Cronaca

“Bombe piene di chiodi, agente ferito ai genitali”. L’orrore di Bologna, Lepore si vergogni

Mentre poliziotti finiscono feriti da ordigni artigianali, il sindaco parla di “gestione muscolare”: quando la politica fa finta di non vedere la violenza reale

lepore maccabi virtus (2) @ Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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I fatti sono tristemente noti. Ieri sera a Bologna, mentre dentro il PalaDozza la Virtus alzava la palla a due contro il Maccabi Tel Aviv, fuori andava in scena tutt’altro spettacolo: l’ennesima guerriglia urbana mascherata da manifestazione. Altro che “protesta pacifica”: bombe carta, fumogeni, cassonetti rovesciati, materiale dei cantieri strappato e trasformato in armi improvvisate. Ma non solo, ci arriveremo. Uno scenario già visto in troppe città italiane, sempre con gli stessi protagonisti e con le stesse dinamiche. Il mondo pro Pal, quello coccolato dalla sinistra.

Da giorni il Comune aveva alimentato tensioni chiedendo di spostare la partita, come se la responsabilità dell’ordine pubblico non spettasse a chi deve garantirlo, ma a chi alza le mani di fronte ai soliti professionisti del caos. Il governo, con il ministro Piantedosi, ha invece fatto la cosa più semplice e più normale: la partita si gioca. Punto. E così è stato.

Quando il corteo — migliaia di persone, molte venute con tutt’altro obiettivo che non fosse il tifo sportivo — ha provato a muoversi da piazza Maggiore verso il palazzetto, la polizia era lì. Non per provocare, ma per evitare che quel chilometro scarso diventasse un corridoio di devastazione. All’inizio è stato tutto sotto controllo. Poi, come prevedibile, sono partite le bombe carta. A quel punto gli agenti hanno fatto ciò che chiunque si aspetta da uno Stato serio: usare gli idranti e tenere la linea.

Niente cariche, nessuna caccia indiscriminata. Solo contenimento. Ma questo non ha impedito alla situazione di degenerare, perché i gruppi più violenti si sono dispersi nelle strade creando piccoli focolai di guerriglia in più punti della città. Cassonetti bruciati, barricate improvvisate con pietre, barriere, perfino bagni chimici sottratti ai cantieri del tram. Diverse auto parcheggiate sono state danneggiate. Scene che ricordano più una zona di conflitto che il centro di una città europea in una serata di sport.

Ma attenzione al racconto di Domenico Pianese, segretario del Sindacato di Polizia Coisp: “Ieri sera, durante la manifestazione contro la partita Virtus-Maccabi a Bologna, sono state lanciate numerose bombe carta imbottite di chiodi: un poliziotto è stato colpito ai genitali, un altro è rimasto gravemente ferito a un piede. Questo non è più dissenso, ma strategia del terrore. La predisposizione di simili strumenti offensivi dimostra chiaramente la volontà di causare lesioni anche gravi alle Forze dell’Ordine. Questi delinquenti travestiti da manifestanti cercano la tragedia, e la cercano scientificamente sfruttando ogni occasione, per trasformare le strade in campi di battaglia”. Avete capito? Bombe carta riempite di chiodi. Vi sembra normale?

Una degenerazione senza freni, come sottolineato dallo stesso Pianese, e a rimetterci sono sempre donne e uomini in divisa. Anche in questo caso il bilancio parla chiaro: è salito a 14 il numero dei feriti tra le forze dell’ordine. Non ci sono al momento dei fermati e le persone identificate sono 15. Un numero che potrebbe salire perché sono al vaglio, riferisce la Questura, numerosi filmati relativi a ieri sera.

La polizia è stata costretta a usare idranti e lacrimogeni in vari momenti per impedire l’assalto al PalaDozza. E infatti il palazzetto, pur blindato, mostrava diversi posti vuoti: gli spettatori hanno dovuto superare controlli, cordoni e la zona rossa attiva dalle 13 — un lavoro enorme della Questura, che ha garantito che la partita si disputasse senza incidenti all’interno. Nel frattempo, negozi chiusi, residenti bloccati e studenti impossibilitati a rientrare nelle proprie case. Bologna, per una notte, trasformata in un teatro di disagi e violenze.

