Auto elettriche, parte l’attacco: perché l’enorme nave (cinese) deve allarmarci

I cantieri di Pechino accelerano la costruzione di navi giganti porta-auto (9500 in stiva) per sostenere l'offensiva ai mercati automobilistici occidentali

6.5k 34
car carrier

La Cina ha infranto per la seconda volta in meno di un mese il record della più grande nave porta-auto mai costruita dai cantieri mondiali, ovvero dai cantieri cinesi. E il primato è stato stabilito con la partenza dell’Anji Ansheng, una nave in grado di trasportare 9.500 auto, nave di proprietà della SAIC Anji Logistics, una filiale del gigante automobilistico cinese SAIC.

La nave più grande del mondo in termini di capacità è salpata da Shanghai per il suo viaggio inaugurale verso l’Europa con un carico di circa 7.000 veicoli di produzione cinese. Il nuovo detentore del record mondiale, l’Anji Ansheng, misura 228 metri di lunghezza e 37,8 metri di larghezza, leggermente più lungo del BYD Shenzhen, lungo 219 metri destinato al gruppo Hoegh.

Si tratta solo delle due più recenti navi car carriers sfornate, letteralmente al ritmo di panini, dai cantieri cinesi.

Coerenza con la grande crisi dell’automotive? Ben poca. Coerenza con la strategia cinese? Totale. I cinesi stanno procedendo con il piano pluriennale di sostituzione delle auto prodotte in particolare in Europa, con automobili made in China. Il tutto in un processo che ha avuto un solido appoggio e sostegno nella follia (o forse nei vantaggi personali) nella politica green dell’Unione europea e nella scelta senza se e senza ma favore dell’auto elettrica.

E tutto accade in un momento in cui gli analisti del  settore, come Veson Nautical giocano al ribasso prevedendo una flessione del parametro miglia per auto fino al 2026 e 2027. Ma chiunque conosca la mentalità cinese e anche la strategia cinese, sa perfettamente, per Pechino il tempo non è elemento condizionante, quanto lo è il risultato finale che puntualmente fa perno su un progetto di annientamento del settore nei paesi tradizionalmente leader e una sostituzione “etnica” con prodotti cinesi.

Il fatto che i cantieri cinesi producano a ritmo sempre più serrato navi porta-auto dovrebbe fornire un indicatore sufficiente specie sulle aspettative che l’industria cinese dell’auto ripone in mercati come quello europeo, quello del Sud America e quello africano. In prospettiva.

E non è un caso che questa accelerazione si verifichi nel momento in cui l’amministrazione statunitense ha confermato l’intenzione di procedere con l’applicazione di una tariffa del 25% su tutte le autovetture costruite all’estero, in un Paese come gli Stati Uniti dove circa il 50% del parco auto è di provenienza estera. E nel mirino dei produttori cinesi sarebbero in prima battuta le auto coreane e giapponesi, presenti in forze sia sul mercato europeo, sia su quello americano.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version