Cronaca

Minicar criminale, ormai la vergogna è morta

Sei persone investite per gioco, la caccia ai passanti come una sfida. E mentre si cercano i responsabili, è già pronta l’assoluzione morale: «Sono ragazzi, sono i nostri figli».

A Roma gira voce che i due balordi della minicar che cercano di ammazzare chi trovano a calci o a colpi di tubo di plastica, li conoscano benissimo: “Stanno solo dandogli il tempo di far sparire le prove e di farsi un alibi adatto, di pentirsi. Sapete, sono di famiglia ricca”. La solita malevolenza classista, non del tutto pretestuosa. “Ma quanti volete siano i ragazzini con una minimacchina da 15mila euro?”. Su questo la vox populi romani sbaglia, sono tanti quante sono le famiglie benestanti che i figli li viziano per far capire che non sono come i figli degli altri e poi li schermano, li proteggono.

Come ne “I nostri ragazzi”, ricordate? Con i soliti attori romani che impersonavano un po’ loro stessi, la “soscietà” sfilacciata pariolina di cui non fanno fatica a riprodurre certi vezzi, certi atteggiamenti penosi. Questi filmetti moralistici, queste commedie da frigorifero e da cameretta romana che condannano la borghesia, progressista ma ancora troppo borghesia, sono tutti un po’ come la Grande Bellezza, consolatori allo stesso modo un po’ merdoso: sì, facciamo schifo ma ci piacciamo tanto così come siamo. Li prenderanno, se non li hanno già presi, i due bastardi in erba ma è da escludersi finisca al modo del film, coi due fratelli che si ammazzano per il livore e la vergogna: prepariamoci se mai a sentire la solita inesorabile litania, “sono i nostri figli”, per dire figli privilegiati che non vanno presi a sberle ma solo capiti, assecondati nella putrefazione precoce. “Nessuno tocchi Caino” non è solo uno slogan miserabile finito nella lobby di Emma Bonino, è il comandamento dell’irresponsabilità.

I valori? Sì, buoni da sbandierare alle manifestazioni coi vessilli di Hamas per coprirsi una coscienza che non c’è, l’ipocrisia che circola nelle ztl, uguali ovunque, a Roma come a Milano come nella provincia infognata, per cui si vota la Ilaria Salis per il frisson di fargliela fare franca, la si spedisce nel reame della UE dove, insieme con il suo partito AVS, con la casa madre del PD e con i fratelli coltelli dei 5 Stelle, votano a favore dei fratelli musulmani, organizzazione terroristica. Per forza, poi li candidano.

Nessuno processi Caina! C’è sempre stato il demone narcisistico del peggio, dell’abisso in questa borghesia comunista che oggi come quand’ero ragazzo, 50 anni fa, vedo proteggere i suoi figli degeneri, mascalzoni o aspiranti killer e sempre con pretesti ignobili: i fascisti, l’imperialismo, il capitalismo da abbattere, da cancellare, ma domani. Perché fin che ci stiamo dentro, a denunciarlo male non ci fa. Le so io, certe chat di ex compagni di liceo dove si difendono i figli cialtroni che “bruciano la Meloni” e “ah, io fosse per me tornerei ai bei tempi delle Brigate Rosse”.

Minorenni con la miniauto per centrare chi passa come birilli e possibilmente eliminarli e se uno come l’attore Davide Iacopini lo trovano in monopattino è più divertente perché lo strike riesce meglio. Il percorso omicida è infallibile: Parioli, Monteverde, Gianicolo, sembra quello di Nanni Moretti in “Caro Diario” quando si fermava a Casal Palocco a sottoporre a un ricco di passaggio strampalate questioni sociologiche.

Qui, a Casal Palocco, tre anni fa altri minorenni o poco meno travolgevano a 130 all’ora in una zona pedonale, a bordo di una fuoriserie noleggiata, una Smart “per sfida social” e ci lasciava la vita un bimbo di 5 anni: la madre, sconvolta, trattata da pezzente, loro che dicevano “’sta rompicoglioni, adesso i nostri genitori la pagano così non dobbiamo più sentirla”. Sono finiti a processo, nessuno ha fatto un minuto di galera, quello che guidava, figlio di funzionari parastatali, è rimasto ai domiciliari nella lussuosa villa di famiglia e ha patteggiato 4 anni e 4 mesi, pena sospesa, per omicidio stradale. Neanche la patente gli hanno ritirato. Anche quella volta si sentirono cose ignobili, di un classismo disgustoso nella pretesa, palese, strafottente, di una giustizia diseguale, che tenesse conto, come poi è successo, del rango e del censo.

E questi due della minicar, se poi sono due soli, sono i fratellini di quelli di Casal Palocco. Ma più in generale è sparita la vergogna, il rimorso; non è questione di sociologia spicciola, è che davvero si è conclamata la filosofia miserabile del “se poteva ha fatto bene” che prescinde da ogni altro scrupolo. E dire che questo della minicar assassina come l’altro della fuoriserie criminale sono racconti dell’orrore, un orrore vero, disciolto nei nostri giorni comuni che di colpo s’infragono, finiscono in un’eternità di tormento.

Ma interessa davvero a qualcuno? “Ah, è il disagio”. Nel culo, ce l’hanno, il disagio questi che vivono sballottati in una bambagia tossica, che a 16 anni girano in macchinina liberi di trucidare chi vogliono e dopo mamma li coccola, li contestualizza, “nessuno tocchi mio figlio”.

Una cosa è vera di tutta la melma autogiustificazionista: che “siamo tutti colpevoli”, che non c’è chi si salva perché anche gli estranei ormai reagiscono col cinismo e con il menefreghismo etico. Cosa credete succederà appena li prendono questi due? La immancabile farsa del pentimento recitato, le spettabili scuse alle vittime, le mamme che latrano “sono i nostri figli”, la pratica del vittimismo e del benaltrismo, lo scaricabarile. E i fatidici sociologi e psicologi ultrà a ripetere per telegiornali e talk show che “ci stanno dicendo qualcosa e non sappiamo ascoltarli”. Sì, ci stanno dicendo che sono balordi figli di balordi e, quanto ad ascoltarli, i sei mezzi accoppati li hanno sentiti benissimo.

L’attore Davide Iacopini se ne andava tranquillo per Roma sul suo monopattino woke e da una macchinetta per ragazzini fuori controllo un piede lo ha scaraventato sull’asflato. Così si deve morire, per “sfida”, per gioco, per boria, per dimostrare che non solo la legge non è uguale per tutti, ma la morale stessa, la società, perfino l’età dell’innocenza che innocente non è più, che affonda in sabbie mobili di ferocia.

Max Del Papa, 11 ottobre 2026

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