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Camilla Fabri “difensore dei diritti”: chi è l’ex modella italiana promossa da Maduro

Ogni giorno uno sguardo esclusivo sul mondo sudamericano

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Peña Nieto e AMLO sono accusati di aver ricevuto tangenti dal cartello di Sinaloa

Secondo un documento Usa con dichiarazioni dell’avvocato di Joaquín El Chapo Guzmán, Jeffrey Lichtman, sia l’ex presidente Enrique Peña Nieto che l’attuale presidente Andrés Manuel López Obrador avrebbero ricevuto tangenti milionarie dal cartello di Sinaloa. Tutto è stato registrato negli atti giudiziari degli Stati Uniti resi pubblici e che il giornalista David Ordaz ha condiviso ieri sul suo account Twitter. “In che modo Mayo Zambada è riuscito a diventare il più grande trafficante di droga del pianeta? Ti dirò perché: corrompe l’intero governo del Messico, compreso il più alto livello: l’attuale presidente del Messico. E anche quello precedente”, si legge nel documento.

Petro propone ad AMLO un cambiamento della “fallita” politica antidroga Usa

Il presidente colombiano è da oggi in Messico per discutere con AMLO della necessità di un cambiamento nella lotta al narcotraffico in America Latina. “Vogliamo convocare una conferenza dei presidenti del più alto livello latinoamericano intorno a un cambiamento nella politica mondiale sulle droghe”, ha detto Petro. “Perché dobbiamo accettare una politica fallita che sta uccidendo?”, ha chiesto retoricamente poi in riferimento alle politiche antidroga Usa degli ultimi 50 anni. La Colombia produce il 70% della cocaina mondiale e il Messico ne distribuisce il 90% negli Usa.

L’Honduras decreta l’emergenza nazionale per le gang e sospende le garanzie costituzionali

Xiomara Castro ha dichiarato guerra alle bande criminali. Con il provvedimento la presidente ha incaricato le autorità di sicurezza di istituire “stati di eccezione e sospendere le garanzie costituzionali” ove necessario. Nel mirino le bande Mara Salvatrucha MS-13 e Mara Barrio 18.

Díaz-Canel è in Cina per firmare 10 accordi bilaterale strategici con Xi Jinping

Il dittatore cubano è arrivato a Pechino stamattina per una visita ufficiale di due giorni. “È un onore essere di nuovo in Cina, un paese con il quale abbiamo tanti stretti legami. Veniamo su invito dello stimato presidente Xi Jinping, grande amico di Cuba. Ci attendono ore intense, produttive ed entusiasmanti”, ha scritto su Twitter Díaz-Canel appena sbarcato a Pechino dalla Turchia, sua precedente tappa di un tour internazionale lo ha già portato anche ad Algeri e in Russia. Prevista la firma di oltre 10 accordi bilaterali.

L’italiana Camilla Fabri, accusata di riciclaggio dalla nostra Guardia di finanza nonché moglie di Alex Saab, prestanome di Maduro agli arresti a Miami, al tavolo del dialogo in Messico per conto del chavismo

Maduro arriva rafforzato al dialogo in un nuovo scenario internazionale rispetto a un anno fa quando si interruppero i colloqui proprio per l’arresto di Saab. La situazione attuale, segnata dall’invasione dell’Ucraina da parte del principale alleato di Caracas, Vladimir Putin, nonché dalla crisi energetica globale e dall’egemonia della sinistra nel continente, ha riportato il Venezuela a sulla scena internazionale dopo l’isolamento degli ultimi anni. Oggi sarà annunciato lo sblocco di 3 miliardi di dollari di fondi venezuelani congelati dalle sanzioni statunitensi affinché siano utilizzati dal regime per combattere la crisi umanitaria. Washington ha dato l’ok con la mediazione delle agenzie delle Nazioni Unite. Sul tavolo del dialogo anche i permessi per la multinazionale statunitense Chevron di tornare a trivellare in Venezuela.

Il regime ha celebrato lo sblocco del denaro bloccato dalle sanzioni con una magistrale opera di propaganda a vantaggio dell'”architetto della pace, Maduro, insieme al nostro popolo e al Mahatma Gandhi”. La pietra angolare dell’accordo facilitato dalla Norvegia è come e da chi saranno gestiti questi fondi per evitare ciò che quasi tutti temono: che la corruzione sistemica del chavismo si divori i 3 miliardi. Secondo organizzazioni nazionali e internazionali e stretti ex consiglieri economici di Hugo Chávez, la rivoluzione ha infatti sottratto più di 500 miliardi di dollari alle casse statali da quando è salita al potere. “Questa è un’ottima notizia su cui abbiamo lavorato al Forum di pace di Parigi, e continueremo a sostenere questo processo per ottenere risultati concreti a beneficio del popolo venezuelano!” ha detto ieri Macron, il cui intervento è stato decisivo per ottenere la “fumata bianca”.

L’opposizione, dal canto suo, insiste sulla necessità di includere condizioni accettabili per le elezioni presidenziali del 2024. L’intervento di Macron, con l’aiuto dei presidenti della Colombia Petro e dell’Argentina Fernández, ha riavvicinato le due parti. Sinora Maduro non è riuscito a liberare il suo “diplomatico” Saab ma ha imposto l’inclusione nella sua delegazione della moglie, Camilla Fabri, designata “difensore dei diritti umani” su suo mandato. Non è noto che abbia credenziali in questo campo, al di là dell’accusa di riciclaggio di denaro che sta affrontando in Italia.

Paolo Manzo, 26 novembre 2022

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