
Alla fine ha fatto bene a scommettere su se stesso. Roberto Occhiuto non solo ha vinto, ma ha stravinto le elezioni regionali in Calabria. Mentre una certa sinistra moralista lo dava già per finito dopo l’avviso di garanzia, lui ha giocato d’anticipo: si è dimesso un anno prima, si è rimesso in gioco e ha raccolto il verdetto più chiaro che ci sia in democrazia — quello degli elettori.
E che verdetto: quasi il 60% dei consensi, venti punti percentuali in più rispetto a Pasquale Tridico. Numeri che non solo migliorano il già solido risultato di quattro anni fa (quando prese il 54,46%), ma spazzano via ogni polemica giudiziaria e politica. Perché alla fine, come ripete Occhiuto da mesi, “nessuno in un Paese civile dovrebbe dimettersi per un avviso di garanzia”. Appunto.
La giustizia la fanno le urne. A decidere è il popolo, non le toghe. Invece, la sinistra del “campo largo” l’ha attaccato per settimane. Lo accusavano di voler “scappare” dalla magistratura. E invece il governatore ha avuto il coraggio di metterci la faccia, sfidare tutti e lasciare decidere i cittadini, non i giudici. Una lezione di democrazia che a certi salotti radical chic farà fatica andare giù. E Occhiuto, appena confermata la vittoria, lo ha detto chiaro e tondo: “Troppe volte le inchieste giudiziarie vengono strumentalizzate per sconfiggere con questa via chi non sarebbe stato sconfitto. Abbiamo impedito questo. Sono orgoglioso dei calabresi che hanno dato grande prova di maturità”.
Dimettersi è stato un azzardo ma è andata bene: “Io ho un rapporto solidissimo con i calabresi, mi conoscono. Se ho fatto quello che ho fatto, è perché avevo contezza di questo, in particolare del fatto che durante la mia gestione non c’è stata alcuna condotta minimamente censurabile – le sue parole a 10 minuti – Tenere le redini della burocrazia non è facile, in Calabria è ancora più complicato. L’effetto delle inchieste giudiziarie è che spesso ti vedono come un amministratore dimezzato o azzoppato e nessuno ti viene dietro. Ora sapranno che sarò il loro presidente per cinque anni e i funzionari e i dirigenti della Regione lavoreranno di buona lena come nei quattro anni precedenti”. Una cosa è certa, non ci sarà alcun passo indietro in caso di nuovo avviso di garanzia: “Non ci penso nemmeno. Io non mi sarei dimesso, in un Paese civile le inchieste giudiziarie fanno il loro corso e non vengono strumentalizzate da chi vuole conseguire un risultato politico, sconfiggendo chi non riesce a sconfiggere elettoralmente. Non ho nulla da tenere”.
Dunque per la prima volta un governatore uscente viene riconfermato in Calabria. Un record. Ma soprattutto un segnale: i calabresi vogliono continuità, concretezza, riforme. Non promesse assistenzialiste da libro dei sogni. Occhiuto ha battuto per tutta la campagna su un concetto forte e chiaro: “In 4 anni di più che in 40”. Sanità risanata, nuovi ospedali in arrivo, commissariamento verso la fine, miliardi di euro sbloccati per infrastrutture, tagli agli sprechi e ai carrozzoni regionali. Non è solo propaganda: è un modello amministrativo alternativo alla cultura della dipendenza e della rassegnazione che ha bloccato la Calabria per decenni. Gli elettori hanno premiato chi ha lavorato con impegno, serietà e avendo una visione per il futuro della propria terra. Con buona pace dei fan degli avvisi di garanzia e dello schema che ha permesso alle Procure di diventare potenti, se non decisive.
E il paragone col programma del “campo largo” fa sorridere. Lo ha detto lo stesso Occhiuto, con una stoccata elegante ma precisa: “Reddito di dignità, assunzione di 7000 forestali, 3000 Lsu, l’abolizione del bollo… dimostravano che avevano in mente una Calabria che per fortuna non esiste più perché si sta affrancando dall’assistenzialismo”. Tradotto: mentre il centrodestra propone modernizzazione, la sinistra continua a parlare il linguaggio del clientelismo e del reddito facile. E i calabresi, per fortuna, non ci stanno più.
Occhiuto ha atteso i risultati nel suo quartier generale a Gizzeria, circondato dai vertici di Forza Italia: Antonio Tajani, Licia Ronzulli, Alessandro Cattaneo. Un clima da festa vera, dove si è respirata l’aria del riscatto. Dopo aver ringraziato il suo avversario Tridico per gli auguri, Occhiuto ha anche teso la mano: “Collaborare con me in qualsiasi ruolo decida di farlo e a pacificare questa regione dopo una campagna elettorale anche violenta”. Un gesto di maturità, ma senza dimenticare le bordate ricevute. E infatti, nessuna pietà per chi ha provato a delegittimarlo con le carte bollate: ha scelto di rispondere con i voti, non con le denunce. Altro che furbata: è stato un atto di trasparenza politica che oggi gli dà ragione, inchiodando al muro chi pensava di farlo fuori nei palazzi, o peggio, nelle procure.
Occhiuto non si ferma. Nemmeno il tempo di godersi il successo e già rilancia. Venerdì scorso, sui social, aveva anticipato l’agenda di governo per la settimana post-elezioni. Segno che la vittoria non è un punto d’arrivo, ma il trampolino per fare ancora di più. Dopo questa tornata elettorale, non è solo Occhiuto ad uscire rafforzato: è tutto il centrodestra moderato e riformista a trovare nuova linfa. La Calabria, terra storicamente difficile da governare, oggi diventa esempio di stabilità, visione e buon governo. Perché in fondo, come già evidenziato, la giustizia la fanno le urne. E il popolo ha lanciato un messaggio forte, fortissimo.
Franco Lodige, 7 ottobre 2025
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