
No, non ne escono bene nemmeno gli aggrediti. L’assalto Antifa alla redazione del quotidiano La Stampa venerdì scorso lascia strascichi che rivelano il livello di tossicità del dibattito politico a sinistra.
Sì, perché stiamo parlando di una disputa ideologica tutta interna alla sinistra, che coinvolge uno dei principali quotidiani di area, le frange estremiste dei centri sociali, e di riflesso tutto ciò che c’è nel mezzo, incluso il solito silenzio imbarazzato di Elly Schlein. E nessuno ne esce bene.
Il protocollo Albanese
Non ne escono bene, ovviamente, gli autori dell’aggressione – di stampo non fascista, lo ripetiamo, ma antifascista. Non ne esce bene Francesca Albanese, che fa un’altra figura delle sue. La relatrice speciale Onu ha applicato all’aggressione al quotidiano La Stampa il suo ormai stranoto “protocollo Albanese”. Condanna gli attacchi terroristici di Hamas, salvo poi giustificarli con l’occupazione e l’apartheid di Israele, 7 Ottobre incluso. Come a dire che non è terrorismo, ma “resistenza”.
Allo stesso modo, ha condannato formalmente l’attacco degli antagonisti a La Stampa, salvo poi giustificarlo nella frase successiva augurandosi che sia da “monito” per i giornalisti a lavorare più correttamente, il che vuol dire in pratica a sostenere le tesi sue e dei suoi compagni propal. Come prevede il “protocollo”, sta suggerendo che la responsabilità è degli aggrediti, che in fondo se la sono cercata.
La solita finta condanna che contiene in sé l’accusa all’aggredito. Un’uscita che per fortuna ha suscitato un coro di indignazione proveniente in parte anche da sinistra, con qualcuno che finalmente si sveglia e chiede alle città che le hanno concesso onorificenze, come Bologna e Bari, di revocarle immediatamente.
La verità di Cuzzocrea
Non ne escono bene nemmeno gli aggrediti. Domenica, alla trasmissione Che Tempo che fa, Annalisa Cuzzocrea è scivolata in una retorica del distinguo molto simile a quella della Albanese.
Andrea Malaguti e io abbiamo fatto una prima pagina con scritto “genocidio” … non ci siamo preoccupati di come avrebbe reagito una parte dell’opinione pubblica. Tutto questo quei ragazzini che hanno imbrattato le sale riunioni non lo sanno… Questa è la cosa che mi ferisce di più, perché non sanno cosa hanno aggredito.
“Non sanno cosa hanno aggredito”, è questo che la “ferisce di più”. Come a dire che se a venire assaltata fosse stata la redazione di un altro giornale, magari tra quelli che non si sono sognati di sposare la narrazione di Hamas, sarebbe stato tutto sommato comprensibile, ma assaltare proprio il giornale che ha avuto il coraggio – l’indecenza, diremmo noi – di scrivere in prima pagina “genocidio”, che affronto!
La prossima volta quei “ragazzini” potrebbero almeno fare lo sforzo di leggerli, i giornali, così da non colpire quelli buoni e giusti. Ma Cuzzocrea evidentemente non comprende che sono proprio queste false accuse contro Israele, come quella di “genocidio”, che ha rivendicato, a legittimare la violenza propal che ha devastato la redazione della Stampa così come diverse piazze italiane.
Siamo alla gara tra chi è più pro pal e anti-israeliano e, come spesso capita, si incontra sempre il più puro.
Alle critiche Cuzzocrea ha risposto con un lungo e lamentoso post su X, un esercizio di vittimismo che non può in alcun modo cancellare il senso delle sue parole a CTCF, se l’italiano ha ancora senso.
E naturalmente il solito ribaltamento della realtà. Sono loro che riducono tutto a squadre, sacrificando i fatti, senza nemmeno accorgersi che quei “ragazzini” fanno parte della loro squadra.
Come si fa a dare lezioni in nome della “verità” e del “principio di realtà”, quando qui l’unica manipolazione è proprio aver scritto in prima pagina “genocidio”? È proprio sicura Annalisa che sia stato un bel servizio all'”umanità”?
Il cortocircuito è completo quando proprio coloro che hanno coccolato le piazze propal e accusato la polizia di “manganellate fasciste”, ora criticano la polizia per non aver impedito di entrare in redazione. Chissà come, poi, se non con le stesse manganellate…
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