Cronaca

Bruzzone sulla famiglia nel bosco, solita orazione colpevolista

roberta bruzzone famiglia nel bosco Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Lunedì scorso, durante il programma pomeridiano condotto su Rai1 da Alberto Matano, si è parlato della situazione kafkiana della cosiddetta famiglia nel bosco. Roberta Bruzzone, interpellata dal conduttore, ha espresso senza contraddittorio una dura requisitoria contro Catherine Birmingham – mamma dei tre bambini rinchiusi in una casa famiglia -, sua zia e sua madre, che hanno attraversato il mondo per portare conforto ai loro cari, finiti nel tritacarne della nostra burocrazia giudiziaria.

Dopo essere stati mandati in onda due servizi ben fatti dall’inviato di Rai1, in cui le due strette consanguinee di Catherine hanno espresso tutta la loro preoccupazione, sottolineando il crescente disagio dei loro piccoli nipoti e paragonando la struttura in cui sono confinati ad un carcere, soprattutto nella percezione di tre bambini che hanno vissuto da sempre in una condizione bucolica insieme ai propri genitori. Ma la criminologa non si è fatta assolutamente intenerire da tutto ciò, considerando che sono quasi tre mesi che la famiglia Birmingham/Trevillion si trova in questa drammatica condizione e dichiara: “Io non credo che questo tipo di atteggiamento, che questo tipo di dichiarazioni possano essere – riferendosi alle impressioni espresse ai microfoni dalla nonna e dalla zia – favorevoli in questo tipo di clima. Io credo che questa donna, Catherine, abbia bisogno di qualcuno che che l’aiuti a confinare, a contenere degli aspetti della sua personalità che, ad oggi, hanno creato il presupposto per la situazione che stiamo descrivendo.”

A questo punto Matano, che è sembrato molto perplesso di fronte alle parole impietose della Bruzzone, le domanda: “Quindi, è tutta responsabilità della madre?”
“In base agli atti che ho potuto esaminare – risponde Bruzzone in versione Zaratustra -, sulla scorta del profilo che – essi – hanno in qualche modo evidenziato nell’uno e nell’altro genitore, indubbiamente il soggetto più rigido e più ancorato a determinate posizioni, anche a discapito del benessere dei minori, è questo il sospetto del Tribunale, sembra essere la figura materna.” Pertanto, come nei più feroci regimi dittatoriali del presente e del passato, secondo la Bruzzone basterebbe un semplice “sospetto” per devastare una famiglia non abusante che viveva felice in un bosco dell’Abruzzo, facendola sprofondare in una oscura palude di perizie e di carte bollate.

Ora, al di là di una vicenda che, come hanno osservato alcuni opinionisti un tantino più ragionevoli, ci sta esponendo, come Paese, in maniera a dir poco imbarazzante, io come utente che pago il canone Rai non accetto che vengano messe in onda simili dibattiti a senso unico. Dibattiti in cui è spesso protagonista la stessa Bruzzone, le cui perentorie e spesso apodittiche affermazioni vengono divulgate senza alcun contraddittorio dal servizio pubblico. E a nulla serve cambiare canale, in quanto le sue indigeste orazioni colpevoliste vengono, ahimè, finanziate anche con i miei quattrini e con quelli di tutti coloro, e credo siano in tanti, che proprio non apprezzano la strabordante aggressività intellettuale della Bruzzone. Parafrasando il Oscar Luigi Scalfaro, presidente della Repubblica in uno dei momenti più turbolenti della seconda Repubblica, mi verrebbe da dire: “Io non ci sto!”.

Claudio Romiti, 11 febbraio 2026

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