Società

Auto tartassate, bici elettriche impunite

Mentre agli automobilisti si chiedono sempre più regole, costi e adempimenti, sulle strade cresce la presenza delle due ruote a pedalata "assistita"

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Sono le sette del mattino. Mi immetto in tangenziale, accelero con prudenza e raggiungo i 70 km/h. Sto già pensando alla giornata che mi aspetta quando qualcosa mi sorpassa come un missile. Una Ferrari? No. Una Lamborghini? Nemmeno. Una bicicletta. Sì, avete letto bene. Una bicicletta. Per qualche secondo mi chiedo se sto ancora dormendo, se il caffè era corretto con qualcosa di molto pesante o se sto partecipando a una nuova puntata di Scherzi a Parte. Invece no: è una normalissima bici elettrica. O almeno così dovrebbe essere.

“Pedalata assistita”, la chiamano. Assistita da chi, esattamente? Dalla NASA? Perché le gambe del conducente (stranamente scuro) erano immobili come due statue di marmo, mentre il mezzo sfrecciava a una velocità che farebbe arrossire diversi ciclomotori. A questo punto mi sorge una domanda per il governo: come mai questi motorini mascherati da biciclette riescono a circolare indisturbati? Perché, a vederli nelle città, sembrano ovunque. Biciclette che vanno come scooter, monopattini che sembrano usciti da una gara di MotoGP e conducenti che affrontano il traffico con la stessa serenità di un pilota di Formula 1 al giro di ricognizione.

Per loro niente targa, niente bollo, niente file in motorizzazione. Per noi automobilisti, invece, una lista infinita di obblighi, aumenti e scadenze da rispettare. E poi c’è il capitolo carburanti. Ogni volta che fai il pieno hai l’impressione di stare acquistando un profumo francese in edizione limitata. Quando arriva uno sconto sulle accise lo accogli con entusiasmo, salvo poi accorgerti che dura meno di una nevicata ad agosto.

Nel frattempo, ti ritrovi al posto di blocco. Dopo una giornata di lavoro ti fermano per controllare documenti, assicurazione, revisione e perfino il gruppo sanguigno del pesce rosso che avevi da bambino. Tutto giusto, per carità. Solo che mentre consegni patente e libretto, nella tua mente compare ancora quell’immagine: la bicicletta supersonica che scompare all’orizzonte come un jet militare.

E allora qualche domanda te la fai. Forse sono io che non riesco a stare al passo con i tempi. Forse il futuro è questo: auto sempre più costose, carburanti sempre più cari e biciclette che raggiungono velocità da decollo senza il minimo sforzo apparente. Nel dubbio, continuerò a fare quello che faccio da sempre: rispettare le regole, pagare tutto quello che c’è da pagare e guardare con stupore le leggi della fisica mentre vengono sorpassate da una bici elettrica in tangenziale. A settanta all’ora. O forse di più. Perché a quel punto non stavo più guardando il tachimetro. Stavo cercando di capire se quella davanti a me fosse davvero una bicicletta o semplicemente il futuro che mi stava salutando con la mano.

bici elettrica

Quello che preoccupa non è solo il colore della pelle di chi attraversa le nostre città, ma il crescente senso di degrado che molti cittadini percepiscono ogni giorno. Strade sporche, rifiuti abbandonati, mezzi che sembrano circolare senza alcun rispetto delle regole e controlli che appaiono insufficienti. La sensazione è che chi rispetta le norme debba affrontare sempre più obblighi e costi, mentre troppe situazioni irregolari vengano tollerate. Degrado porta degrado e probabilmente si sentono a casa loro proprio per questo. Sembra quasi un senso di ingiustizia e disordine che alimenta la frustrazione di molti cittadini e che rischia di influenzare sempre più il giudizio nei confronti della politica e delle istituzioni.

Beppe Fantin, 28 agosto 2026

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