Lockdown più dannoso che inutile? Non solo coprifuoco, è ora di mettere in discussione il tabù delle chiusure

4.5k 0
generica_porro_1-1200

Kulldorff, Bhattacharya e Gupta, gli scienziati all’attacco del tabù delle chiusure

Come prevedibile, questo lungo e assolato weekend di vigilia delle mini-riaperture di oggi è trascorso con tutti i media – stampa, tv e online – scatenati come un sol uomo a caccia dell’assembramento, con titoli uno più sensazionalistico dell’altro. La questione coprifuoco però resta al centro del dibattito, con da una parte i virologi, gli scienziati, con incarichi pubblici o meno, che ormai non ne fanno mistero, si tratta di una misura più che altro “psicologica”, allo scopo cioè di mantenere vivo l’allarme nella popolazione; e, dall’altra, con i retroscena e le dichiarazioni dei politici, da cui si evince inequivocabilmente che il problema è Salvini: il coprifuoco ha da restare per non dargliela vinta, come spiegavamo già la settimana scorsa. Ma il leader della Lega ha rilanciato, con la petizione #nocoprifuoco

Ammesso e non concesso che siano compatibili con il nostro ordinamento restrizioni delle libertà personali adottate nei confronti della generalità della cittadinanza, anziché autorizzate da un giudice nei confronti di un indagato o un condannato secondo il codice penale, quel che è certo è che non possono prescindere da evidenze scientifiche e valutazioni di proporzionalità, analisi costi-benefici, pena la loro sicura incostituzionalità. Dunque, il coprifuoco come “strategia prudenziale”, come l’ha definito il coordinatore del Cts Locatelli, misura paternalistica o espediente da controllo psicologico delle masse, è giuridicamente (e politicamente) inammissibile, un abominio giuridico.

Eppure, i due governi che si sono succeduti nella gestione della pandemia in quest’ultimo anno non hanno mai esibito in pubblico una prova dell’efficacia del coprifuoco dal punto di vista epidemiologico. Se ne avessero avuta una, sarebbe stato nel loro interesse mostrarla. Invece, si sono sempre trincerati dietro la pretesa efficacia delle misure restrittive nel loro complesso, rivendicata in modo generico nel momento in cui la curva dei contagi (ma non quella dei decessi) cominciava a declinare – anche quando, come a metà marzo, la curva si stava già appiattendo da sé, prim’ancora dell’ulteriore stretta.

Abbiamo anche trascorso un 25 aprile surreale, dove il coprifuoco e le limitazioni di libertà e diritti fondamentali hanno fatto da sfondo alla solita retorica sulla Liberazione dal nazifascismo. “La storia insegna che quando i popoli barattano la propria libertà in cambio di promesse di ordine e di tutela, gli avvenimenti prendono sempre una piega tragica e distruttiva”. Non può non risuonare beffarda, a rileggerla oggi, questa frase pronunciata dal presidente Mattarella in occasione del 25 aprile 2019. Gli ultimi due governi ci hanno ricordato che sì, libertà e diritti non sono conquistati “per sempre”, vanno difesi costantemente, ma anche che per molte figure istituzionali e politiche che celebrano il 25 aprile (e purtroppo anche per molti nostri concittadini) sono “barattabili”, eccome… Non per la salute, ma per l’illusione che lo Stato sia in grado di assicurarci la salute, perché di questo si tratta, come vedremo tra poco: di una tragica illusione.

Perché lentamente, e per il momento su altre latitudini, qualcosa sta emergendo. Sta entrando nel vivo un dibattito con il quale prima o poi dovremo, anzi dovranno – autorità politiche e sanitarie – fare i conti anche in Italia. Altro che coprifuoco illegittimo. Secondo autorevolissimi scienziati, pesi massimi dell’accademia Usa, docenti in due delle università più prestigiose del mondo, i lockdown non solo sarebbero inefficaci, ma addirittura dannosi, “il più grande fallimento di salute pubblica della storia”.

Martin Kulldorff e Jay Bhattacharya, professori di medicina rispettivamente ad Harvard e Stanford, entrambi firmatari della Dichiarazione di Great Barrington (su Atlantico Quotidiano ne aveva parlato lo scorso ottobre Anna Bono), hanno firmato sabato scorso un articolo sul Telegraph per denunciare non solo il fallimento della strategia dei lockdown, ma anche il clima di censura e intimidazione che i sostenitori delle chiusure a qualsiasi livello – politici, giornalisti, accademici – stanno alimentando contro coloro, anche autorevoli scienziati, che mettono in discussione l’efficacia dei lockdown. Come vedete una dinamica molto simile a quella che ogni giorno osserviamo in Italia sui media e sui social.

