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La guerra in Ucraina

Bucha, vietato farsi domande. Capuozzo nel mirino: “Frasi pro Putin, revocatelo”

Una associazione chiede la revoca del Premio Ischia per i suoi dubbi sulla strage di Bucha

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Potrebbe apparire uno scherzo. Invece è vero e tutto sommato neppure ci sorprende: siamo il Paese in cui per combattere Putin si colpisce Dostoevskij, in cui si caccia un direttore d’orchestra in cui l’Italbasket si rifiuta di giocare contro la nazionale russa. Dunque perché stupirsi se una associazione chiede di ritirare un premio giornalistico a Toni Capuozzo, storico inviato di guerra, uno che le bombe le ha viste da vicino, solo perché si pone delle domande (semplici, benedette domande) sulla strage di Bucha?

A riferire questa notizia, rilanciata da ilGolfo24.it, è lo stesso cronista. La revoca del Premio Ischia invece l’ha chiesta l’Associazione eco-culturale “Pan Assoverdi Salvanatura” (sì, esatto: eco-culturale) che, “nel rispetto del pluralismo democratico”, pur nutrendo “sentimenti di stima” per lo storico inviato di guerra, lo prende di mira per le parole pronunciate a Quarta Repubblica (guarda qui) lunedì scorso. Le colpe di Toni sarebbero quelle di aver pronunciato “gratuite e surreali dichiarazioni” sulla “falsariga del Cremlino” tese “ad ingenerare dubbi sulla strage di Bucha, compiuta dai soldati russi in Ucraina, benché corroborata dall’Ue, dai funzionari del Trib. Penale dell’Aja, da decine di testimoni oculari, dai mass media di tutto il mondo e da immagini satellitari, pubblicate dal ‘New York Times'”.

Le frasi di Capuozzo avrebbero a tal punto “provocato l’indignazione dei soci” dell’associazione e “di larghi strati dell’opinione pubblica di Ischia” (immaginiamo…), da richiedere la revoca del premio che il cronista vinse nel 2011hanno provocato l’indignazione dei propri soci e di larghi strati dell’opinione pubblica sull’isola d’Ischia. Il tutto per evitare “imbarazzo e sconcerto per la categoria dei giornalisti” (noi, per quanto vale, rientriamo nella categoria e non siamo affatto imbarazzati).

La cosa incredibile è che Capuozzo era considerato un “modello di riferimento di alta credibilità” quando raccontava i conflitti in giro per il mondo. Adesso che avanza dei dubbi e si pone delle domande, presenta video in cui non si vedono corpi, lancia allarmi sul rischio di schiacciarsi sulla propaganda di Kiev, viene messo rapidamente all’indice. Nessuno nega che la Russia sia l’aggressore e l’Ucraina l’aggredita. Il punto è la ricerca della verità, che non ha bandiere. In questo mondo dominato pensiero unico e dai suoi giornali, porsi degli interrogativi diventa un gesto quasi rivoluzionario. Perché ormai finire dalle stelle del premio giornalistico alle stalle del putinismo è un attimo. Il passo è breve. Dal canto suo, Capuozzo risponde come sa. “Pronto a restituirlo. Datemi il tempo di ritrovarlo. – dice – DHL va bene? Chiedo solo piccola rettifica: non erano frasi pro Putin. Pro ricerca della verità, piuttosto”. Colpiti e affondati.