Non entro nel merito delle dichiarazioni della dott.ssa Borrelli in merito allo stupro: ciascuno è responsabile di quanto sostiene e se ne assume le conseguenze, soprattutto quelle che simili esternazioni possono avere sulla mente di persone fragili, specie degli adolescenti, dei giovani che imparano a costruire, giorno dopo giorno, le proprie relazioni con gli altri: la consapevolezza dell’importanza della dimensione sessuale è essenziale nella vita di ciascuno.
Voglio, dunque, andare oltre le affermazioni della nota giornalista e il coro delle polemiche nate attorno ad esse. Desidero, invece, rilevare, con grande rammarico, che mi sembra che da nessuna parte si sia levata una voce per chiedere scusa a tutte quelle donne che, in Italia e nel mondo, sono state vittime di violenza, una violenza che lascia segni indelebili nella vita delle vittime. Parlare di stupro significa parlare di un atto che cancella la dignità e la sacralità della persona, un atto che annienta le relazioni e l’intimità di chi ne è vittima.
Al di là degli schieramenti sulla colpevolezza o sull’innocenza di Andrea Sempio – ricordo che le indagini sono in corso – quello che più mi spiace è che determinati argomenti siano affrontati con leggerezza, senza la dovuta prudenza e attenzione alla dignità di ciascuno, in quanto persona: quello che, a mio avviso, è oltremodo preoccupante è la mancanza di un’attenzione educativa, ossia il fatto che, quando parliamo, non ci rendiamo conto che tra gli ascoltatori ci sono persone che stanno imparando a conoscere se stessi e il loro rapporto con le persone e la realtà.
Cosa può pensare un ragazzo della violenza sessuale? Che le sue pulsioni possono essere in qualche modo giustificate se dovessero sfociare in una forma di possesso violento di una ragazza? Cosa può pensare una ragazza vittima di molestie da parte di un compagno o di un adulto? Che quello che subisce è in qualche modo giustificato ancestralmente? No, fermiamoci tutti e recuperiamo il senso ed il significato delle nostre vite, delle nostre parole, delle nostre relazioni, del nostro impegno: per nostro intendo di tutti noi adulti, soprattutto di chi esercita una responsabilità e sa che le sue parole hanno ampia diffusione.
Invito quindi il mondo dell’informazione ad essere reale strumento di crescita, di formazione ai valori positivi ed umani che sono garanzia di una serena convivenza: da sempre sostengo che il giornalismo è presidio della democrazia. A questa funzione di presidio aggiungo quella, non meno importante e complementare, di formazione dei cittadini sui grandi temi che intercettano le nostre vite, a tutti i livelli. Le grandi inchieste del giornalismo del passato hanno contribuito a che i grandi problemi della nostra società fossero affrontati dal decisore politico: ritorniamo a questa dimensione alta e non limitiamoci a rimestare nel torbido delle questioni della cronaca. E, davvero, la nostra vicinanza vada, in modo sentito e accorato, a tutte le persone che sono vittime delle diverse forme di violenza fra le quali quella sessuale è la forma più turpe e meschina.
Suor Anna Monia Alfieri, 19 maggio 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google“
Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


