Ennesimo clamoroso colpo di scena nelle indagini legate al delitto di Garlasco, avvenuto il 13 agosto 2007. Fin dalle prime ore del mattino, carabinieri e Guardia di Finanza hanno avviato perquisizioni nelle abitazioni di ex inquirenti, investigatori e familiari di Andrea Sempio, uno degli indagati del caso. Tra gli obiettivi del blitz figura anche la casa di Mario Venditti, ex procuratore di Pavia e attuale presidente del Casinò di Campione. Venditti sarebbe accusato di corruzione in atti giudiziari per aver archiviato nel 2017 l’indagine contro Sempio.
Un appunto sospetto e movimenti di denaro sotto indagine
L’inchiesta è partita dal ritrovamento, avvenuto il 14 maggio scorso, di un appunto a penna su un bloc notes nella casa dei genitori di Andrea Sempio. Sul foglio c’era scritto “Venditti gip archivia X 20-30 euro”. L’annotazione, risalirebbe ai primi di febbraio 2017, è stata trovata insieme a documenti che potrebbero correlarsi alla chiusura del fascicolo contro Sempio. Gli investigatori sospettano che la famiglia di Sempio fosse al corrente delle indagini in corso e abbia preso provvedimenti per influenzare l’iter giudiziario.
Va detto, però, che nel bloc notes è indicata la data 2016 (e non 2017) che però gli attuali investigatori sono convinti (sulla base di cosa?) che si tratti di un errore materiale di chi redasse quell’appunto.
Le perquisizioni e l’accusa all’ex procuratore
Oltre alla casa di Venditti, sono state perquisite le abitazioni di parenti di Andrea Sempio e quelle di due ex carabinieri della sezione di polizia giudiziaria di Pavia, oggi in pensione. Gli investigatori stanno analizzando movimenti bancari legati a versamenti di denaro effettuati dalle zie paterne di Sempio alla famiglia. Una somma di 40mila euro sarebbe stata trasferita dalle zie al padre di Sempio nei mesi di dicembre 2016 e gennaio 2017, e parte del denaro potrebbe essere stata usata per corrompere il magistrato.
Le intercettazioni e i dettagli su Sempio
Le intercettazioni di Andrea Sempio hanno aumentato i sospetti. Tra le conversazioni captate, una avvenuta tra Sempio e suo padre subito dopo l’interrogatorio includeva una riflessione sull’alibi legato ad uno scontrino: “Ne abbiamo cannata una, che io ho detto che lo scontrino era stato ritrovato dopo che ero stato sentito, che tu hai detto che l’abbiamo ritrovato prima”. L’annotazione trovata nella casa della famiglia Sempio, insieme a presunti errori nell’interrogatorio, fa pensare che ci fosse una consapevolezza di informazioni coperte dal segreto d’ufficio.
Il decreto di perquisizione
Ma cosa c’è scritto nei documenti redatti dai procuratori di Brescia? Eccolo: “Le indagini condotte nel 2017 a carico di Sempio Andrea sono caratterizzate da una serie di anomalie, tra cui l’omissione da parte della P.G. incaricata delle indagini (la Sezione di P.G. della Procura di Pavia), della trascrizione di alcuni passaggi rilevanti delle intercettazioni ambientali, alcuni contatti opachi del Sempio con gli U.p.g. Spoto e Sapone (rispettivamente addetto e responsabile della sezione di PG), i quali risultano avere intrattenuto con i Sempio, poco prima della loro audizione in Procura, dei contatti non relazionati (il Sapone) oppure di durata incongrua rispetto all’attività in svolgere (lo Spoto); la breve durata dell’interrogatorio di Sempio Andrea; la verosimile conoscenza anticipata, da parte dei membri della famiglia Sempio, dei temi su cui sarebbero stati sentiti dai PP.MM.; il tutto senza trascurare la conclusione dell’annotazione d’indagine datata 7.3.2017 con formula tranchant circa la ‘completamente assenza di elementi a supporto’ delle ipotesi accusatorie a carico di Sempio Andrea”.
E ancora: “Si poteva rilevare che in occasione della notifica dell’invito a comparire per rendere interrogatorio, il Maresciallo Spoto, Carabiniere della Sezione di P.G. della Procura di Pavia, si intratteneva presso Sempio Andrea per un tempo assai esteso, incompatibile con la mera esecuzione dell’attività notificatoria, atteso che raggiungeva Sempio alle ore 16.35 e attestava l’esecuzione della notifica alle ore 17.45; emergeva altresì che il Lgt. Sapone – risultato avere rapporti di particolare confidenza e correlazione con l’indagato Venditti – aveva avuto con Sempio Andrea un contatto in data antecedente, pur non risultando una ragione investigativa correlata a tale necessità”.
Anche la trascrizione delle intercettazioni, come visto, desta dei sospetti sulla modalità con cui sono state svolte a suo tempo le indagini su Sempio. “Dal riascolto delle intercettazioni ambientali svolte all’interno dell’auto dei Sempio, emergeva che già il 9.2.2017 – e dunque il giorno precedente a quello fissato per l’interrogatorio – Sempio Andrea era a conoscenza di alcuni elementi nell’esposto presentato dalla madre di Stasi Alberto (esposto che aveva dato origine al procedimento); emergeva altresì che l’indagato era stato informato da qualcuno delle domande che gli sarebbero state rivolte”. E ancora: “Tra i passaggi intercettivi non trascritti vi era il riferimento di Sempio Giuseppe alla necessità di ‘pagare quei signori lì’ con modalità non tracciabili. In relazione a tale elemento appare necessario comprendere perché fu omessa la trascrizione di quelle frasi – di forte valenza indiziaria – e soprattutto fu omessa ogni verifica bancaria allo scopo di (cercare di) ricostruire chi fossero i beneficiari effettivi di quei pagamenti e la loro causale”.
Indagini ancora aperte sul delitto di Chiara Poggi
Oggi, a distanza di 18 anni dal delitto, il caso di Chiara Poggi continua a far discutere. Gli inquirenti stanno analizzando nuovi elementi, tra cui impronte biologiche e dettagli legati alla scena del crimine. Nel frattempo, le nuove accuse e il coinvolgimento dell’ex procuratore di Pavia gettano ulteriore ombra su una vicenda giudiziaria complessa e controversa.
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