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Bye bye Pannella, i radicali vogliono il green pass

Erano libertari. Con la pandemia, a quanto pare, i radicali si sono “normalizzati”.

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Da quando il coronavirus ha fatto irruzione nel Paese, tira veramente una brutta aria nella politica italiana. Un’aria particolarmente fetida che sembra aver trasformato il dibattito pubblico in una lugubre ostentazione di rigore sanitario. Anche laddove le attuali norme non impongano di esibire il famigerato green pass, emerge una inquietante tendenza a pretenderlo in molti consessi privati.

È questo il caso dell’XI congresso degli iscritti del Partito Radicale, che si è svolto a Roma dal 29 al 31 ottobre, ai quali è stato imposto l’obbligo di produrre l’abominevole lasciapassare, unitamente ad un documento di riconoscimento. Mi ha segnalato il fatto l’amico Ernesto Caccavale, consigliere generale dello stesso PR, il quale non ha potuto partecipare all’evento, essendosi rifiutato di sottostare ad una prescrizione così dissonante rispetto ai principi di un partito laico per eccellenza.

Principi da cui, secondo un pensiero espresso più volte dal compianto Marco Pannella, che probabilmente si starà rivoltando nella tomba, sono sempre importanti, dal momento che da essi principiano, per l’appunto, cose e accadimenti che coinvolgono la società nel suo complesso.

Ebbene in questo caso, ahinoi, la metamorfosi degli epigoni di Pannella da espressione di un laicismo liberale e libertario a quella di un increscioso talebanismo sanitario rappresenta un segnale a mio avviso devastante. Un segnale che dimostra quanto sia stata profonda la regressione sociale e psicologica provocata non certamente dal Covid-19, bensì da un clima di perenne allarme prodotto da un crescente coacervo di interessi politici e professionali che con la tutela della salute pubblica non hanno mai avuto molto a che spartire.

Spiace rilevare che anche il glorioso Partito Radicale abbia deciso di portare all’ammasso del dogma sanitario la sua lunga tradizione di libertà. Questi sono i tempi e questi sono evidentemente gli uomini.

Claudio Romiti, 2 novembre 2021