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CLAMOROSA NOTIZIA (CHE STIAMO VERIFICANDO) SU RANUCCI

Il ministro Nordio ha deciso di non denunciare più il conduttore di Report. Ma la sua supercazzola resta. E noi siamo in grado forse chissà magari di rivelare che...

Sigfrido Ranucci report Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Sigrfido Ranucci è grasso. Stiamo verificando. Comunque la notizia se fosse vera c’è, clamorosa, ce l’ha passata una fonte che dobbiamo verificare ma pare l’abbia a sua volta ricevuta dalla nonna di mio cugino con un principio incipiente di Alzheimer galoppante che era andata a sentire Piero Pelù al concertone del primomaggio: c’è l’ultimo bottone della camicia di Ranucci che ha fatto causa a Sigfrido per mancato rispetto del salario minimo causa inutilizzo. “Ma non è colpa mia, vedi che cocomero che ci ho sotto la camicia”. E l’ultimo bottone, scettico: uhm, sto verificando.

Sigfrido in arte Sigurd marca nuovi territori del giornalismo altissimo, purissimo, levissimo, a panza dritta, senza padrini, senza padroni e senza informazione, si è spinto oltre le sconfinate pianure del gossip, oltre le infinite possibilità della stessa intelligenza artificiale: la AI rende indistinguibile ciò che è da ciò che non è, fa possibile l’irreale e improbabile il vero; io per dire posso millantarmi quale l’Uomo Ragno che non sono e dire ma sì, sono proprio io, guardami su TikTok; oppure posso davvero essere il Goblin che mi si contesta di essere ed eccepire no no, ma quello mica sono io, è l’intelligenza artificiale, sono una vittima, mi vogliono distruggere, vi querelo a tutti.

E questo non luogo dove niente è sicuro perché tutto è possibile nell’impossibilità, dove non c’è più separazione tra vero e falso così come tra bene e male, tutt’al più tra male e peggio, è precisamente il pandemonio, il regno dei diavoli, non per niente i creatori di intelligenza artificiale dicono, tutti, indistintamente: è il male, è il demonio. Salvo aggiungere: quella degli altri, la mia invece è tecnologia buona e vi salva. Ma non è buona, nessuna è buona. Tant’è vero che questi demiurghi mettono tutti, invariabilmente, le mani avanti (sembrano Ranucci) allo stesso modo: non fidatevi, privilegiate l’istinto, siate creativi. Cioè l’opposto di ciò che l’intelligenza artificiale fa.

Sigfrido però è andato oltre, ha spalancato tutte le sue porte. La sparata del povero Nordio insinuato alla vista degli 80 anni quale puttaniere compulsivo da ranch, segna nuovi orizzonti della scienza e della tecnica e anche della deontologia. Perché poche balle, questo si voleva dire ipotizzandolo frequentatore dei ranch uruguagi del marito della Nostra Signorina della Grazia Ricevuta. Dopodiché il nostro Sigfrid si protende con balzo felino là dove nessuna IA ha osato spingersi: “stiamo verificando”, che è la versione attuale del vecchio, glorioso “qui lo dico e qui lo nego”. Ranucci, da consumato professionista, conosce benissimo l’effetto ringhiera o portineria, quel sottile venticello che è la calunnia, “sì, d’accordo, sarà un pettegolezzo, una invenzione, una roba da non credere, però intanto lo dicono…”. E se lo dicono, qualcosa ci resta sempre appiccicato. Sapendolo, il nostro eroe tira il sasso e poi s’infila il guanto: “Stiamo verificando”.

