Con la pronuncia sulla legge toscana sugli affitti brevi, la Corte Costituzionale ha stabilito un principio devastante: una casa di proprietà può non essere più liberamente utilizzata dal suo proprietario se la politica decide che quell’uso non è “socialmente opportuno”. Un limite arbitrario imposto dall’alto, benedetto dalla Consulta in nome dell’interesse collettivo.
È un passaggio chiarissimo: la proprietà privata in Italia è una concessione revocabile.
La Consulta legittima un’impostazione odiosa: se lo Stato fallisce – sull’edilizia, sull’offerta abitativa, sulla fiscalità, sulla tutela dei proprietari – non riforma se stesso, colpisce chi ancora funziona, fa bene. Airbnb diventa l’ennesimo pretesto, il proprietario il colpevole perfetto. E mentre la libertà arretra, i ras della regione ed il loro codazzo esultano.
Gongolano perché questa sentenza li solleva da ogni responsabilità: non devono costruire, liberalizzare, semplificare. Devono solo vietare. Sono felici, perché vivono di controllo. Non c’è nulla di “sociale” in tutto questo. C’è solo l’idea balorda e profondamente illiberale che ciò che è tuo non lo sia davvero, se produce reddito, se sfugge alla pianificazione, se non serve agli obiettivi dei politicanti statalisti. È così per gli affitti brevi, per l’uso della tua casa, per la tua impresa.
Chi ha a cuore la proprietà privata deve capirlo; questa sentenza non riguarda Airbnb, riguarda tutti. Si deve insorgere. Quando la proprietà diventa condizionata, la libertà è già stata processata.
Andrea Bernaudo, 20 dicembre 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google“
Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani


