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La proprietà sotto attacco (Carlo Lottieri)

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La proprietà è costantemente sotto attacco. Poiché definisce uno spazio di autonomia per i singoli e per le comunità che ne dispongono, essa è avversata da tutti i cantori del potere, che da secoli utilizzano qualsivoglia pretesto per svuotare quell’istituto che, da vari punti di vista, intralcia ogni progetto sovrano e ogni aspirazione totalitaria. È questo il cuore teorico dell’ultimo libro di Carlo Lottieri “La proprietà sotto attacco” edito da Liberilibri.
Oggi, nonostante si viva in un ordinamento che si autorappresenta come massimamente rispettoso dei diritti, l’attacco portato alla proprietà si è fatto tanto insidioso, profondo e onnipervasivo da minare le basi stesse della convivenza in un modo che non ha precedenti: e tutto ciò con il tacito consenso di buona parte del capitalismo woke e green.

Scrive Lottieri “È evidente che l’idea socialista di libertà e di diritto che si è imposta nelle società occidentali implica tassazione, redistribuzione e spesa pubblica; e quindi implica il costante ricorso a meccanismi che svuotano il diritto di proprietà e, alla fine, dissolvono ogni autonomia degli individui e delle comunità. Dobbiamo allora chiederci se Marx sia stato veramente sconfitto nel 1989, come si tende ingenuamente a credere, nel momento in cui le società del socialismo reale sono crollate a causa della povertà e dell’ingiustizia che hanno creato; oppure se, al contrario, egli sia alla fine uscito “urbanizzato” e – grazie a questa riformulazione – in qualche maniera vincitore.”
Risulta evidente anche solo osservando distrattamente il dibattito pubblico come questa forma di “neosocialismo” sia l’ideologia abbracciata, in maniera più o meno esplicita, da quasi tutti gli attori politici, come se fosse lo stesso potere pubblico a richiedere una determinata forma di inimicizia nei confronti di quelle strutture che difendono l’autonomia individuale dall’invadenza di quel potere. Un potere pubblico che occulta la sua invadenza in ciò che è più privato avvolgendosi dietro la benevola coperta di una pretesa “tutela dei più deboli” che mutano di volta in volta in base all’esigenza del momento del ceto politico burocratico: “in tal senso, tutto il progressismo post-marxista – che può assumere le forme dell’ecologismo, del solidarismo, del femminismo, del terzomondismo o altre ancora – è in un rapporto assai stretto con le élites dominanti della società contemporanea.”
Per farci capire meglio tutto ciò, Lottieri, partendo da una tradizione culturale ben fondata, spiega come il politico sia un soggetto autointeressato (ad esempio, ha bisogno di essere rieletto). Pertanto, muovendo da questo assunto piuttosto chiaro ed evidente, è abbastanza facile prevedere che di fronte a una domanda d’intervento pubblico – quale esso sia, ma sempre a scapito della libertà e della proprietà – che aumenti la regolazione e la distribuzione, chi vive di politica sarà portato ad accogliere quella richiesta.

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“Data la struttura dei regimi politici democratici e rappresentativi, si può quindi affermare che il potere statale si regga su logiche quasi irresistibili. Come s’è già detto, questa asimmetria vale per tutti, così che in certe circostanze non è molto importante chi governerà, perché politici di ogni orientamento si muoveranno nella medesima direzione. Naturalmente il fatto che oggi prevalga un mainstream progressista che considera necessaria sul piano morale la redistribuzione e la gestione statale del disagio dei ceti più deboli, riformulando in termini inediti alcuni temi di matrice marxista, contribuisce a rafforzare ulteriormente simili dinamiche e il potere dei pochi sui tanti.”

Michele Silenzi, 25 novembre 2023

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