Durissimo il titolo dell’articolo: “I sostenitori del lockdown non possono sfuggire alle responsabilità del più grande fallimento di salute pubblica della storia”. Sottotitolo: “Chiudere la società non è servito a salvare le persone più vulnerabili e ora i sostenitori del lockdown cercano capri espiatori”.

Proprio il caso italiano, per la sua specificità, dovrebbe essere preso come “caso di studio”: record di chiusure secondo lo Stringency Index, il database di Nature (superati dal Regno Unito solo per due mesi); record di vittime per milione di abitanti tra i Paesi avanzati; record di perdita del Pil. Questi i risultati nel Paese in cui il lockdown è stato non l’estrema ratio delle politiche sanitarie pubbliche, ma la prima opzione.

Dunque, la terribile domanda, considerata ancora blasfema dalle nostre parti, è arrivato il momento di porcela: non è che il lockdown, oltre ad essere inutile, nella misura in cui è diventato una comoda scorciatoia delle autorità per non ‘rischiare’ politiche alternative, ha causato più vittime?

Ecco le conclusioni di Kulldorff e Bhattacharya:

“Un anno fa non c’erano prove che i lockdown avrebbero protetto le persone anziane ad alto rischio Covid. Ora le prove ci sono. Non le hanno protette. (…) Mantenendo l’ingenua convinzione che chiudere la società avrebbe protetto tutti, i governi e gli scienziati hanno respinto fondamentali misure di protezione mirate agli anziani. Sebbene chiunque si possa infettare, vi è una differenza nel rischio di morte di più di mille volte tra vecchi e giovani. La mancata considerazione di questo fatto sul virus ha portato al più grande fallimento di salute pubblica della storia. Ciò nondimeno, i lockdown hanno provocato danni collaterali enormi in tutte le età. Privare i ragazzi dell’insegnamento in presenza ha danneggiato non solo la loro istruzione, ma anche la loro salute fisica e mentale. Altre conseguenze sulla salute pubblica includono mancati screening e trattamenti per il cancro ed esiti peggiori delle malattie cardiovascolari. Gran parte di questo danno si svilupperà nel tempo…”.

In una audizione del 18 marzo scorso al Campidoglio dello Stato della Florida, il professor Bhattacharya ha spiegato che “i lockdown hanno portato a moltissime morti evitabili, sia come risultato diretto delle chiusure, sia indiretto, per questa infondata fiducia nella capacità delle chiusure di proteggere le fasce più a rischio”.

Ma come vediamo ogni giorno nel nostro piccolo, e ancora durante lo scorso weekend, “lo scaricabarile per questo fallimento è in pieno svolgimento. Alcuni scienziati, politici e giornalisti si lamentano del fatto che le persone non rispettano le regole”. Ma scaricare la colpa sulla gente, sostengono Kulldorff e Bhattacharya, è “malafede”: “Mai nella storia dell’umanità la popolazione si è sacrificata così tanto per rispettare le prescrizioni della sanità pubblica”.

E ovviamente, “i sostenitori delle chiusure stanno anche cercando di incolpare gli scienziati che si sono opposti alle misure di lockdown“. I due proseguono raccontando gli attacchi personali, a livello di vera e propria diffamazione, che ha dovuto subire la loro collega di Oxford, l’epidemiologa Sunetra Gupta.

Nella Dichiarazione di Great Barrington, ricordano, si chiedeva “una protezione mirata agli anziani, eliminando i lockdown e consentendo a ragazzi e giovani adulti di vivere una vita quasi normale”. E concludono così il loro articolo sul Telegraph:

“La falsità centrale nel pensiero pro-lockdown è che più restrizioni portino automaticamente a meno morti. Questo ragionamento mostra una stupefacente ignoranza delle basi dell’epidemiologia delle malattie infettive. Un esempio tra i tanti è la chiusura delle università la scorsa primavera, che ha rimandato gli studenti a casa a vivere con familiari più anziani a più alto rischio. Ora i politici e i funzionari della sanità pubblica devono lavorare per riconquistare la fiducia del pubblico. Incolpare la gente, e gli scienziati come la dottoressa Gupta, per nascondere gli errori dei fautori dei lockdown, non è la strada giusta da seguire”.

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version