“Caso Giambruno”: la irresistibile passione della sinistra per lo straniero

Anche quando un francese, o un tedesco, dicono una clamorosa boiata, l’idea “autorazzista” della sinistra è che gli italiani debbano essere rieducati e rimessi in riga

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Con la sinistra italiana, azzeccare i pronostici è maledettamente facile: è sufficiente scommettere sull’ipotesi peggiore, e si hanno eccellenti chances di indovinare la previsione.

E così, tra un ministro tedesco che ha gratuitamente insultato l’Italia auspicando un collasso del nostro turismo (che invece tira alla grande) e un giornalista (Andrea Giambruno) che gli ha risposto a tono, i nostri eroi progressisti – come un sol uomo – sono accorsi in difesa del tedesco.

Le gaffes del ministro tedesco 

I fatti, intanto. Il tedesco Karl Lauterbach, ministro della Salute di Berlino, nella prima metà di luglio, si è concesso un ampio di giro d’Italia, ma – guarda un po’ – ha sentito caldo. Di qui, una spiacevolissima gufata via Twitter: “Se le cose continuano così, queste destinazioni di vacanza non avranno futuro a lungo termine. Il cambiamento climatico sta distruggendo l’Europa meridionale. Un’era volge al termine”.

Il che – diciamolo – non è esattamente un’espressione di buon augurio per l’Italia, né un gran segno di fair play verso un paese che dovrebbe essere amico e alleato. Ma come? Non ci avevano da anni spiegato che in Europa serve bon ton, che con i “cugini” degli altri paesi Ue serve tatto e spirito collaborativo? Dopo di che, da un lato c’è il solito Macron che sguinzaglia i suoi ministri e portavoce per insultarci, e dall’altro arriva pure il ministro socialdemocratico tedesco a fare il profeta di sventura.

Tra l’altro, realizzando una vera e propria matrjoska di gaffes (una gaffe dentro un’altra gaffe), Lauterbach era pure riuscito a mettere in mezzo le chiese, evocate dal tedesco più come posti per prendere il fresco che come luoghi di valore spirituale e artistico: la cosa – comprensibilmente – non era sfuggita al quotidiano dei vescovi, Avvenire, che aveva dedicato un commento garbato ma puntuto alla sgraziata sortita del politico teutonico.

Il “caso Giambruno” su tutto

Dopo di che, nel suo programma tv su Rete 4, Diario del giorno, Andrea Giambruno ha polemizzato apertamente con Lauterbach. Supersintesi: “Se hai troppo caldo e non ti sta bene, stai pure a casa tua. Stai nella Foresta Nera, stai bene, no?”.

Apriti cielo! A siti e testate unificate è scattata una mezza lapidazione contro Giambruno, come se avesse dichiarato guerra alla Germania, come se avesse minacciato di invadere Berlino, come se avesse spaccato l’Unione europea.

Tra l’altro, politicamente parlando, quella di ieri era una giornata piena di eventi rilevantissimi: l’incontro a Washington tra Joe Biden e Giorgia Meloni, la riscrittura in corso di parti del Pnrr, le dichiarazioni del presidente della Repubblica. Eppure per lunghe ore, sui principali siti di informazione, campeggiavano titoli sul “caso Giambruno”: la canea contro il volto di Rete 4 veniva prima di tutto, prima di ogni altra urgenza nazionale o internazionale.

La sinistra“autorazzista”

Ora, ci sarebbe quasi da riderci sopra. Se non che, ci sono un paio di cose che dispiacciono molto e devono far riflettere. La prima: i nemici di Giorgia Meloni abbiano il coraggio di attaccare lei, non il suo compagno. Che senso ha monitorare ogni respiro di Giambruno (starei per dire: pedinarlo in modo ossessivo) per evidenti ragioni politiche? Su di lui, abbiamo letto di tutto nelle ultime settimane: non sono nemmeno mancati corsivi sulla sua pettinatura. La cosa non è seria: la polemica politica si faccia con e verso i politici, non nei confronti dei familiari giornalisti.

La seconda considerazione è una vecchia storia che fu magistralmente spiegata a suo tempo dal grande e compianto Mauro Mellini: mentre le antiche oche di Campidoglio starnazzavano per avvisare i romani dell’arrivo dei nemici, le nuove oche di Campidoglio – invece – starnazzano per festeggiare chi critica l’Italia. Non c’è niente da fare: c’è una passione per lo straniero che è letteralmente irresistibile per la sinistra italiana.

L’idea di fondo – sostanzialmente “autorazzista” – è che gli italiani debbano essere rieducati e rimessi in riga, possibilmente in lingua francese e tedesca. Il messaggio – neanche troppo subliminale – è il seguente: cari italiani, l’avete passata liscia, ma adesso occorre che qualcuno – da fuori – vi rispieghi come ci si deve comportare. Parla un francese? Parla un tedesco? Anche se hanno detto una clamorosa boiata, voi per prima cosa dovete chiedere scusa. Chiaro, no?

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