“Ieri sera a Bologna, ancora una volta, abbiamo assistito all’ennesima situazione in cui, da una parte, c’erano persone che cercavano solo un volgare pretesto per mettere in scena la consueta inaccettabile violenza; dall’altra, le forze di polizia che si sono confermate baluardo dei valori di autentica democrazia. Valori non certo sbandierati solo a parole, ma difesi con equilibrio e professionalità. La mia solidarietà va ai quattordici agenti che sono rimasti infortunati e confido che gli accertamenti in corso assicurino alle proprie responsabilità gli autori delle violenze, tra cui quindici persone già identificate”: queste le parole del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Il titolare del Viminale ha poi aggiunto: “Ancora una volta – aggiunge – è stato impedito aduna minoranza rumorosa di professionisti della violenza di condizionare la libertà di tutti. Il nostro Governo non lo consentirà mai. Agli operatori impegnati sul campo, al prefetto e al questore di Bologna vanno tutto il mio apprezzamento, il mio pieno sostegno e il mio più sincero ringraziamento per la fermezza e l’equilibrio dimostrati nell’occasione”.

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E Lepore che fa? Si presenta davanti ai microfoni e, come ormai da manuale, punta il dito contro il Viminale. Secondo lui, le responsabilità sarebbero tutte del ministro Piantedosi e di una gestione dell’ordine pubblico “muscolare”. Già, perché per Lepore la colpa è sempre altrove. Il sindaco attacca sostenendo che ci sarebbero state “scene di guerriglia che si potevano evitare”, e arriva a parlare di “una gestione dell’ordine pubblico sconsiderata da parte del Ministero dell’Interno”, accusando il ministro di aver “sovvertito l’orientamento del Comitato per l’Ordine pubblico della città di Bologna”. Una narrazione comoda, che però lascia fuori un dettaglio: Bologna è da anni terreno fertilissimo per chi cerca lo scontro e questo non è certo colpa del governo.

Lepore insiste dicendo: “Avevo chiesto di usare la testa e non i muscoli” e accusa il Viminale di aver trasformato una partita di basket in un “caso politico”. Ma il punto è un altro: quando migliaia di incappucciati arrivano in città con l’unico obiettivo di devastare, l’ordine pubblico non lo garantisci con gli appelli al dialogo. Lo garantisci con le forze dell’ordine, che hanno fatto esattamente ciò che dovevano fare. Poi il sindaco prova a correggere il tiro. Ammette che “le scene di ieri sono state mosse da un gruppo di alcuni migliaia di violenti” e che “sono venute da fuori Bologna diverse migliaia di persone che incappucciate si sono scontrate con le forze dell’ordine tutta la serata”. E allora viene da chiedersi: se davvero sapeva tutto questo, perché continua a prendersela con il ministro invece di riconoscere che senza un presidio rigoroso la città sarebbe sprofondata nel caos totale?

Lepore ringrazia gli agenti — “li ringrazio, esprimo vicinanza agli agenti che sono rimasti feriti” — ma lo fa dopo averne criticato la gestione. E chiude celebrando la Bologna “pacifica”, dicendo che “ringrazio anche i cittadini e il Movimento per la pace che non c’era”. Insomma: i buoni bolognesi da una parte, i “violenti da fuori” dall’altra e nel mezzo un sindaco che se la prende col governo invece di fare autocritica sulla vulnerabilità di una città che amministrata così diventa una calamita per le frange più estreme. La verità è che mentre Lepore gioca alla politica, le forze dell’ordine hanno passato ore a impedire che Bologna venisse messa a ferro e fuoco. E questo sì, meriterebbe un grazie meno svogliato e un po’ più convinto.

Franco Lodige, 22 novembre 2025

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