Venerdì scorso, nel corso de L’aria che tira, condotta su La7 da David Parenzo, tra gli ospiti ostili alla riforma della Giustizia portata avanti dalla maggioranza di governo è calato il gelo.
Ciò è successo quando lo stesso Parenzo, che probabilmente non aveva letto con attenzione tutte le tabelle del sondaggio realizzato per la rete di Urbano Cairo da Izi, ha messo in evidenza il grafico riassuntivo del medesimo sondaggio, in cui ben il 70,9% degli italiani sarebbero favorevoli alla succitata riforma Nordio.
Trovandosi in evidente difficoltà, il conduttore ha provato timidamente a sostenere che forse questa preponderanza di cittadini propensi a votare sì nell’eventuale referendum confermativo – che vorrei ricordare non necessita di alcun quorum – contiene una forte componente emotiva.
Tra l’altro poco prima, come per aggiungere un ulteriore elemento tragicomico alla posizione barricadera, e direi alquanto autolesionistica, adottata da Partito democratico, Debora Serracchiani stava sparando a palle incatenate contro questa importante riforma costituzionale, sostenendo testualmente “che non si racconti che la riforma della Giustizia non serve ai cittadini, perché la riforma della Giustizia ai cittadini non serve per niente.
Peccato che, come giustamente riporta Il Foglio con dovizia di particolari, “Cinque anni fa, quando Maurizio Martina correva per la segreteria del Pd, nel suo programma c’era scritto nero su bianco: ‘Il tema della separazione delle carriere appare ineludibile per garantire un giudice terzo e imparziale’.
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A sottoscrivere quella mozione non furono esponenti di destra, ma una lunga lista di dirigenti democratici che oggi siedono ancora in Parlamento: Alessandro Alfieri, Mauro Berruto, Graziano Delrio, Vincenzo De Luca, Andrea De Maria, Lorenzo Guerini, Simona Malpezzi, Matteo Mauri, Matteo Orfini, Valeria Valente, Dario Parrini, Francesco Verducci e – per l’appunto – la stessa Debora Serracchiani”, ossia l’attuale responsabile della Giustizia del Pd.
Ora, possiamo comprendere che in politica sia abbastanza normale cambiare idea, almeno entro certi limiti, ma considerando che la nostra eroina ha svolto a lungo la professione di avvocato, il suo radicale voltafaccia depone veramente molto male sul piano della credibilità personale.
D’altro canto, sebbene non sia sempre scontato che la maggioranza abbia sempre ragione su qualsiasi argomento – ed è proprio per questo che esistono limiti costituzionali all’azione di qualunque maggioranza, tuttavia, dato che le sentenze vengono sempre emesse in nome del popolo italiano, è evidente che qualcosa di sostanziale andava fatto, sempre in nome e per conto dello stesso popolo italiano.
Claudio Romiti, 2 novembre 2025
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