Politica

Babbo Salis fa peggio di Ilaria: la proprietà privata diventa “concessione sociale”

Il padre dell'eurodeputata di Avs risponde ad un nostro articolo sulla legge toscana sugli affitti

roberto salis (1)
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La risposta di Roberto Salis al nostro articolo sulla legge che in Toscana vuole rendere “revocabile” la proprietà privata, è interessante perché finalmente chiarisce il punto vero: non si discute più di Airbnb, ma della natura della proprietà privata, come avevo accennato nel mio precedente articolo.

La pronuncia della Corte Costituzionale sulla legge toscana è già problematica: conferma quanto la nostra Costituzione attribuisca alla proprietà privata una tutela debole, sempre subordinabile a un indistinto “interesse collettivo”. Ma Salis va oltre la Consulta. E lo fa in modo ancora più pericoloso per la libertà.

Secondo la sua impostazione, la proprietà non è un diritto, ma una “concessione della società”, accordata a certe condizioni e revocabile se l’uso del bene non è ritenuto “socialmente opportuno”. Questa non è un’interpretazione giuridica: è politica. È socialismo statalista dichiarato.

In uno stato di diritto liberale non esiste alcun patto sociale che vincoli il proprietario a un uso moralmente gradito del suo bene. I servizi pubblici non sono una contropartita che può condizionare la proprietà privata e la libertà di usarla a fini di reddito: i servizi sono pagati con le tasse, abnormi in Italia.

Trasformarli in una leva per disciplinare l’uso della proprietà significa negare il diritto stesso di proprietà.

Qui il principio di Salis è chiaro: se ciò che è tuo resta tale solo finché obbedisce alla pianificazione politica, allora non è più tuo. È un bene in concessione. Vale per l’affitto breve, per l’impresa “sbagliata” e per qualunque attività che produca reddito fuori dallo schema statale.

La Consulta ha confermato in peggio la nostra Costituzione, Salis ci costruisce sopra un sistema ideologico. Quando la proprietà diventa condizionata, la libertà è già stata sacrificata sull’altare dello statalismo socialista.

Andrea Bernaudo, 22 dicembre 2025


di seguito il testo del post di Roberto Salis

Andrea Bernaudo, presidente di Liberisti Italiani, sul blog di Nicola Porro si indigna per questa proposta della Regione Toscana. In realtà il problema è mal posto e non esiste l’abolizione della proprietà privata paventata.
La concessione fatta dalla società al proprietario del capitale investito nella casa per costruirla era stata fatta sulla base di altri accordi. La società aveva promesso di farsi carico dei costi sociali derivanti dall’opera (sicurezza, trasporti, manutenzione, etc) a fronte dell’impegno dell’investitore a destinare l’immobile alla residenza sua, della sua famiglia o di un eventuale affittuario. Questi costi sono in minima parte coperti dalle tasse sulla casa per le categorie catastali Ax.
Nel momento in cui l’investitore rompe l’accordo destinando l’immobile all’attività commerciale di affitti brevi, e quindi svincolando il capitale dall’impegno sociale originario, viene a mancare la motivazione a sostegno della concessione di favore ricevuta. L’attuale distorsione esistente infatti crea un ingiusto vantaggio per questo tipo di impiego del capitale rispetto ad altri che hanno maggiore valore sociale ma comportano più rischi, come ad esempio investire in un’attività industriale.
Per rimediare a questa distorsione esiste solo una via: gli immobili che non saranno più usati per il loro scopo originario di residenza devono essere accatastati in una nuova categoria catastale, fino a qualche anno fa non necessaria perchè l’attività commerciale degli affitti brevi non esisteva.
Ed ovviamente per questi immobili le tasse di pertinenza debbono coprire IN TOTO il costo per la società ad essa associata. Inoltre il passaggio dalla categoria residenziale a quella degli affitti brevi deve essere regolato in modo da non interferire con le dinamiche sociali dell’area in cui si trovano gli immobili.
Gli affitti brevi in una zona turistica a bassa densità abitativa sono un grande vantaggio sociale perché riportano vitalità a luoghi che rischiano l’abbandono e danno un forte impulso all’economia locale. Sono invece un grave danno in aree in cui sussiste una forte tensione abitativa ed in quelle aree la loro presenza deve essere regolamentata tenendo in considerazione il disagio che introducono per il resto della popolazione.

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