usa JD Vance, per fortuna poco o nulla pervenute in televisione.
Non perdiamo l’abitudine alle figure di palta, nemmeno alle olimpiadi, come non si sono potute evitare brevi ma inconferenti comparse in scena di artisti, italiani e non, che hanno recitato la poesiola sulla pace nel mondo e sullo spirito ecumenico di questi giochi. Soldi buttati via, che avrebbero speso meglio costruendo tripodi olimpici (due) meno assomiglianti a stufe a pellet in stile postmoderno.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).