Il passaggio all’anno nuovo è sempre un momento carico di emozione e di significato, caratterizzato da bilanci e attese per il nuovo anno. Le famiglie tornano a ritrovarsi, le città si organizzano in vista dello scoccare della mezzanotte. Mi auguro che la bella atmosfera della festa non sia rovinata dai consueti facinorosi e che le feste delle piazze non si trasformino per alcuni in momenti di dramma. Mi riferisco chiaramente alle violenze commesse contro ragazze inermi da giovani riuniti in branco. Salutiamo un 2025 davvero intenso: la fine della guerra in Medio Oriente, il perdurare ostinato della guerra in Ucraina e in tante altre parti del mondo, la morte di Papa Francesco, l’elezione di Papa Leone XIV, il Giubileo che vive i suoi ultimi giorni. E poi ognuno inserisce, tra gli eventi mondiali, quelli personali, positivi o negativi, comunque tesoro di esperienze da mettere a frutto.
Il 2025 è stato l’anno venticinquesimo dalla legge sulla parità scolastica e trovo significativo che proprio in questo anno siano arrivati l’esenzione dal pagamento dell’Imu per le scuole paritarie con rette inferiori al costo medio studente e il buono scuola per le famiglie con ISEE inferiore a 30mila euro che scelgono per i loro figli una scuola secondaria paritaria di primo grado o il biennio del secondo grado. Ognuno traccerà il bilancio del 2025 e si aprirà al 2026 con propri sentimenti di attesa e di fiducia. Quello che io auguro a tutti è quello di trovare un significato alla propria vita nella responsabilità verso se stessi e verso gli altri e che questo significato apra a sentimenti di speranza. Non viviamo certo un’epoca facile: a mio avviso, però, è assolutamente necessario ritrovare le ragioni dell’umanità, dell’apertura e dell’attenzione agli altri, in modo che i tanti problemi che caratterizzano la nostra epoca siano affrontati secondo prospettive buone, pronte a trovare soluzioni nella collaborazione trasversale.
Il mondo della politica e quello delle Istituzioni sono chiamate a questo, a dare il buon esempio, soprattutto ai giovani e alle loro famiglie che spesso non dispongono degli strumenti non solo economici ma soprattutto culturali per affrontare l’epoca nella quale siamo chiamati a vivere e a dare il nostro contributo. Allora il mio augurio per il 2026 è proprio quello della responsabilità nel sentimento della comune umanità, perché la storia può davvero prendere un altro corso se sempre più persone si impegnano, anteponendo l’interesse comune a quello di parte, il bene comune all’interesse personale. Il mio augurio per il 2026 si traduce in una chiamata generale alla responsabilità.
Concludo con l’augurio più bello, tratto dal libro dei Numeri, sono le parole che Mosè riceve da Dio per Aronne e gli Israeliti: “Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace”.
Suor Anna Monia Alfieri, 1° gennaio 2026
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© lisegagne tramite Canva.com


