Cronaca

Bombe con bulloni da 200g: i No Tav volevano ammazzare i poliziotti

Scontri ai cantieri di San Didero e Chiomonte in Val di Susa. Un agente della Digos ha rischiato di perdere un occhio

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Nelle notti del 6 e 7 dicembre, la Val di Susa è stata teatro di violenti scontri tra gli attivisti No Tav e le forze dell’ordine. La protesta, partita dal presidio di San Didero, ha raggiunto l’area del cantiere della Torino-Lione utilizzando percorsi alternativi attraverso i boschi, violando le ordinanze comunali emesse per bloccare questi accessi. Una cinquantina di manifestanti ha lanciato bombe carta, pietre e fuochi d’artificio contro le cancellate e gli agenti a protezione del sito. I disordini a San Didero sono durati circa trenta minuti, obbligando la polizia a rispondere con l’uso di idranti e lacrimogeni. Nessun ferito grave è stato registrato nella notte tra sabato e domenica. La tensione è però continuata anche domenica sera nel cantiere di Chiomonte, con episodi simili.

Ferito un funzionario della DIGOS

Durante gli scontri, un funzionario della DIGOS è rimasto ferito al volto. Secondo le dichiarazioni di Luca Pantanella, rappresentante del sindacato di Polizia FSP, il poliziotto ha rischiato di perdere un occhio. Ancora una volta i NO TAV ASKATANUTENSI….. si sono resi protagonisti dell’ennesimo attacco deliberato ed organizzato al cantiere dell’ alta velocità. Anche questa volta sono arrivati ben armati di bombe carta con bulloni e chiodi ed oltre a quelle hanno iniziato il lancio di pietre pesanti 5kg a mezzo di rudimentali catapulte usando gli alberi come pilastri. Per chi ancora vuole credere che siano l’espressione della libera democrazia ribadiamo che sono criminali che vogliono uccidere il poliziotto perché rappresenta lo Stato”. Il risentimento è tanto. Stasera un funzionario è stato ferito al volto, con il rischio che pochi cm lo avrebbero potuto rendere invalido. Riteniamo inutili gli attuali mezzi come idranti e lacrimogeni per i quali questi delinquenti sono tranquillamente addestrati e preparati, chiediamo l’uso di proiettili di gomma non possiamo restare inermi a fare da bersaglio per poi contare i feriti”.

Pantanella si aspetta una risposta della politica: “Ringraziamo il Sindaco di Torino che ancora permette a questi criminali di restare nella loro base operativa a preparare i prossimi assalti, anche questo ferito è da mettere in conto su tutti quelli che coprono e fanno finta di nulla giustificando la dottrina violenta di Askatasuna, giunta Comunale di Torino compresa”.

L’impatto sugli automobilisti e sulle infrastrutture

A causa dei disordini, le autorità hanno deciso di chiudere temporaneamente l’autostrada Torino-Bardonecchia per evitare situazioni di pericolo per gli automobilisti. La decisione è stata presa dopo che diversi lanci di oggetti provenienti dal perimetro del cantiere si sono avvicinati alle carreggiate. La chiusura ha provocato problemi alla circolazione, in un’area già al centro di polemiche per le interferenze tra le proteste e le infrastrutture esistenti. Le necessità di sicurezza hanno inoltre riportato alla memoria episodi passati legati alla lunga e continua opposizione alla linea ferroviaria ad alta velocità.

La tradizionale marcia dell’8 dicembre

Come di consueto, le proteste si intensificano in prossimità dell’8 dicembre, data simbolica per il movimento No Tav. Quest’anno ricorre il ventennale dello sgombero dell’area di Venaus nel 2005, episodio che ha segnato una svolta storica nella lotta contro la Torino-Lione. In memoria di quell’evento, oggi pomeriggio gli attivisti daranno il via alla marcia da Venaus verso San Giuliano, dove è stato allestito un nuovo presidio permanente. Alcuni rappresentanti di amministrazioni locali, contrarie al progetto Tav, hanno annunciato la loro partecipazione alla manifestazione.

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