E’ così che si chiude “Vi racconto il cinema”, one man show con cui Enrico Vanzina stimola una memoria collettiva che ha accompagnato un’intera generazione suscitando negli spettatori qualcosa di raro. Infatti non restano semplici ascoltatori, ma diventano parte della scena, perché rivivono lunghi frammenti di emozioni lontane.
Tra i ricordi affiora anche una delle fucine più sorprendenti del talento italiano: il Marc’Aurelio, la rivista satirica romana dove, attorno al grande papà Steno, si formarono molti dei futuri maestri della commedia: Un giorno si presentò un giovane.
«E tu che sai fare?»
«So disegnare.»
Era Federico Fellini, il visionario che avrebbe incantato il cinema mondiale.
E poi i volti delle attrici, apparizioni luminose di un cinema che sembrava abitato dall’eleganza e dalla grazia. Dalla conturbante Brigitte Bardot, scoperta da Steno quando era ancora castana, fino a Virna Lisi — per Vanzina la più bella e raffinata di tutte.
Non mancano i lampi di quell’ironia che trasformava la vita in commedia. Alberto Sordi, invitato a teatro a New York, si presenta con il braccio al collo per sottrarsi alla processione di strette di mano. Totò, dopo aver comprato una barca ma diffidando del mare, la segue lungo la costa in automobile. Piccoli gesti che sembrano già scritti per il cinema.
Ma sotto il sorriso corre un filo profondo. Il racconto di Vanzina è attraversato da una commozione discreta che riaffiora quando la memoria si avvicina agli affetti più intimi.
La voce si incrina parlando della madre, presenza luminosa della sua vita, custode silenziosa di quella casa in cui il cinema era quasi una lingua quotidiana, tra Monicelli e Scola.
E poi c’è Carlo, il fratello a cui lo spettacolo è dedicato. Nel ricordarlo, Enrico trova una delle immagini più struggenti della serata: il grande regista capace di far ridere milioni di spettatori, ma impossibilitato a cancellare l’ultima scena della propria vita.
In platea si avverte allora un silenzio diverso. Non è più soltanto nostalgia: è riconoscimento. Perché dentro quel momento personale ognuno si riconosce.
Forse è proprio questo il segreto della commedia all’italiana: sotto la leggerezza custodiva sempre una forma di pietà e di rispetto per le debolezze umane.
E quando le luci si abbassano resta sospesa nell’aria la frase semplice e luminosa: bisogna essere felici, se non altro per dare l’esempio.
Luigi Bisignani per Il Tempo
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Enrico Vanzina


