Cultura, tv e spettacoli

Beatrice Venezi rompe il silenzio: “Io offesa e bullizzata. Non piaccio alla casta”

Il direttore d'orchestra licenziato dal Teatro La Fenice di Venezia: "Mai mancato rispetto ai lavoratori. La vicenda andrà chiarita"

beatrice venezi Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Dopo essere stata licenziata per una intervista, Beatrice Venezi rompe il silenzio e dice la sua. “Mai sono mancata e mai mancherò di rispetto ai lavoratori di nessun teatro – assicura il maestro d’orchestra – a differenza di quanto invece ho ricevuto dai lavoratori de La Fenice negli ultimi otto mesi, che mi hanno costantemente e sistematicamente diffamata, calunniata, offesa e bullizzata, su social, giornali, Tv, in Italia e in tutto il mondo, con l’intento dichiarato di danneggiare la mia immagine professionale e conseguentemente la mia carriera”.

La fondazione La Fenice ieri ha annunciato di aver cancellato tutte le “collaborazioni future” con Venezi. La risposta è stata affidata ad una nota, redatta da Aldo Belli, capo ufficio stampa del maestro, secondo cui la comunicazione formale da parte del sovrintendente Colabianchi è arrivata “solo successivamente” all’annuncio pubblico. Venezi per questo “si astiene da ogni commento sull’eleganza della forma”, ma precisa che è “evidente che le dichiarazioni rese” al quotidiano argentino ‘La Nacion’ il 23 aprile scorso “avrebbero dovuto essere lette nel contesto dell’intervista e non distorte e strumentalizzate. È stata dichiarata una idea specifica e circostanziata che non poteva essere travisata”. Quindi sì, Venezi prende atto della decisione, ma questa “andrà comunque chiarita nelle motivazioni e a cui si dovrà rispondere in modo opportuno”.

Nella nota, lo staff della Venezi spiega che da mesi è vittima di una campagna di stampa denigratoria, orchestrata – è il caso di dire – proprio dai lavoratori de La Fenice. È “sufficiente scorrere la cronaca italiana e non solo” – fanno notare – “per constatare la reiterata comunicazione lesiva del ‘rispetto’ dovuto al maestro Venezi”. Il direttore è convinta che in Italia “essere giovane è un handicap’, e poi donna un aggravante”: “Il mio è il successo di una ragazza di provincia che si è fatta da sola. E questo non piace alla Casta”.

 

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