Calo demografico: il disastro è vicino

Un libro appena uscito del demografo britannico Paul Morland spiega con straordinaria chiarezza la situazione che stiamo vivendo

6.3k 28
morland

L’Italia è un Paese vecchio, lo si sa da molto tempo. È vecchio nel senso che l’età media della popolazione è molto alta perché non si fanno più figli. La questione è enorme, urgentissima, e, se non si trova presto una soluzione, potrà divenire drammatica per il futuro stesso del nostro sistema economico, e non solo. Oltretutto, dato ancora più allarmante, non si tratta di un fenomeno unicamente italiano ma colpisce tutti i Paesi occidentali in maniera crescente e durissima espandendosi via via anche verso i Paesi in via di sviluppo, come un virus: non appena un Paese arriva a un certo grado di benessere, la quantità di figli per coppia tende via via a diminuire.

Un libro appena uscito, del demografo britannico Paul Morland, Senza futuro. Il malessere demografico che minaccia l’umanità (Liberilibri), spiega con straordinaria chiarezza la situazione che stiamo vivendo.

Come scrive Marco Valerio Lo Prete nella bella introduzione al volume, il fenomeno non inizia certo ieri: «Esattamente trent’anni fa, nel 1995, l’Italia diventava il primo Paese al mondo a registrare “lo storico capovolgimento delle popolazioni”, per citare Joseph Chamie, illustre demografo e già direttore della Divisione per la popolazione delle Nazioni unite, cioè “il punto di svolta demografico in corrispondenza del quale i ragazzi di una certa popolazione diventano meno numerosi degli anziani”».

Se è vero che oggi alla demografia si inizia a fare più attenzione (ad esempio è diventato uno degli argomenti più discussi da Elon Musk), non è comunque una priorità nelle agende dei principali governi occidentali. E forse perché se ne sottovaluta ancora la portata. Basterà qui accennare, di sfuggita, ad alcune questioni. In una società in cui ci sono molti più anziani che giovani il sistema pensionistico e le spese per assistenza sanitaria occuperanno necessariamente una quantità crescente della spesa pubblica, impedendo di utilizzare quei soldi magari per ridurre le tasse o per creare un ambiente economico favorevole per lo sviluppo di imprese innovative. Di conseguenza, un Paese che invecchia tende inevitabilmente a essere meno creativo (le innovazioni tendono a venire sempre dai giovani!), ad avere una minora propensione al rischio necessario per investimenti che creino sviluppo e quindi a produrre meno ricchezza. Infatti, ricordiamolo, è la ricchezza ciò su cui si regge l’intero castello politico e sociale di uno Stato, a partire dall’elefantiaco sistema di welfare.

Insomma, il nostro Paese diventa un Paese per vecchi e, leggendo il libro di Morland, capirete come noi siamo l’avanguardia di una tendenza che si sta impadronendo di tutto il «mondo ricco». Il declino demografico impatta in maniera devastante sulla vitalità di un Paese e sulla sua capacità di rinnovarsi, migliorare e produrre benessere. E questo gigantesco problema non è in arrivo, ma è già drammaticamente qui.

Nicola Porro per ilGiornale, 7 luglio 2025

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version