Ascolta l'articolo
0:00
/
--:--
A Erri De Luca si perdona tutto, anche posizioni del passato tutt’altro che “moderate”, basti pensare ai sabotaggi contro la Tav, ma non l’opporsi alla definizione di “genocidio” per quanto avvenuto a Gaza. Dopo la sua intervista ai giornali israeliani, infatti, lo scrittore de sinistra è stato segato su Israele: De Luca avrebbe dovuto tenere una prolusione al Festival Salerno Letteratura, in programma dal 13 al 20 giugno, ma gli è stato detto non venire grazie. E tanti saluti.
“La prolusione in un primo momento avrebbe dovuto tenerla Erri De Luca, autore molto letto e altrettanto amato. Ma la prolusione implica una certa identità di vedute con chi te le commissiona, quanto meno rispetto alla più tragica delle evidenze, i morti civili di Gaza”, spiega al Mattino il condirettore artistico della manifestazione, Gennaro Carillo. “La prolusione è l’atto che apre il festival e in un certo senso ne detta la linea. Per questo abbiamo preferito riconsiderare la nostra decisione originaria, anche per evitare strumentalizzazioni. Non c’è nessuna censura: De Luca era invitato comunque, seppure in altra sezione, ma ha preferito declinare”.
E ci mancherebbe altro: doveva venire lo stesso? Gli impedite di tenere una prolusione, perché non condividete il suo pensiero, cosa legittima, tutti sono liberi di invitare chi vogliono, e davvero vi aspettavate che si presentasse lo stesso? Magari con una bottiglia di vino? Eddai. De Luca oggi al Corsera giura di non andare per “motivi personali”, ma dal suo “astenersi” da ogni commento si percepisce che dietro ci sia dell’altro. Di sicuro in fondo Erri De Luca se ne frega. Quando aveva rilasciato quell’intervista se lo aspettava che sarebbe finita così. Gli insulti della “cricca letteraria”, aveva detto, “non m toccano”: “Sono volontariamente isolato dal mondo culturale italiano da un quarto di secolo. Non ho mai accettato di partecipare a premi letterari, né come candidato, né come giudice, né come ornamento. Non mi interessano le piccole conventicole, la politicizzazione a buon mercato delle case editrici. Quando una persona è appoggiata a una parete di roccia, non ha bisogno di un critico letterario che tenga la corda”.
Ancor più nette erano state le sue parole sul sionismo e sul genocidio, che oggi gli sono costate il bollino del nemico dei Pro Pal. “Sionismo è diventato un termine dispregiativo per la politica di Israele. Invece per me è quel movimento politico che ha operato per la costituzione dello Stato di Israele. Sionista è chi crede a questo diritto. Chi parla di una soluzione a due Stati riconosce che uno di questi è Israele. Sionismo non è espansionismo, che invece lo tradisce”, aveva detto Erri De Luca. E sul genocidio: “Se l’obiettivo dell’esercito fosse lo sterminio di un popolo, aveva un bersaglio perfettamente immobile, dato che l’intera popolazione era concentrata dentro la città – aveva spiegato – Il fatto che Israele abbia ripetutamente spostato la popolazione civile, da nord a sud e da sud a nord, per allontanarla dalle zone di combattimento attivo, rende questa accusa vuota. Non si basa su fatti o osservazioni, ma su un chiaro desiderio di insultare Israele e di ferirne la legittimità”.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


