Cultura, tv e spettacoli

Audio privati di Ranucci, Mr Report frigna. Ma forse non ricorda una cosetta

Le conversazioni con Valentina Pelliccia: "Dentro la Rai c’è un po’ di mafia, un po’ di massoneria". Il conduttore: "Grave la diffusione". Ma la telefonata tra Sangiuliano e la consorte...

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Negli ultimi giorni il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, è di nuovo al centro della bufera (ammesso che ne sia mai uscito di recente…) a causa della divulgazione di un audio che lo vede protagonista. Nella conversazione con Valentina Pelliccia che è trapelata, Ranucci afferma che “anche dentro la Rai c’è un po’ di mafia, un po’ di massoneria” e che “è da dentro che si fanno le battaglie”. Frasi pesanti che hanno scatenato reazioni in Commissione di Vigilanza e all’interno dell’azienda. La replica del giornalista, al Tg1, è stata secca: l’audio “riporta fatti che, se sono stati riscontrati, sono stati sicuramente denunciati, come sempre da parte del sottoscritto quando verificati. Se invece è un audio privato, è stato diffuso senza la mia autorizzazione. È grave anche questo”. Giusto, Ranucci dice bene. Basta con questa mania manettara di ravanare nei discorsi privati della gente.

Eppure il buon Siegfried dimentica (o finge di farlo) che pochi mesi fa proprio lui aveva diffuso degli audio privati dell’allora ministro della cultura Gennaro Sangiuliano. E che, peraltro, il Tribunale di Roma ha archiviato l’inchiesta a carico suo e del giornalista Luca Bertazzoni per la messa in onda, in una puntata di Report. Secondo la magistratura la diffusione dell’audio tra l’ex ministro e la moglie Federica Corsini rappresentava “una corretta espressione del diritto di cronaca, rispettosa dei canoni di veridicità della notizia riportata, della continenza espositiva e dell’interesse pubblico”. Non c’erano elementi per ritenere che i giornalisti sapessero che la conversazione avveniva in un luogo privato. Il diritto di cronaca aveva prevalso.

Ranucci, all’epoca, ovviamente non aveva esitato a difendere la scelta, dichiarando che l’audio di Sangiuliano e Corsini fosse di interesse pubblico. E ancora che non si trattava di un contenuto privato, perché la vicenda privata aveva un interesse pubblico enorme ed è finita su tutti i giornali del mondo, creando problemi di equilibrio all’interno del Governo.

Quindi, se abbiamo capito bene: quando l’audio riguarda un ministro e la sua vita privata finita al centro di una quisquilia frutto di una love story la diffusione è legittima e di interesse pubblico, espressione del grande giornalismo d’inchiesta di Report. Quando l’audio riguarda lo stesso Ranucci e le sue considerazioni su mafia e massoneria dentro la Rai, allora diventa un’intromissione inaccettabile, un’autorizzazione mancata, qualcosa di grave e antidemocratico.

Ma Ranucci caro, il principio del diritto di cronaca non può dipendere da chi è il protagonista della registrazione. O vale sempre oppure diventa uno strumento discrezionale e come tale pericoloso. Sigfrido è un personaggio pubblico e la sua vicenda tiene banco da settimane, quindi l’interessa del lettore c’è eccome. Report ha costruito la sua notorietà proprio sulla capacità di scavarenel privato delle persone, cucendo congetture e illazioni attorno a personaggi ritenuti grigi. È lecito chiedersi perché, nel momento in cui lo stesso meccanismo riguarda in prima persona il conduttore, la difesa del privato prenda il sopravvento sulla trasparenza che tanto ha rivendicato.

Ma se la divulgazione degli audio su Sangiuliano è stata archiviata proprio perché i magistrati hanno riconosciuto l’interesse pubblico, ciò significa che anche l’audio su mafia e massoneria in Rai merita le stesse verifiche e lo stesso dibattito. Non piagnistei. Il giornalismo d’inchiesta, se vuole restare credibile, non può cambiare le regole a seconda di chi è sotto i riflettori.

Quanto a Ranucci, qualcuno senza peli sulla lingua evidenzierebbe il notevole potere del karma…

Alessandro Bonelli, 27 luglio 2026

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