“Carcere per i genitori”. Il delirio di De Luca sulla famiglia nel bosco

Tra lanciafiamme verbali e ideologia, la politica dimentica i bambini e perde ogni misura

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"Carcere per i genitori":Il delirio di De Luca sulla famiglia nel bosco

Mentre le cronache ci segnalano innumerevoli casi di minori appartenenti a famiglie convenzionali che vanno a scuola con il coltello e che organizzano omicidi e attentanti dinamitardi, il nostro magico sistema di tutela mantiene reclusi da oltre quattro mesi i tre famosi bambini nel bosco. Tre povere creature, a cui è stata allontanata anche la madre, e che probabilmente stanno somatizzando l’enorme trauma a cui sono quotidianamente sottoposti. A tale proposito, si è da poco saputo che i piccoli hanno tutti la febbre alta, tant’è che mamma Catherine ha dichiarato di non riuscire più a dormire, afflitta dall’impossibilità di poterli consolare.

Così ha riassunto in modo lapidario la tragica situazione la psicologa di parte, Martina Aiello: “Nonostante lo stato influenzale e il malessere psicologico, la madre ha potuto vedere i bambini esclusivamente tramite video chiamata, senza possibilità di rassicurarli su quando potranno nuovamente essere riabbracciati. I bambini risultano sofferenti e spenti.” Ebbene, di fronte a questa vera e propria tragedia di ordinaria follia burocratica, ha detto la sua Vincenzo De Luca, ex governatore della Campania, quello che ai tempi del Covid, non usò certamente mezze misure per manifestare la sua ferocia sanitaria, arrivando ad esprimersi in questi termini: “Contro l’irresponsabilità dei no-vax mi rimane solo il Napalm, il lanciafiamme l’abbiamo introdotto.” Lo stesso linguaggio rude il nostro lo ha utilizzato pubblicamente nei riguardi della coppia Trevillion-Birmingham, la cui unica colpa sembra essere quella di aver fatto vivere i propri figli in una condizione lontana dai canoni del mondo d’oggi.

Ecco un significativo passaggio del suo “edificante” discorsetto, riportato in un video da Fanpage: “Io sono fra quelle che darebbe tre anni di carcere al padre e alla madre di quei bambini del bosco, tanto per esser chiari. Ma qualcuno si ricorda che quei due sciagurati non avevano vaccinato i tre bambini? Si ricorda che non li mandavano a scuola, che non gli facevano fare la visita pediatrica, che venivano lavati una volta alla settimana, che vivevano come animali, in un tugurio nel quale non c’era la corrente elettrica e l’acqua calda, o no? E’ chiaro che è un trauma per tre bambini. Ma i responsabili sono quei due, che pensavano di fare la vita bucolica rovinando tre ragazzini che sono stati costretti a non essere vaccinati”.

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Si tratta di una dichiarazione che si commenta da sola e che, a margine, manifesta la passata ossessione di De Luca per i vaccini, visto che apre e chiude il suo intervento con questa parola magica. Possiamo solo dire che, contrariamente a ciò che pensa il pittoresco politico lucano, la responsabilità di “quei due” genitori è solo quella di essersi stabiliti in un Paese nel quale ci sono personaggi che hanno raggiunto importanti incarichi istituzionali, De Luca docet, che ragionano e si esprimono come un qualsiasi cliente di una bettola di quartiere. Solo che in tal caso quest’ultimo, il cliente avvinazzato di una bettola, non avendo alcun peso sul piano della vita pubblica, non potrà mai fare alcun danno sparando a mitraglia le sue bordate qualunquiste e un tantino ciniche.

Claudio Romiti, 31 marzo 2026

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