Bucha, è cominciata la caccia al “negazionista”

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Nell’epoca oscura del pensiero politicamente corretto, alias pensiero unico, va sempre più di moda etichettare chiunque non si allinei alla visione dominante con il marchio di “negazionista”.  In tal senso mi ha particolarmente colpito un recente articolo pubblicato sul Quotidiano Nazionale dal suo direttore, il solitamente equilibrato Michele Brambilla, il cui titolo già la dice lunga sul suo contenuto: “Il mostro antico del negazionismo. Quelli che a Bucha chissà chi è stato”.

Ripensando a ciò che ancora stiamo vivendo con la più controversa pandemia della storia mondiale, che da noi ha strutturato una soffocante ortodossia di stampo medievale, verrebbe da esclamare: ci risiamo!

Già dalle prime righe il nostro sembra perfettamente in sintonia con il suo titolista, con queste stupefacenti parole: “Ma come si fa, di fronte alle immagini di Bucha e ora anche di Borodyanka e Irpin, a dubitare dell’orrore di una guerra che, comunque sia, l’ha scatenata Putin? Eppure c’è chi dice no, chi dubita, chi eccepisce e perfino chi nega e dice che è tutta una montatura della propaganda. Ma in base a cosa lo dicono? Che informazioni hanno che noi giornalisti prezzolati dall’Occidente non abbiamo? È che con la guerra è purtroppo tornato pure un altro mostro antico, sempre seducente: il negazionismo.”

Ecco fatto. Anche in questo caso viene mirabilmente riprodotto il sillogismo catastrofista tra l’orrendo spettacolo delle bare di Bergamo, trasportate su camion militari, e una malattia a bassa letalità spacciata per qualcosa di simile alla peste bubbonica.

Solo che al posto del Sars-Cov-2, il nemico mortale, responsabile di qualunque crimine di guerra a prescindere c’è l’esercito russo di Vladimir Putin il dittatore. E così, al pari di chi, pur non negando affatto la presenza di un virus particolarmente cattivo con i soggetti fragili, esprimeva tutta una serie di critiche in merito a molte, discutibili scelte sanitarie, chiunque oggi tenti di analizzare lucidamente alcuni episodi oscuri del conflitto in Ucraina, evitando per l’appunto di accettare per partito preso la narrazione dominante, viene bollato come eretico negazionista.

D’altro canto, lo stesso Brambilla, il quale addebitando a Putin ogni colpa in merito a ciò che accade e accadrà a causa del suo insensato intervento militare, sembra non comprendere affatto la grande differenza che vi è tra responsabilità soggettiva, in questo caso di chi realmente abbia commesso i crimini di guerra, e responsabilità oggettiva, politica e morale.

Oramai vige una realtà manichea a due colori anche per il direttore del QN, dove da una parte ci sono i buoni e dall’altra i cattivi. E tra questi ultimi egli inserisce anche chi semplicemente dubita, come Toni Capuozzo, che Brambilla considera comunque “un eccellente inviato”, o addirittura l’Anpi rea di “voler appurare cosa davvero è avvenuto a Bucha, perché è avvenuto, chi sono i responsabili.”

Ma per il nostro i dubbi non sussistono in quanto ci sarebbero “i filmati satellitari di due settimane fa, quando Bucha era controllata dai russi, e si vedono i cadaveri per strada. E peccato ci siano milioni di profughi: come mai sono scappati da una fiction?”. Ora, se queste sono le prove inconfutabili dei crimini russi, allora non ci resta che ripristinare nel nostro codice di procedura penale la famosa ordalia di stampo medievale, sottoponendo i sospettati di turno alla prova del ferro arroventato.

Claudio Romiti, 7 aprile 2022

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