Breve guida per non farsi fregare sulla riforma dei giudici

La separazione delle carriere sta già creando due propagande. Ma forse la verità non sta né da una parte né dall'altra

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carlo nordio senato 2

Da una parte: “Con la separazione delle carriere vogliono realizzare il progetto della P2.” Dall’altra: “Sulla separazione delle carriere era d’accordo anche Falcone”.

Dove sta la verità? Potremmo dire nel mezzo. Perché sì, è assolutamente vero che nel piano di rinascita democratica di Licio Gelli era prevista la separazione delle carriere per giudici e magistrati, ma potremmo dire che erano previste, ad esempio, anche la riduzione del numero dei parlamentari e l’abolizione delle province, riforme costituzionali già attuate, senza che nessuno scomodasse rievocazioni scomode.

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Inoltre, questo il vero punto importante, la riforma delle carriere per la P2 non era un atto sic et simpliciter, ma si accompagnava ad un’altra riforma costituzionale della giustizia, ancora più incisiva, quella cioè che prevedeva la subordinazione del CSM al Parlamento, cui avrebbe dovuto rispondere direttamente. Questo combinato disposto, avrebbe effettivamente reso la parte inquirente della magistratura succube del potere politico. Che è lo spettro che in molti agitano e che è esattamente il rischio che Falcone ventilava, quando auspicava sì una separazione delle carriere per giudici e magistrati, purché la magistratura mantenesse una propria indipendenza.

Nella riforma per cui si andrà a votare, però, non solo non vi è alcun punto che preveda l’indebolimento dell’indipendenza della magistratura, ma questa indipendenza viene espressamente ribadita.

Piccola chiosa, consentitemela: che si reclami la volontà di preservare l’indipendenza della magistratura dalla politica, quando tutto ciò che è emerso dallo svelamento del sistema Palamara ha concretamente mostrato come questa indipendenza sia solo sulla carta e totalmente compromessa nei fatti, mi pare un pare un po’ grottesco.

Guglielmo Mastroianni, 3 novembre 2025

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