Lockdown dei non vaccinati? Ecco perché sarebbe un accanimento senza logica sanitaria

4.9k 0
generica_porro_1-1200

Non vaccinati ancora capro espiatorio degli errori del governo: ritardo di quasi 2 mesi con le terze dosi, oltre 6 milioni di vaccinati potenzialmente scoperti

“Non è allo studio nessuna stretta sul modello austriaco per i non vaccinati”, hanno precisato nella serata di ieri fonti qualificate di governo. Ma vale la pena comunque esaminare il forte e folle appello congiunto partito ieri da molti governatori di Regione, per lo più di centrodestra, per risparmiare i vaccinati dall’eventuale ritorno delle restrizioni, ancora previste dal sistema a zone colorate, gialle, arancioni e rosse:

“Chiederemo al Governo, come Regioni, che le misure restrittive legate alle fasce di colore non valgano per le persone che hanno fatto il vaccino”.

Cosa ci dice questo pressing per riservare le eventuali restrizioni solo ai non vaccinati, in corso in realtà da qualche giorno anche sui media? Ci dice essenzialmente due cose. Primo, che il ritorno delle restrizioni è uno scenario ritenuto non solo possibile, ma probabile e dato quasi per scontato a livello governativo, centrale e locale, e nelle redazioni mainstream. Secondo, che se il lockdown, nelle sue varie gradazioni, torna ad essere valutato come strumento di contenimento del virus, pur con un tasso di vaccinati che ha ormai superato l’86 per cento e numeri di ricoveri e terapie intensive assolutamente sostenibili, vuol dire che siamo ancora in piena logica Covid-Zero, inutile e anzi dannosa, come ormai acclarato da numerose esperienze.

Se si ha fiducia nell’efficacia dei vaccini, si dovrebbe anche avere fiducia nel fatto che alla risalita della curva dei contagi non corrisponda una risalita della stessa dinamica di ricoveri e decessi. Altrimenti, il vaccino o il Green Pass come “strumenti di libertà” si dimostrerebbe l’ennesima menzogna raccontata dai nostri governi durante questa pandemia.

Ma l’appello dei governatori è preoccupante perché rivela l’approccio di governo autoritario che è ormai sdoganato nel nostro Paese. Ammesso e non concesso che dovesse ritenersi necessario il ritorno di alcune restrizioni, infatti, queste dovrebbero essere motivate da una logica strettamente sanitaria ed epidemiologica. Almeno così dovrebbe essere, se crediamo che le libertà individuali che si vanno a limitare non sono una gentile concessione dello Stato, ma diritti naturali riconosciuti dalla Costituzione.

I governatori invece, e per lo più di centrodestra, nel loro appello tirano dentro un presunto criterio di “giustizia” che nulla ha a che fare con una supposta emergenza sanitaria: i vaccinati dovrebbero essere risparmiati in ragione del fatto che hanno dimostrato “fiducia nella scienza”, “senso di responsabilità” e “senso del bene comune”, quindi non sarebbe “giusto” penalizzarli. Ma le misure restrittive, ci auguriamo, vengono adottate perché necessarie dal punto di vista sanitario, non perché premiano i “buoni” e puniscono i “cattivi”. Andando a colpire libertà fondamentali, non possono essere calibrate su questo o quel gruppo di cittadini, per premiarli o punirli, tanto più che in assenza di un obbligo vaccinale, i cittadini che hanno scelto di non vaccinarsi hanno esercitato una libera scelta, senza violare alcuna norma. Sarebbe da Stato etico adottare restrizioni solo nei confronti dei non vaccinati sulla base del fatto che “non è giusto” penalizzare chi si è comportato responsabilmente secondo criteri etici, e non normativi, di chi è al governo.

Ma la logica sanitaria c’è, ci viene risposto: sono i non vaccinati a far circolare il virus e quindi sarebbero colpa loro le chiusure. Ma questa affermazione diventa tanto più falsa quanto più i contagi risalgono. Se i contagi dovessero salire a 20-30 mila al giorno e oltre, come si potrebbe sostenere in scienza e coscienza che la circolazione del virus dipenda esclusivamente da un 10 per cento di non vaccinati? E se posti letto e terapie intensive dovessero essere occupati in percentuali significative anche da vaccinati, come sta già accadendo?

Tra l’altro, è ormai riconosciuto dalle nostre autorità e dai media, dopo aver fatto finta per mesi di non saperlo per giustificare il Green Pass, che l’efficacia dei vaccini nel prevenire il contagio cala drasticamente dopo 6 mesi. Dunque, sono sempre di più i vaccinati, possessori di Green Pass, tutti coloro i quali hanno ricevuto la seconda dose prima della metà di maggio (9 milioni di persone), che sono in realtà scoperti e quasi assimilabili ai non vaccinati rispetto alla possibilità di contagiarsi e contagiare, quindi di far circolare il virus.

Al ritmo attuale di somministrazione di terze dosi, 100-120 mila al giorno, inferiore quasi della metà rispetto al ritmo al quale venivano somministrate le seconde dosi a metà maggio (200 mila), non stiamo tenendo minimamente il passo con la quota di vaccinati che settimana dopo settimana perde gran parte della copertura dall’infezione. Nella settimana 9-16 novembre sono state somministrate 695 mila terze dosi, mentre sei mesi fa, nella settimana 9-16 maggio, furono somministrate 1,25 milioni di seconde dosi.

Sei mesi fa, il 17 maggio, avevano ricevuto entrambe le dosi 9 milioni di persone, in gran parte le più a rischio (over 50) e le più esposte (personale sanitario e scolastico). Secondo le conoscenze attuali, l’efficacia della copertura contro l’infezione in questi 9 milioni, le più a rischio e le più esposte, è già drasticamente calata, quindi avrebbero già dovuto ricevere la terza dose. Invece, le terze dosi somministrate ad oggi sono poco più di 2,7 milioni, un numero che avremmo dovuto raggiungere il 24 settembre, considerando che il 24 marzo risultavano vaccinate con doppia dose 2,76 milioni di persone. Un ritardo di quasi due mesi.

Ciò significa che sono in giro 6,3 milioni di vaccinati, in possesso di regolare Green Pass, che sono potenzialmente scoperti dall’infezione, quasi al pari dei non vaccinati. Ed è una quota che aumenta molto più velocemente delle terze dosi che stiamo somministrando.

Tra l’altro, chi vorrebbe importare il “modello austriaco”, dove sono state introdotte restrizioni solo ai non vaccinati maggiori di 12 anni (ma comunque fatto salvo il diritto al lavoro), dimentica che l’Austria ha una quota di vaccinati sull’intera popolazione di oltre 10 punti percentuali inferiore alla nostra.

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version