in

Attenzione alle tax expenditures

Dimensioni testo

Si torna a parlare di riforma fiscale. Lo ha fatto il Ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri intervenendo a Rimini al meeting di Comunione e Liberazione. “La riforma è decisiva e si farà”– ha detto il Ministro – “ma si deve autofinanziare attraverso una debonusizzazione del nostro sistema fiscale e un rafforzamento del contrasto all’evasione”.

Nel commentare questo neologismo – “non proprio eufonico”, ha scritto Gianni Trovati sul Sole 24 Ore – qualche osservatore ha fatto specifico riferimento al cosiddetto bonus Renzi (lo sgravio di 80 euro mensili introdotto nel 2014 dal Governo guidato dall’attuale leader di Italia Viva) e alle più risalenti e tradizionali detrazioni generali per i lavoratori dipendenti. Altri, più ampiamente, hanno chiamato in causa le cosiddette “spese fiscali” (note anche con l’espressione inglese tax expenditures). In sostanza, l’idea sarebbe quella di reperire le risorse per una riforma fiscale tesa alla riduzione dell’Irpef intervenendo su queste misure, attraverso eliminazioni e/o riduzioni.

Ma che cosa sono le spese fiscali? Secondo la legge del 2015 che ne dispone l’elencazione attraverso un rapporto annuale da allegare allo stato di previsione dell’entrata (l’ultimo ne contiene 533), si tratta di “qualunque forma di esenzione, esclusione, riduzione dell’imponibile o dell’imposta ovvero regime di favore, derivante da disposizioni normative vigenti”. Agevolazioni, in sostanza, secondo il comune sentire di politici e giornalisti (anche se non è questa la definizione corretta). Inevitabile, di conseguenza, il diffuso favore – quasi sempre un po’ superficiale – nei confronti di qualsiasi ipotesi di diminuzione dell’entità delle fantomatiche tax expenditures.

Il rapporto del 2019 spiega che “sul piano internazionale si definiscono tax expenditures le misure che riducono o pospongono il gettito per uno specifico gruppo di contribuenti o un’attività economica rispetto a una regola di riferimento che rappresenta il benchmark”. Successivamente, aggiunge che la Commissione per le spese fiscali del Ministero dell’economia e delle finanze (Mef) ha scelto all’unanimità l’approccio del benchmark legale. “Con tale metodo – si spiega – il sistema tributario di riferimento è identificato con quello vigente (current tax law): si cerca di stabilire, caso per caso, se un’agevolazione, rappresenti una caratteristica strutturale del tributo, che ne definisce il suo assetto “normale”, oppure rappresenti una deviazione dalla norma. Solo in questo secondo caso la disposizione è ritenuta spesa fiscale”.

Per la Commissione del Mef, dunque, è spesa fiscale tutto ciò che la Commissione stessa considera una “deviazione” rispetto all’assetto “normale” di un tributo. Fatte queste premesse, non può non destare qualche perplessità la presenza nell’elenco ufficiale di alcune previsioni che risulta davvero difficile inquadrare nelle definizioni appena richiamate. Due esempi riguardanti gli immobili paiono eclatanti.

Il primo è dato dalla voce 144, così denominata: “Deduzione della rendita catastale dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze rapportata al periodo dell’anno durante il quale sussiste tale destinazione ed in proporzione alla quota di possesso”. Tradotto dal linguaggio giuridico-tributario, questa voce sta ad indicare che la Commissione considera una deviazione rispetto alla struttura dell’Irpef il fatto che di vent’anni fa (era infatti il 2000 quando si cambiò la legislazione precedente) sia esclusa dall’imposizione personale sul reddito la tassazione di un reddito che non esiste, vale a dire quello della casa nella quale si abita. Una tassazione che teorie accademiche risalenti giustificavano, parlando di “reddito figurativo”, in relazione al risparmio del canone di locazione che si pagherebbe se si vivesse in affitto, e la cui iniquità valeva allora come varrebbe oggi.

Altra voce che “grida vendetta” è la numero 146, denominata “Determinazione del reddito delle unità immobiliari locate: riduzione forfetaria del canone di locazione”. La deduzione forfettaria di cui si parla non è altro che una percentuale fissa di quelle che si definiscono spese di produzione del reddito, in questo caso quello da locazione. Una percentuale – peraltro irrisoria, dopo che il Governo Monti la portò dal già ridotto 15% all’attuale 5% – che rappresenta un’alternativa (infelice) alla deduzione dal reddito “analitica” delle singole spese e che opera in caso di applicazione dell’Irpef e non della cedolare (locazioni commerciali, tranne l’eccezione di quelle di negozi iniziate nel 2019, e locazioni abitative in caso di mancata opzione per la cedolare). Secondo la Commissione del Mef, in sostanza, costituisce “deviazione” il fatto che la legge disponga la non tassazione delle spese. Concetto che, se venisse applicato a tutti i redditi, porterebbe la lista delle tax expenditures a gonfiarsi di molto…

