Esteri

“Buuu”, “Come vi permettete?”. Il clamoroso retroscena sulla lite a cena a Davos

La crisi tra Usa e Ue al World Economic Forum: Lagarde che se ne va, il dolce non servito. Tutti i dettagli

Christine Lagarde
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La scena che si è consumata martedì sera a margine del World Economic Forum di Davos ha assunto i contorni di una vera e propria crisi diplomatica in miniatura tra Stati Uniti ed Europa, rivelando tensioni molto più profonde di quanto fosse apparso nell’immediato. Una cena di gala – tradizionalmente pensata come momento di dialogo informale tra leader politici, economici e istituzionali – si è trasformata in un concentrato di nervosismo, polemiche e uscite plateali. Con un finale grottesco: il dolce non è mai stato servito.

L’attacco americano all’Europa

Tutto ha inizio con l’intervento del segretario americano al Commercio, Howard Lutnick, che prende la parola e avvia una critica frontale all’Unione europea. Nel mirino finiscono il Green Deal, definito inutile e fallimentare, il ritardo europeo nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e una crescita economica giudicata insufficiente.

Il contenuto non sorprende più di tanto: sono posizioni ormai consolidate nella nuova amministrazione americana. A colpire, però, è il tono. Secondo diversi testimoni, Lutnick si sarebbe espresso in modo sprezzante, ruvido, privo di qualunque attenzione diplomatica. Non il consueto stile negoziale di Donald Trump, fatto di provocazioni calcolate, ma un attacco diretto e brutale.

Lagarde se ne va, Al Gore esplode

La reazione europea non si fa attendere. Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, visibilmente infastidita, si alza e abbandona la sala. Il suo gesto non resta isolato. Poco dopo anche l’ex vicepresidente statunitense Al Gore perde la calma: indignato per l’approccio di Lutnick, lascia il tavolo urlando dei sonori “buuuh” all’indirizzo del segretario al Commercio e dell’amministrazione Trump in generale.

Secondo le ricostruzioni, come riporta il Corriere, sarebbero stati sei o sette gli esponenti europei ad alzarsi e andarsene, in un crescendo di tensione che ha rapidamente fatto degenerare l’atmosfera.

Urla, accuse e nervi scoperti

A quel punto interviene il segretario all’Energia americano, Chris Wright, che prende la parola urlando contro i presenti: «Come vi permettete di mancare di rispetto al segretario Lutnick? Non sapete che vi state mettendo nei guai».

Le sue parole incendiano ulteriormente la sala. Anche un manager tedesco si alza, rispondendo a tono e dando vita a un confronto acceso che segna definitivamente la rottura del clima conviviale. La cena, di fatto, finisce lì. Gli ospiti iniziano a lasciare la sala, il servizio viene interrotto e il dessert resta in cucina. Un dettaglio quasi comico, che però fotografa alla perfezione l’imbarazzo e la tensione del momento.

Una scena simbolica dei rapporti Usa-Ue

Quanto accaduto a Davos è molto più di un incidente di percorso. È una finestra aperta su ciò che potrebbero diventare, in un attimo, i rapporti tra Stati Uniti ed Europa se le tensioni attuali dovessero sfuggire di mano.

Le divergenze su energia, ambiente, tecnologia e crescita economica non sono più soltanto materia da documenti ufficiali o conferenze stampa: esplodono anche nei contesti informali, dove solitamente la diplomazia cerca di smussare gli angoli.

In questo clima si inseriscono anche i dossier più delicati, come quello sulla Groenlandia e sui nuovi equilibri geopolitici globali. Le prime bozze di intesa arrivano su uno sfondo carico di diffidenza, incomprensioni e distanze non solo politiche, ma anche psicologiche.

A Davos, insomma, non è saltato solo il dolce. È emersa con chiarezza una frattura profonda tra le due sponde dell’Atlantico, che difficilmente potrà essere ricomposta con qualche dichiarazione di circostanza.

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