Ecco come Hollywood sdogana la violenza di sinistra: “Una battaglia dopo l’altra”

Il nuovo film di Paul Thomas Anderson "è fondamentalmente un'apologia del terrorismo radicale di sinistra", denuncia l'opinionista conservatore Ben Shapiro

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Negli ultimi anni, l’industria cinematografica statunitense ha dimostrato in più occasioni di non essere immune alla deriva radicale che ha preso la sinistra americana nel suo complesso, dai crescenti appelli per boicottare il cinema israeliano all’inclusione forzata di tematiche woke nei film della Disney (la quale ha parzialmente ripudiato questi cambiamenti dopo l’elezione di Donald Trump).

Questa deriva sembra essere ulteriormente confermata dalla pellicola Una battaglia dopo l’altra, uscita in Italia il 25 settembre e che vede la partecipazione di attori famosi come Leonardo DiCaprio, Sean Penn e Benicio Del Toro.

La trama

Diretto dal regista Paul Thomas Anderson, il film inizia raccontando le gesta di un gruppo paramilitare di estrema sinistra noto come French 75, che oltre a liberare immigrati latinoamericani rinchiusi in centri di detenzione si fa notare per fare attentati esplosivi in banche e uffici di politici.

Uno dei loro membri, Bob Ferguson (Leonardo DiCaprio), decide di ritirarsi dopo che lui e la compagna d’armi Perfidia (Teyana Taylor) diventano genitori. 16 anni dopo, Bob deve rientrare nel mondo che aveva lasciato per proteggere sua figlia Willa (Chase Infiniti) dalle mire del Colonnello Lockjaw (Sean Penn), nemico giurato del French 75 e che in passato aveva un’ossessione sessuale per Perfidia.

Aspetti controversi

Sebbene sia stato acclamato dalla critica di settore, il film presenta diversi aspetti problematici: innanzitutto, esso rappresenta come degli eroi quelli che di fatto sono dei terroristi di estrema sinistra, mentre poliziotti e militari vengono ritratti come i cattivi in maniera stereotipata e caricaturale.

La narrazione che il film cerca di portare avanti è che i membri delle forze armate americane siano tutti razzisti e suprematisti bianchi; Lockjaw riceve una medaglia d’onore intitolata a Nathan Bedford Forrest, generale sudista nella Guerra Civile Americana e primo leader del Ku Klux Klan, e fa di tutto per entrare in un circolo d’élite noto come i “Pionieri del Natale”. Questo circolo accetta solo bianchi, che non siano ebrei né abbiano mai avuto relazioni con persone di altri gruppi etnici.

Guardando la composizione dei militari nel film, non si può fare a meno di notare che sono quasi tutti maschi bianchi. Tuttavia, ciò è parzialmente in contrasto con la realtà: secondo un report del Dipartimento della Difesa Usa, nel 2023 le donne costituivano il 19,3 per cento di tutti i membri delle forze armate americane.

Quanto all’etnia, i bianchi costituivano il 69,6 per cento di tutti i militari americani, ma a questi si aggiungevano un 17,2 per cento di neri, un 6,1 per cento di meticci e un 3,6 per cento di asiatici, oltre a quote minori di nativi americani (1 per cento) e delle isole del Pacifico (0,8 per cento). Il restante 1,8 per cento veniva indicato come “sconosciuto” in merito all’etnia.

Un altro aspetto da considerare è che alcuni degli attori non si rendono conto che il messaggio del film gli si potrebbe ritorcere contro: in anni in cui l’estrema sinistra ha sdoganato l’omicidio di israeliani con la scusa della guerra a Gaza, come quando il militante socialista Elias Rodriguez ha assassinato a maggio due impiegati dell’ambasciata israeliana a Washington, qualcuno potrebbe prendere di mira DiCaprio, che ha fatto investimenti nel real estate israeliano diventando co-proprietario di un hotel a Herzliya. O potrebbero prendere di mira Alana Haim, che interpreta una dei terroristi ma nella vita reale è figlia di padre israeliano (ed era già apparsa nel precedente film di Anderson Licorice Pizza).