Eh, ma a questa stregua so’ boni tutti e si può letteralmente far passare di tutto, qualche esempio: “Francesca Albanese è una colona, anzi una rabbina” (stiamo verificando); “dietro Garlasco c’è il Blasco” (stiamo verificando)”; “WannaMarchi spaccia nei parchi” (stiamo verificando); “Nicole Minetti è una monaca di clausura” (stiamo very ficando); “al Fatto Quotidiano sono garantisti e hanno i conti più floridi di uno sceicco” (non stiamo verificando perché quelli appena gli fai le pulci s’incazzano, loro possono farle a tutti ma sui Conti non transigono, per loro garantiscono loro, come i giudici. Ops!); “Maurizio Landini è uno stakanovista, odia gli scioperi e non li userebbe mai per far carriera nel Pd” (stiamo verificando); “Donald Trump di vero cognome fa Douglas, è un discendente spurio del marchese di Queensbury” (stiamo verificando); “Mattarella non voleva firmare la grazia per Minetti, ci ha pensato cento volte ma alla fine lo ha convinto Putin che era amico di Berlusconi” (stiamo verificando); “Ilaria Salis è stata consulente di Giorgia Meloni per il piano casa” (stiamo verificando); “dietro il piano Calergy e l’agenda 2030 ci sta la Famiglia del bosco” (stiamo verificando); “Jannik Sinner è il figlio illegittimo di Rita Pavone” (stiamo verificando); “tutte le canzoni dei Sex Pistols le ha scritte Sal da Vinci” (stiamo verificando).

Dobbiamo continuare o è chiaro il concetto? Il bottone di Ranucci che fa causa a Ranucci è puro delirio ma con la postilla “stiamo verificando” acquista fondamento, si può sparacchiare qualsiasi assurdità, boutade o carognata, ogni voce pazzesca diventa attendibile, tanto è vero che la stanno verificando, e se pure è inattendibile intanto è venuta fuori, con quel che ne consegue.

Come volevasi dimostrare: siamo al pandemonio di sistema e stupisce che l’Ordine, il sindacato, tutte le istituzioni preposte di fronte ad una provocazione clamorosa come quella di Ranucci chez Berlinguer non abbiano fatto un plissè (stiamo verificando, ma non si trova neanche una timida obiezione): al contrario, la sinistra in blocco, dai 5 Stelle al piddinismo antagonista, ha subito portato il leggiadro Sigrfido in processione in fama di martire. Il ragionamento è spettacolare: giù le mani dal giornalismo libero e indipendente, è Nordio che è un maiale (o peggio: non vogliamo neppure immaginare fin dove possano arrivare le suggestioni da ranch) e deve discolparsi. Da cosa? Da un sospetto per ammissione sconosciuto a chi l’ha manifestato (“stiamo verificando, seguiamo una pista”, sì: la pista dei go-kart).

Siamo, anzi torniamo, rifluiamo sempre a Kafka: “Qualcuno doveva aver diffamato Josef K., perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato”. Il che significa che rifluiamo sempre ad Enzo Tortora, “se l’hanno arrestato qualcosa avrà pur fatto”, come diceva ignobilmente quella sopravvalutatissima snob della Camilla Cederna; o a Garlasco, per cui Alberto Stasi a quanto pare è rimasto colpevole 17 anni “senza che avesse fatto nulla di male” e pure adesso che i giudici ci ripensano, lo scagionano, quelli che non accettano la mala parata delle loro certezze lo vorrebbero ugualmente colpevole, responsabile, per una curiosa usucapione dell’accusa.

Ma sì, si è fatto quasi 20 anni, che stiamo a revisionare ancora? Tanto c’è abituato, se ha scontato se lo merita e poi lo vedi che occhi di ghiaccio che ha.
Tanto verificheremo. Con calma, senza esagerare. “Verificando, io t’incando”, per cantarla come Malgoglio. Insomma è l’innocente che deve discolparsi dalla polpetta avvelenata, dalla mela di Biancaneve, nel capolavoro dell’inversione dell’onere non della prova ma del vaneggiamento, della malevolenza, del venticello mefitico. Perfino Sigrfido alla fine l’ha ammesso, naturalmente di straforo e con la solita spocchia d’ordinanza: “Sì, vabbè, mi cospargo il capo di cenere, sono caduto in un eccesso ma stiamo verificando”. Come dire: tanto ho ragione io.  E va bene, se questo dev’essere il gioco prendiamone atto, ma sia chiaro che è un gioco losco, al confine del ridicolo e che almeno certi martiri in fila per tre col resto di due non vengano a rompere i coglioni con la macchina del fango, la merda nel ventilatore e tutte le cosette che praticano loro per primi.

Comunque all’inizio scherzavamo, Sigfrido è magro come un’acciuga, un figurino, una silfide, ed è un grandissimo pezzo di giornalista. Stiamo verificando.

Max Del Papa, 5 maggio 2026

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