Esteri

Bomba sui conti della Francia: 54 miliardi di tagli o è default!

Tra conti pubblici fuori controllo, rivolta dei pescatori e un deficit che vola oltre il 6,5%, il premier Lecornu prova la stretta disperata. Ma la piazza non ci sta

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La Francia presenta il conto di anni di spesa pubblica fuori controllo. E stavolta il conto rischia di essere salato. Parigi deve trovare 54 miliardi di euro di risparmi entro il 2027, mentre il costo del debito aumenta, i mercati tengono sotto pressione i titoli di Stato e nelle strade cresce la protesta contro il caro energia. Secondo il premier Sébastien Lecornu, senza le misure previste il deficit potrebbe addirittura superare il 6,5% del Pil.

È il paradosso di una Francia che deve stringere la cinghia proprio quando una parte del Paese chiede più aiuti per riuscire a pagare bollette e carburante. Il governo cerca di ridurre la spesa, ma ogni taglio rischia di alimentare il malcontento. I pescatori bloccano i porti del Mediterraneo, i lavoratori dell’energia scioperano e il tema del costo della vita torna a dominare il dibattito pubblico.
Il conto del debito

Nel frattempo, a Parigi i numeri impongono una realtà difficile da aggirare: il debito costa sempre di più e il deficit non può continuare a correre indisturbato. La pressione sui titoli di Stato francesi ha portato i costi di finanziamento ai livelli più elevati dal 2008. Per il governo, dunque, non si tratta soltanto di rispettare gli obiettivi di bilancio, ma di evitare che l’aumento degli interessi diventi un ulteriore macigno sulle finanze pubbliche.

Lecornu ha spiegato che, senza gli interventi previsti, il disavanzo nel 2027 supererebbe il 6,5% del Pil. «Si tratta di una svolta importante: questi risparmi permetteranno di ridurre sensibilmente la dinamica della spesa, i cui costi continuano ad aumentare ogni anno», ha dichiarato il premier a Le Figaro.

Il governo deve quindi intervenire sulla spesa proprio mentre aumentano le pressioni sull’economia. Il ministro dell’Economia Roland Lescure ha inoltre avvertito che le ripercussioni della crisi in Medio Oriente potrebbero spingere il deficit di quest’anno oltre l’obiettivo del 5% del Pil.

La Francia che protesta

Ma se i conti impongono austerità, la piazza presenta un conto completamente diverso. Giovedì i pescatori francesi hanno bloccato l’accesso a diversi porti del sud del Paese per protestare contro l’aumento del costo dei carburanti. Nei giorni precedenti erano scesi in sciopero lavoratori dell’energia, forze di polizia e altri comparti.

A Parigi servono tagli; fuori dai palazzi del potere si chiedono invece più sostegni. È questa la contraddizione che rischia di rendere esplosiva la discussione sulla legge di bilancio 2027. Dopo sei ore di colloqui, i pescatori hanno accettato di revocare i blocchi in diversi porti del Mediterraneo. Ma la protesta ha mostrato quanto il tema dell’energia sia diventato sensibile. «I pescatori vengono strangolati, stanno soffocando», ha dichiarato a Reuters Gérard Corontano, rappresentante dei pescatori di La Ciotat.

Per contenere la pressione sulle categorie più colpite, Lecornu ha annunciato la proroga fino alla fine dell’anno degli aiuti straordinari per il carburante destinati ad agricoltura, pesca ed edilizia. Ed è proprio qui che emerge il cortocircuito: mentre il governo annuncia miliardi di risparmi per ridurre il deficit, è costretto contemporaneamente a prorogare gli aiuti per evitare che il caro energia faccia saltare interi settori produttivi.

La difficile partita parlamentare

A complicare ulteriormente la situazione c’è il Parlamento. L’Assemblea nazionale è profondamente frammentata e il governo non dispone di una maggioranza assoluta. I socialisti hanno già escluso il proprio sostegno, come era avvenuto per il bilancio del 2026.
L’esecutivo potrebbe quindi essere costretto a cercare un’intesa con il Rassemblement National. Marine Le Pen ha però avvertito che il suo partito voterà contro il bilancio se dovesse contenere il mancato adeguamento delle pensioni all’inflazione come misura di risparmio. La leader del RN non ha escluso l’astensione, spiegando di voler prima esaminare il testo definitivo.

Lecornu prova dunque a giocare una partita quasi impossibile: rassicurare i mercati senza esasperare gli elettori, tagliare la spesa senza moltiplicare le proteste e trovare in Parlamento i voti necessari senza una maggioranza assoluta.

La legge di bilancio 2027 sarà così molto più di una semplice manovra finanziaria. Sarà il punto di collisione tra due realtà che oggi sembrano difficili da conciliare: la Francia che deve risanare i propri conti e la Francia che non vuole più pagare il prezzo dell’aumento del costo della vita. E mentre si avvicinano le elezioni presidenziali, il margine di errore per Parigi si fa sempre più stretto.

Apostolos Apostolou, 19 settembre 2026

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