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Becchi e Tarro: 4 domande (e risposte) sui vaccini - Seconda parte

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4. Sia pure a rilento sono iniziate le vaccinazioni in Italia, con quali vaccini?
Se c’erano diverse opzioni sul mercato perché non di sono prese in considerazione tutte valutando i pro e i contra?

Considerando il panico mondiale che si è creato intorno alla Covid-19, ci si sarebbe aspettato una sorta di consorzio internazionale delle principali aziende farmaceutiche per ottimizzare la ricerca di un unico vaccino. Così non è stato e oggi i futuri, presunti, vaccini anti-Covid sono oltre 70 tutti realizzati in pochi mesi, mentre per realizzare un vaccino ci vogliono mediamente 8-10 anni.

In Italia da fine dicembre sono iniziate le vaccinazioni mediante “vaccini” a terapia genica come quelli prodotti da Pfizer-BioNTech (quello Moderna sarà approvato a gennaio).

La specificità del prodotto della Pfizer-BioNTech consiste nel fatto che per affrontare il Sars-Cov-2 è stato realizzato, non un classico “vaccino” ma una terapia genica, basata su mRNA (RNA messaggero) che contiene le istruzioni per la sintesi nell’organismo umano di nuove proteine le quali dovrebbero permettere di meglio resistere all’attacco del virus Sars-Cov-2. I fautori di questa terapia fanno notare che le cellule umane già processano, normalmente, più di 5000 diversi RNA messaggeri, che sono tutti temporanei, possedendo l’mRNA nel nostro organismo una emivita media di circa 5 minuti. Il prodotto della Pfizer-BioNTech, quindi, non rappresenterebbe un rischio significativo. I critici, dal canto loro, fanno notare che la terapia, genica (oggi ancora in fase sperimentale e utilizzata solo contro gravissime malattie genetiche, non infettive, per le quali non esiste una cura, come distrofia muscolare di Duchenne, adrenoleucodistrofia cerebrale, Mucopolisaccaridosi…) potrebbe, invece, scompaginare il nostro sistema immunitario, impedendogli, così, di continuare a neutralizzare gli innumerevoli virus con i quali conviviamo da millenni.  Insomma, il dibattito nella comunità scientifica è aperto.

A fine dicembre nel Regno Unito è stata autorizzata la somministrazione di un altro vaccino della multinazionale farmaceutica AstraZeneca con un prodotto vaccinale preparato in maniera diversa dai vaccini a RNA messaggero, meno costoso e più stabile, e non soggetto ai problemi di bassa temperatura per la sua conservazione e trasporto. Si tratta di un vaccino con un vettore virale di adenovirus in grado di infettare le cellule umane senza causare malattia ed in grado di trasportare la proteina solubile della COVID-19 verso cui l’organismo ospite sarebbe capace di produrre anticorpi specifici con un’efficacia almeno del 70%. La sperimentazione clinica è stata già fatta nel Regno Unito e in Brasile ed anche allo Spallanzani di Roma.

Se ci sono diversi vaccini in circolazione perché in Italia abbiamo al momento accettato proprio quello che presenta più rischi?