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Avatar
guest
16 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
stefano
stefano
26 Agosto 2020 8:20

…laureato in lettere e storico, a ministro dell’economia…grande preparazione in materia deve avere questo….sarebbe da capire e individuare colui o coloro che nella realtà lavorano per lui,ma retribuiti da noi…

Guido Moriotto
Guido Moriotto
23 Agosto 2020 21:14

@Fabio Bertoncelli.
Giustissimo. Abbiamo una lingua ricchissima di espressività, significati, inflessioni, da studiare e difendere.
Certi giornalisti di carta stampata e di televisione, ma a volte anche noi, non ci rendiamo conto che tagliamo fuori dalla comprensione della frase e del concetto gran parte delle persone.
Questo andazzo è particolarmente odioso, e anche molto stupido, quando ci si rivolge a spettatori e lettori.
Che senso ha parlare di “hot spot” per parlare di centro di prima accoglienza? Il 50% dei telespettatori non comprende.
“Know how” invece di conoscenza.
“Turn over” invece di ricambio, rotazione.
“Flat tax” per tassa piatta.
Il giornalista dovrebbe chiedersi: avevo di fronte 2 milioni di telespettatori, quanti mi hanno ascoltato e capito?
Se metà li ho persi per strada perché ho fatto il frigo e infilato parole in inglese evitabili, non alla portata di tutti, e sostituibili con parole italiane comprensibili, sono un cattivo giornalista. Se la famosa casalinga di Voghera di Arbasino non mi comprende e quindi non mi ascolta, sono un pirla.

Fabio Bertoncelli
Fabio Bertoncelli
23 Agosto 2020 20:43

Perché, quando possibile, non usiamo parole italiane? La nostra bella lingua ora suscita repulsione?
… … …
Continuando cosí, tra pochi decenni sarà scomparso per sempre l’italiano, inteso sia come popolo (causa invasione di clandestini) sia come lingua (causa invasione dell’inglese).

Marco
Marco
23 Agosto 2020 20:06

Ci sto. ci pensi tu a convincere il governo?

stefano
stefano
23 Agosto 2020 19:59

…ha detto che FORSE …ci sarà un rimbalzo del economia nel quarto trimestre.Un genio questo.
Partivamo da 0 a gennaio,scende a meno 15 ovvio che poi ci sarà un rimbalzo….
Anche perchè non ci fosse è DEFAULT certificato.

Guido Moriotto
Guido Moriotto
23 Agosto 2020 19:30

@Albert
Impostazione giusta, molto più comprensibile ed equilibrata della tassa piatta.
Le persone devono vivere e fino a 20.000 euro per persona all’anno, 1600 euro al mese, sono esenti perché servono a vivere. Le imposte si pagano quando si acquista, l’Iva.
Tutti i redditi provenienti da pensione, lavoro, fabbricati.
Sulla quota superiore anche due aliquote, per il principio della progressività. Aliquota massima 30 per cento.
Eliminazione di tutte le detrazioni, salvo quelle sanitarie per alcune casistiche o per restauro edilizio.
Eliminazione imposte patrimoniali, solo IRPEF e Iva sui consumi. I paga sui redditi.
Assegni familiari per figlio a carico: 200 euro al mese per figlio, compresi finalmente i figli degli autonomi e partite Iva, fino a redditi inferiori della famiglia fino a 40.000. In proporzione poi fino a 50.000 annui. Nulla sopra i 70.000 annui.
Bisognerebbe avere tempo.
Un nuovo governo dovrebbe finalmente fare una completa riforma fiscale che, semplificata, permetta di eliminare in

Guido Moriotto
Guido Moriotto
23 Agosto 2020 18:56

Imbroglio ci cova.
Fermiamo tutto e mettiamo le carte in tavola, tutte e tutte insieme.
Del seguace di Vincenzo Visco, tassatore dalla vocazione irrefrenabile e nemico dichiarato delle partite Iva, Roberto Gualtieri, non c’è proprio da fidarsi.
Cacciare questo governo e partire su basi nuove sarebbe forse l’unica speranza di evitare un’altra stangata fiscale, sui redditi e sui fabbricati.

Albert Nextein
Albert Nextein
23 Agosto 2020 18:52

Siamo nelle mani di veri e propri malati di mente.
La faccio io la proposta per le imposte dirette.
Intassabilità fino a 20mila€ netti , non lordi, netti.
Poi, oltre i 20mila netti , aliquota unica al 8%, eliminate tutte le detrazioni e tutte le deduzioni.
Eliminato anche il commercialista , oggi necessario a causa della complessità demenziale e levantina della normativa fiscale.
Versamento entro 60 giorni dalla fine dell’anno fiscale di riferimento.
Rimborsi tassativi entro 30 giorni dalla richiesta.

Naturalmente gli immobili non locati non pagano alcuna imposta diretta, neppure figurativa.
E ovviamente viene abolita la cedolare secca.

E per le imposte dirette basta così.

Egregio Avvocato, perchè non fate una proposta del genere?