La conquista della Champions League da parte del Paris Saint Germain ha fornito il pretesto ai soliti noti per una intera notte di violenze sistematiche, saccheggi e scontri con le forze dell’ordine. Le strade della capitale francese si sono trasformate in un vero e proprio campo di battaglia: auto incendiate, vetrine sfondate, cassonetti dati alle fiamme, petardi lanciati contro la polizia e persino un tentativo di assalto a un commissariato.
Il bilancio è pesante. Secondo il Ministero dell’Interno, sono state fermate più di 900 persone in tutta la Francia, di cui circa 300 solo a Parigi. Sette agenti di polizia sono rimasti feriti, uno in gravi condizioni con trauma cranico. Si contano più di 200 feriti tra i civili, otto in condizioni gravi, e un morto: un giovane di 20 anni schiantatosi in moto contro barriere di cemento nel caos del traffico provocato dai disordini. Gli episodi non si sono limitati alla capitale: violenze simili hanno colpito Rennes, Strasburgo, Clermont-Ferrand e Grenoble.
I responsabili di questa guerriglia sono quasi esclusivamente migranti di seconda generazione, nati in Francia da famiglie immigrate, prevalentemente dalle banlieue. Questi gruppi, spesso organizzati o legati a sottoculture di quartiere, hanno sfruttato la folla per scatenare il caos: saccheggi mirati sugli Champs-Élysées e intorno al Parc des Princes, lanci di oggetti e razzi contro le forze dell’ordine, incendi dolosi. Non si tratta di tifosi appassionati ma di delinquenti che trasformano qualsiasi evento di massa in un’occasione di vandalismo in una vera e propria sfida allo Stato.
Nonostante il dispiegamento preventivo di oltre 22.000 agenti, la situazione è comunque sfuggita di mano. Il Ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha parlato di derive assolutamente inaccettabili, ma questo copione si ripete puntualmente in città tanto che ormai la popolazione pare assuefatta. Le banlieue, con i loro problemi cronici di integrazione, disoccupazione giovanile e marginalità, riversano in città tensioni gravissime, dimostrando che c’è un enorme problema di fondo nell’integrazione che invece viene tanto decantata dal Governo centrale.
I giovani di seconda generazione coinvolti non rappresentano un modello sostenibile per la Francia ma una sottocultura che rifiuta le regole e vede in qualsiasi occasione di celebrazione un’opportunità per saccheggiare, distruggere e alzare il livello dello scontro con le autorità. I danni? Enormi: negozi devastati, intere cataste di bici carbonizzate di fronte la tour eiffel, strade distrutte. Immagini e personaggi che sembrano venire da Aleppo o da Beirut più che dal cuore dell’Europa. Cittadini terrorizzati che si sono barricati in casa.
Persino le forze dell’ordine, numericamente rilevanti, faticano a contenere fenomeni che si rigenerano dopo ogni grande evento. Dopotutto non sono loro che dettano le regole: se ci scappa il morto nel tentativo di arginare le violenze, chi li ferma più? D’altronde, se questo è ciò che i violenti fanno quando si fa festa, immaginate cosa potrebbero arrivare a fare se si arrabbiassero.
Parigi ha vissuto l’ennesima notte di vergogna e c’è ancora chi volta lo sguardo dall’altra parte e fischietta facendo finta che vada tutto bene. Persino dinnanzi a un caso assurdo di guerriglia urbana perpetrata da giovani di seconda generazione che non accettano i limiti della convivenza civile. E noi, in Italia, abbiamo poco da scherzare. Siamo semplicemente in ritardo di una decina d’anni rispetto a questi fenomeni. Già le avvisaglie ci sono tutte: basti pensare ai capodanni in piazza Duomo a Milano, con le gang di maranza e le loro violenze sulle donne. Tanto da portare il sindaco a non organizzare più l’evento pubblico. Verso che direzione stiamo andando?
Alessandro Bonelli, 1° giugno 2026
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