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Basta terrore, i veri numeri sulla variante Delta

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“Covid. La variante Delta fa paura, dall’Europa all’Australia”. Così il terrorizzante titolo di un lungo e argomentato articolo pubblicato sulle pagine online dell’Avvenire. A tale riguardo un mio amico aperturista della prima ora ha così commentato: allora è vero che non c’è più religione. Battute a parte, duole riconoscere che persino il quotidiano dei vescovi si sia completamente allineato alla dominante disinformazione sanitaria, se così la vogliamo definire.

Tant’è che all’interno del summenzionato articolo, secondo una prassi oramai tristemente consolidata, si scopre che le cose non sono poi così drammatiche, almeno sul piano dei numeri i quali, rispetto ai richiami emozionali dei titoli, hanno la testa assai più dura. Lo stesso autore del pezzo, difatti, dopo aver enfatizzato l’ennesimo picco di contagi registrato lunedì scorso nel Regno Unito – pensate un po’, circa 22 mila casi su oltre 1,2 milioni di tamponi eseguiti -, ha riportato il dato sui decessi dello stesso giorno attribuiti al COVID-19: 3. Capito? 3, non 3 milioni, come sarebbero indotti a pensare gli sprovveduti che da un anno e mezzo a questa parte si bevono senza fiatare le pozioni tossiche del giornale unico del virus.

Per quanto poi riguarda l’Australia, che secondo il pezzo in oggetto sarebbe in preda a una diffusa paura, gli stessi numeri parlano una lingua completamente diversa. A fronte di una percentuale di australiani vaccinati molto bassa, appena il 5%, il Paese dei canguri registra dall’inizio della pandemia solo 910 decessi. Dunque, malgrado ci siano solo un sessantesimo dei morti contati in Italia in rapporto alla popolazione, con una scarsa propensione a vaccinarsi, in Australia se la starebbero letteralmente sotto dalla paura. E per suffragare la tesi di una catastrofe imminente, l’Avvenire ha ripreso una notizia riportata con grande enfasi anche dai principali quotidiani italiani, secondo cui a Sidney le autorità sanitarie avrebbero individuato casi di contagio avvenuti nello spazio di 5/10 secondi, avvalorando l’impressione di un virus che si comporta quasi allo steso modo delle radiazioni nucleari.