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Automotive, woke, Cina: l’Occidente si è rincretinito

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Il Padreterno è liberale: Nicola Porro è ospite a Mattino Cinque per raccontare il suo libro, già alla seconda ristampa. Ancora una volta è l’occasione per parlare dei liberali in Italia e dell’attualità. Ecco il botta e risposta con il giornalista e conduttore Francesco Vecchi.

Francesco Vecchi: Come mai l’idea liberale non sfonda in Italia?

Nicola Porro: Perché i liberali sono pochi, faticano a organizzarsi in partito e litigano pure tra di loro. Nel 1994 Berlusconi tentò la rivoluzione liberale, ma senza successo. Anche per l’opposizione dell’establishment italiano. Come detto, però, le responsabilità sono soprattutto interne. Quello liberale, poi, non è un partito, un ideale, ma un metodo. E questo, nel libro, Martino lo spiega molto bene. I liberali, poi, su alcuni diritti sembrano di sinistra e sull’economia di destra. Insomma, non vanno d’accordo con nessuno. Un bel casino!

FV: L’aspetto bello del libro è che parte dalla figura di Martino per arrivare a raccontare la situazione attuale. Nella storia recente dell’Italia ci sono stati tre grandi culture: quella cattolica, quella comunista e quella liberale…

NP: Sì, ma a ben guardare le due vere chiese in Italia sono quella comunista e quella cattolica. Anche se con nomi diversi, sono sempre loro che influenzano il dibattito e le decisioni nel Paese. Diciamocelo: queste due culture hanno stravinto, mentre iliberali, dopo il 1876, sono scomparsi…

FV: Cosa accomuna queste due culture?

Il fatto di essere due religioni: sono due culture che non coltivano il dubbio. Cattolici e comunisti sono sicuri su ciò che si deve fare. Iliberali senza certezze granitiche, invece, risultano meno convincenti…

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