Cronaca

Banda della minicar, identificati gli aggressori: sono minori, hanno ammesso tutto

Uno è figlio di un carabiniere. Sono stati denunciati per tentato omicidio. Sette aggressioni e un attore in fin di vita

Sono due minorenni, di 16 e 17 anni, i ragazzi individuati dagli investigatori per la serie di violente aggressioni compiute a Roma a bordo di una minicar nera. Secondo quanto riportato questa mattina dal Corriere della Sera e da RaiNews, i due sarebbero stati identificati e denunciati. Una svolta nell’inchiesta sui raid che, tra il 4 e il 5 ottobre, hanno seminato il panico nelle strade della Capitale. Il bilancio è di sette persone aggredite, una delle quali, l’attore Davide Iacopini, è ancora ricoverata in gravi condizioni. E per quell’aggressione la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per tentato omicidio.

I due minorenni individuati

La svolta è arrivata dopo giorni di accertamenti condotti dai carabinieri e dalla polizia locale, impegnati a ricostruire gli spostamenti della piccola automobile utilizzata per colpire passanti apparentemente scelti a caso. Secondo le prime ricostruzioni giornalistiche, i due ragazzi avrebbero ammesso le proprie responsabilità. Uno di loro sarebbe figlio di un carabiniere. Circostanze riportate dal Corriere della Sera, sulle quali non è stato possibile acquisire una conferma investigativa diretta.

L’individuazione dei due sospettati rappresenta comunque un passaggio decisivo in una vicenda che ha sconvolto il quartiere Monteverde e le zone limitrofe. Per giorni gli investigatori hanno lavorato su testimonianze, immagini di videosorveglianza e dettagli raccolti nei luoghi delle aggressioni. Il filo conduttore era sempre lo stesso: una minicar scura, due giovani a bordo e attacchi improvvisi, spesso senza alcuna apparente provocazione.

L’aggressione a Davide Iacopini

L’episodio più grave risale alla sera del 5 ottobre. Davide Iacopini, attore di 42 anni apparso anche nelle serie Suburra e Maschi veri, stava percorrendo via Barrili, a Monteverde Vecchio, a bordo di un monopattino.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, dalla minicar che lo aveva affiancato uno dei passeggeri gli avrebbe sferrato un calcio, facendogli perdere l’equilibrio. L’attore è caduto violentemente contro un’automobile parcheggiata, riportando un gravissimo trauma cranico.

Trasportato all’ospedale San Camillo, è stato sottoposto a due delicati interventi neurochirurgici. L’ultimo aggiornamento sanitario verificato, diffuso il 12 ottobre, descriveva condizioni gravi ma stabili, con il paziente ancora ricoverato in terapia intensiva e la prognosi riservata. I medici avevano comunicato la riuscita del secondo intervento, precisando tuttavia la necessità di proseguire il trattamento intensivo.

La scia di violenza tra Monteverde e Testaccio

Quello contro Iacopini non sarebbe stato un episodio isolato. Tra il 4 e il 5 ottobre, nella stessa zona della Capitale, si sarebbero verificate altre aggressioni con modalità analoghe.

Una donna ha raccontato di essere stata colpita alla nuca mentre camminava. Un giovane di 26 anni sarebbe stato fatto cadere dal monopattino. Un’altra donna, in bicicletta in via di San Pancrazio, ha denunciato di essere stata spinta dal passeggero di una minicar nera.

E poi c’è il racconto di un uomo di 67 anni, avvicinato in viale dei Quattro Venti e colpito al fianco con un tubo di plastica. Un’altra aggressione sarebbe avvenuta nei pressi di ponte Testaccio, dove un uomo residente a Parigi ha riferito di essere stato preso di mira da un ragazzo con i capelli biondi, tagliati a spazzola.

Calci, spinte, colpi sferrati dai finestrini. Un copione ripetuto nel giro di poche ore, contro persone che avevano la sola sfortuna di trovarsi sulla strada dei loro aggressori.

Le telecamere e la minicar nera

Per arrivare all’identificazione dei presunti responsabili, gli investigatori hanno passato al setaccio decine di telecamere installate tra Monteverde, Testaccio e le principali strade di collegamento.

Al 12 ottobre erano circa quaranta gli impianti di videosorveglianza finiti sotto esame. Nelle ore successive erano state acquisite ulteriori immagini, alcune delle quali particolarmente nitide e potenzialmente utili a individuare la targa della vettura.

Un lavoro complicato anche da un dettaglio: le minicar hanno la targa soltanto sul retro, mentre molte riprese mostravano il veicolo frontalmente.

Tra gli elementi raccolti figurava inoltre un cappello che uno degli aggressori avrebbe perso durante un episodio nei pressi di ponte Testaccio. Un reperto sul quale gli investigatori avevano valutato possibili accertamenti tecnici.

Gli inquirenti avevano anche approfondito la denuncia del furto di una minicar nera presentata da un professionista romano. Il veicolo risultava compatibile, per modello e colore, con quello descritto dalle vittime. Si trattava però di una pista investigativa ancora da verificare, non di una prova definitiva del coinvolgimento di chi aveva avuto la disponibilità dell’automobile.

Il movente ancora da chiarire

Resta da capire perché i responsabili abbiano deciso di prendere di mira persone sconosciute. Una violenza apparentemente gratuita, ripetuta con modalità simili e concentrata in una porzione relativamente ristretta della città.

Nei primi giorni si era parlato anche della possibilità di una sfida nata sui social network, una cosiddetta challenge. Gli investigatori, tuttavia, non avevano trovato elementi sufficienti per confermare questa ipotesi e tendevano anzi a escluderla.

Nessuna certezza, dunque, sul movente. E nessuna ragione per trasformare un’ipotesi suggestiva in un fatto accertato.

L’inchiesta per tentato omicidio

L’indagine, inizialmente coordinata dal sostituto procuratore romano Ambrogio Cassiani, è stata aperta per tentato omicidio in relazione all’aggressione a Iacopini. L’individuazione dei due minorenni impone ora di chiarire le rispettive responsabilità, il coinvolgimento nei singoli episodi e i conseguenti passaggi di competenza giudiziaria.

Intanto resta la gravità di quanto accaduto. Perché dietro la definizione quasi innocua di banda della minicar ci sono persone colpite mentre tornavano a casa, camminavano per strada o si spostavano in bicicletta e monopattino. E c’è un uomo di 42 anni finito in terapia intensiva per un calcio ricevuto da uno sconosciuto.

Su nicolaporro.it, nei giorni scorsi, avevamo già raccontato il clima di inquietudine provocato da questa vicenda nell’articolo «Minicar criminale, ormai la vergogna è morta».

Adesso, con l’individuazione dei presunti aggressori, l’inchiesta entra in una nuova fase. Resta soprattutto una domanda: come sia stato possibile che una sequenza di aggressioni apparentemente senza motivo sia arrivata fino a mettere in pericolo la vita di una persona.

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