Le radici ideologiche

Il film è liberamente ispirato a “Vineland”, un romanzo del 1990 dello scrittore americano Thomas Pynchon (del quale Anderson aveva già adattato nel 2014 sullo schermo un altro libro, Vizio di forma). L’opera originale era ambientata ai tempi della presidenza di Ronald Reagan, contro il quale lo scrittore già immaginava una rivolta da parte di gruppi hippie.

Lo stesso Thomas Anderson aveva già in passato trattato temi legati alla politica e alla società americana da una prospettiva critica nei confronti del capitalismo: nel suo film del 2007 “Il petroliere”, il protagonista è un uomo che ai primi del ‘900 cerca di fare fortuna con giacimenti di petrolio. Colui che cerca di fare profitti viene ritratto come un personaggio cinico e spregiudicato, incapace di costruire un rapporto umano sano con gli altri, tanto che alla fine finisce per allontanare da sé il figlio adottivo.

Si potrebbero vedere delle analogie tra Una battaglia dopo l’altra e Civil War, uscito nel 2024 e che raccontava un’America dilaniata da una guerra civile. Entrambi riflettono il clima di odio e risentimento che ha pervaso gli Stati Uniti negli ultimi anni, e le divisioni sempre più accentuate tra conservatori e progressisti. Tuttavia, mentre la pellicola dell’anno scorso denunciava soprattutto il clima in sé di divisione interna, Una battaglia dopo l’altra si schiera totalmente con una delle due parti in campo.

Reazioni da destra

Non sono mancate reazioni indignate soprattutto da parte della destra americana. In particolare, a molti è parso inopportuno far uscire un film che esalta la violenza politica di sinistra quando ancora il ricordo dell’omicidio di Charlie Kirk è ancora fresco nella memoria collettiva.

“Puoi trovare delle scuse per questo, ma il film è fondamentalmente un’apologia del terrorismo radicale di sinistra, ecco di cosa si tratta”, ha detto l’opinionista conservatore Ben Shapiro.

Ha la sottigliezza di un mattone […] Il suggerimento di base è una teoria del complotto in cui gli Stati Uniti sono guidati da nazionalisti cristiani e suprematisti bianchi, mentre tutte le persone di colore e alcuni simpatici compagni di viaggio incompetenti come il personaggio di DiCaprio affronteranno l’intero sistema. E quel sistema deve essere abbattuto a costo della famiglia, dell’amicizia, della decenza, della capacità umana fondamentale di avere successo. In altre parole, è meglio essere un completo perdente che spreca la sua vita facendo esplodere le cose a caso per liberare gli immigrati clandestini affinché corrano volenti o nolenti oltre confine, piuttosto che essere un cittadino produttivo.

“Guardare Una battaglia dopo l’altra potrebbe non essere divertente, ma la sua celebrazione al vetriolo dell’omicidio è chiara”, scrive il giornale di destra The Blaze.

Questo non è il solito pregiudizio ‘anticonservatore’ di Hollywood. Quando il perennemente sudato DiCaprio grida ‘¡Viva la revolución!’ mentre fa esplodere delle bombe, dovresti esultare. E se non stai esultando, beh, quelle bombe sono destinate a te […] Sempre più spesso Hollywood vede metà del Paese non come concittadini con convinzioni obsolete, ma come nemici che meritano una punizione. Possedere armi da fuoco, favorire i confini, votare diversamente – queste non sono differenze politiche; sono trattate come crimini morali, un alibi per lo sterminio.

Altrettanto critico del film è anche lo scrittore Bret Easton Ellis, che così lo ha commentato:

È un po’ scioccante vedere questo tipo di riconoscimenti per questo film – mi dispiace, non è un gran film. Viene applaudito per via della sua ideologia politica, ed è così ovvio: è solo per questo che tutti sono impazziti, il motivo per cui è considerato un capolavoro, il più grande film del decennio, il più grande film mai realizzato. Perché è davvero in linea con questo tipo di sensibilità di sinistra.

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