
Mentre la giovane iraniana Bita Hemmati diventava la prima donna ad essere condannata a morte dal regime di Teheran per aver preso parte alle proteste di gennaio, il giornalista Marco Damilano affermava nel suo programma Il cavallo e la torre, su Rai 3: “UN Women, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere, ci ricorda che la guerra in Iran colpisce prima di tutto le donne. Chiediamo scusa a loro, in nome dell’umanità”.
Questo doppio standard, che punta il dito contro l’intervento israelo-americano mettendo in secondo piano la repressione messa in atto dal regime iraniano, non rappresenta una novità nella carriera di Damilano, il quale ha veicolato in più occasioni una narrazione piena di omissioni e mezze verità, tacendo o sminuendo su ciò che non è funzionale ad una certa agenda politica.
I video del 7 ottobre
Quando, nel settembre 2025, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è andato a tenere un discorso alle Nazioni Unite, per l’occasione ha indossato un abito con un QR code che rimandava ad un sito dove sono documentate con foto e video le atrocità commesse da Hamas il 7 ottobre 2023 (avvertenza: le immagini sono molto forti). In quell’occasione, Damilano ha definito il QR code con le immagini un “pataccone”.
Ebrei e Israele
Se prima del 7 ottobre ha ospitato nel suo programma intellettuali ebrei appartenenti a filoni di pensiero eterogenei, dal filosofo francese Bernard-Henri Lévy al drammaturgo israeliano Roy Chen, dopo quel giorno Damilano si è accodato alla tendenza, oggi predominante a sinistra, di dare voce principalmente a quegli ebrei che attaccano lo Stato ebraico a priori.
Lo ha fatto ad esempio quando, nell’ottobre 2024, ha ospitato a Il cavallo e la torre la storica Anna Foa, la quale dopo la pubblicazione nel 2024 del suo libro “Il suicidio d’Israele” ha più volte accusato Israele di genocidio, colonialismo e apartheid. A conclusione dell’incontro, Damilano ha detto: “Se queste cose le dice Anna Foa, allora non ci possono accusare di antisemitismo”.
Un atteggiamento che è stato contestato dall’avvocato e opinionista Iuri Maria Prado, che in un’intervista alla rivista ebraica milanese Bet Magazine ha affermato:
Questo è l’atteggiamento più radicalmente e profondamente antisemita che si possa immaginare. Cioè il passo ulteriore dopo “ho tanti amici ebrei”. “Lo dice anche un ebreo” è l’atteggiamento più antisemita che ci sia. Gli ebrei non sono una nebulosa, non esistono “gli ebrei”, esiste certo il popolo ebraico, ma non esiste una posizione degli ebrei in quanto tali. È l’atteggiamento del negriero che chiama a parlare il servo più fedele che dice “Sì, il padrone è buono”. È il comportamento più razzista che si possa immaginare, più radicale.
Un maggiore contraddittorio si è manifestato nel settembre 2025, quando Damilano ha ospitato il giornalista Gad Lerner e il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, co-autori del libro “Ebrei in guerra. Dialogo tra un rabbino e un dissidente”. Tuttavia, è curioso che Lerner venisse presentato come un “dissidente”, quando la sua influenza mediatica è infinitamente maggiore rispetto a quella di molti altri ebrei con posizioni diverse dalle sue, verso i quali talvolta ha mostrato una certa intolleranza (nel luglio 2024, ha detto a La Stampa che secondo lui gli ebrei che votano a destra sarebbero “contro natura”).
Barghouti e Hamas
Nel gennaio 2026, il giornalista ha ospitato a Il cavallo e la torre Fadwa Barghouti, moglie del terrorista palestinese Marwan Barghouti, rinchiuso in un carcere israeliano dal 2002 per essere stato il mandante di diversi attentati terroristici durante la Seconda Intifada. Damilano ha definito il marito di lei “un leader carismatico” e ne ha ripreso la definizione datane all’estero di “Mandela palestinese”, proiettandone dei video celebrativi.
In tutto ciò, il conduttore non solo ha minimizzato il fatto che Barghouti è responsabile della morte di diversi innocenti, ma in più ha rimarcato il fatto che avrebbe sempre respinto le accuse. Peccato che, come hanno documentato il Washington Post e Haaretz, nei primi anni 2000 da leader delle Brigate Martiri di Al-Aqsa è stato il mandante di diversi attentati: questi includono gli omicidi di un monaco greco ortodosso nel 2001, di un israeliano in un insediamento e di altre tre persone in un ristorante di Tel Aviv nel 2002.
Da notare il fatto che in un’intervista rilasciata a La Repubblica venti giorni dopo il 7 ottobre, la moglie Fadwa ha detto: “Hamas non è solo un movimento politico e militare: è un’idea. Siamo tutti con Hamas. Siamo tutti con Hamas come sinonimo di resistenza. Di azione”.
A Damilano andrebbe anche ricordato che Yahya Sinwar, prima di diventare leader di Hamas a Gaza, è stato detenuto in un carcere israeliano dal 1989 al 2011 per aver ucciso dei palestinesi accusati di aver collaborato con Israele (quelle uccisioni gli sono valse il soprannome di “macellaio di Khan Yunis”). Prima di essere rilasciato assieme a più di 1.000 altri detenuti in cambio del soldato israeliano Gilad Shalit (tenuto in ostaggio da Hamas per cinque anni), è stato curato in carcere da un dentista israeliano, Yuval Bitton. Risultato? Sinwar ha pianificato gli attacchi del 7 ottobre, nei quali è rimasto ucciso anche il nipote di Bitton.
I precedenti
Prima di condurre il suo programma su Rai 3, Damilano ha dato spazio a narrazioni tossiche contro Israele anche quando era direttore del settimanale L’Espresso, dal 2017 al 2022.
Nel novembre 2018, in particolare, sotto la sua direzione è stato pubblicato un reportage dai territori palestinesi dello scrittore Giuseppe Catozzella, il quale intervistava senza contraddittorio dei palestinesi che accusavano i soldati israeliani di sparare per divertimento sui palestinesi per poi mettergli dei coltelli in mano e far sembrare che fossero dei terroristi.
Nel riportare certe bufale senza alcuna verifica, Catozzella ha minimizzato l’Intifada dei coltelli che nel 2015 ha visto diversi attentatori pugnalare dei civili israeliani, definita dallo scrittore “l’ultima spiaggia della resistenza”.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).