Cronaca

Boccia vuota il sacco su “Superman” Ranucci: il bacio, le chat e quella domanda su Lavitola

“Nessuna relazione fisica” con Sigfrido. Ma l’intervista riporta al centro l’immagine artificiale e il dubbio su come sia uscita dalla conversazione privata

maria rosaria boccia e Sigfrido Ranucci
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Il bacio è artificiale, l’affetto no. Maria Rosaria Boccia interviene sul rapporto con Sigfrido Ranucci e nega che tra loro ci sia stata una relazione fisica. Ma nell’intervista al Foglio, in occasione dell’uscita del libro Guai a chi lo tocca – Io, Sigfrido e le tempeste, l’imprenditrice racconta anche le conversazioni private, le finte prime pagine realizzate per scherzo e le tensioni nate intorno alla loro amicizia. Con una domanda che resta senza risposta: come sarebbe arrivata a Valter Lavitola un’immagine scambiata privatamente?

La precisazione arriva subito: “No. Tra me e Sigfrido c’è stato affetto. E molto. Ma non c’è mai stata una relazione fisica”. Boccia sostiene di aver già chiarito la natura del legame nel volume, prima dell’articolo di Libero richiamato nell’intervista. E indica le circostanze degli incontri: “No. Come avevo già scritto nel libro, quindi ben prima dell’articolo di Libero, ho sempre incontrato Sigfrido alla presenza del mio avvocato e lui della sua scorta. Mai da soli. Il contatto fisico si è limitato al normalissimo bacio di saluto che due amici possono scambiarsi quando si incontrano o si congedano”.

Al centro delle domande c’è soprattutto l’immagine generata con l’intelligenza artificiale che ritrae un bacio tra i due. Nessuna fotografia capace di documentare una relazione, dunque, secondo la ricostruzione dell’imprenditrice: si tratterebbe di una creazione nata per gioco. “Quell’immagine nasce da una delle finte prime pagine satiriche che io e lui ci divertivamo a creare e a scambiarci privatamente. La scena del bacio è artificiale: io non ho mai baciato Ranucci. Detto questo…”.

Un passatempo che Boccia presenta come una risposta ironica all’attenzione dei giornali. Nel libro, spiega, quelle copertine vengono raccontate come una sorta di pasquinata contemporanea, costruita prendendo di mira proprio il linguaggio dell’informazione. Ranucci avrebbe apprezzato, tanto da scriverle: ‘COMUNQUE TU DOVRESTI DIRIGERE UN GIORNALE’. Resta però il capitolo della circolazione del materiale privato. È la stessa Boccia a porre la questione, senza dare per accertato che l’immagine sia quella alla quale si sarebbe riferito Lavitola: “Lei è gentile. Rimane però una domanda alla quale non so rispondere: se la fotografia della quale Lavitola avrebbe parlato fosse effettivamente questa, come è uscita dalla nostra conversazione privata e come è arrivata fino a lui?”. Alla possibilità, suggerita nell’intervista, che a trasmetterla sia stato Ranucci, risponde con un “Forse”. Nessuna certezza, quindi, sul percorso dell’immagine.

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Le chat, del resto, sono un altro elemento del racconto. Boccia riferisce di scambi scherzosi su corteggiamenti, gelosie ed equivoci, avvertendo che singole frasi, separate dal contesto, potrebbero prestarsi a ricostruzioni sentimentali. Un terreno sul quale entra in scena anche l’amica del cuore del giornalista, Laura Cianfoni. L’imprenditrice evita di attribuirle sentimenti come se fossero fatti dimostrati: “Io posso raccontare ciò che ho vissuto, non certificare i sentimenti di Laura”.

Cita però un episodio preciso. “La sera del 27 maggio 2025 ricevetti da lei una comunicazione che interpretai come contenente insinuazioni sulla natura del mio rapporto con Sigfrido. Mi colpì perché stavo attraversando un momento personale e giudiziario già molto complesso e non avevo alcuna intenzione di entrare in un triangolo sentimentale. Le chiarii la natura del rapporto con lui e poi scelsi di sottrarmi a quella dinamica”. È dunque Boccia a leggere in quel messaggio un riferimento al proprio legame con il giornalista. E aggiunge di non avergli mai chiesto di scegliere tra lei e Cianfoni.

Nel racconto trova spazio anche Nicola Cantone, manager del settore sanitario e persona cara all’imprenditrice. Il suo ingresso nella vita di Boccia finisce inevitabilmente nelle conversazioni con Ranucci, fino alla creazione di una chat comune: “A un certo punto – continua Boccia – creo persino un gruppo WhatsApp con noi tre, nel quale condividiamo le nostre finte prime pagine. Io scrivo, Nicola risponde, Sigfrido visualizza e tace”. Un silenzio sul quale l’autrice scherza, evocando una possibile gelosia. Ma è lei stessa a precisare che si tratta di ironia, non di una diagnosi dei sentimenti altrui.

Anche la confezione del libro porta la sua firma. La copertina raffigura Ranucci nei panni di Superman e Boccia spiega di aver curato il progetto mantenendo il riserbo persino con i familiari, che ne avrebbero scoperto l’esistenza soltanto dopo l’uscita dell’Ansa. Una scelta motivata con il desiderio di proteggere un lavoro nel quale aveva investito tempo, risorse e sentimenti, dopo aver già sperimentato fughe di notizie. “Del resto ho anche una recensione preventiva abbastanza autorevole”, ha aggiunto: “Quale? Quella del mio Superman! Che mi aveva già scritto che avrei potuto dirigere un giornale!”.

I contatti con Ranucci, intanto, proseguono. Alla domanda se lo senta ancora, risponde: “Certo. Ci siamo sentiti ieri mattina, ieri sera, ancora questa mattina”. Al momento dell’intervista il giornalista, secondo quanto riferisce Boccia, non aveva ancora letto il volume. L’autrice esclude però di avergli dedicato un ritratto senza ombre: “Non lo ha ancora letto. Ma perché dovrebbe prenderla male? Lui sa quanto gli voglio bene. Questo non significa che abbia scritto un’agiografia, intendiamoci. Racconto anche discussioni, dissensi, momenti nei quali Superman perde qualche superpotere. Ma sa cosa mi dispiace?”.

Il rammarico riguarda la possibilità che l’attenzione si concentri esclusivamente su un presunto rapporto sentimentale, lasciando in secondo piano il racconto dell’amicizia. La conclusione è un invito a distinguere il lavoro del giornalista dalla sua vita privata: “Ho un’idea molto semplice. Giudicate Ranucci per il giornalista. Fate tutte le domande necessarie sul suo lavoro. Ma l’uomo, quando non esiste un concreto interesse pubblico, lasciatelo ‘libero’”.

Massimo Balsamo, 19 settembre 2026

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